Intervista ad Antonio Lonardo, avvocato, responsabile di Presidium Debitores per Benevento, Avellino e Salerno ed esperto in materia di crisi da sovraindebitamento. “Serve una rete sempre più forte tra professionisti, istituzioni, banche e scuole per diffondere cultura finanziaria e prevenire le derive sociali della crisi”.

Avvocato Lonardo, lei è responsabile di Presidium Debitores per Benevento, Avellino e Salerno. Qual è oggi la missione principale della rete?

“La missione è rafforzare una rete già molto ampia e radicata sul territorio nazionale. Presidium Debitores è presente in circa 60 circondari di Tribunale in tutta Italia e può contare su una rete di circa 450 gestori. Sono numeri importanti, ma non devono essere considerati un punto di arrivo. Al contrario, rappresentano la base da cui partire per rendere gli Organismi di Composizione della Crisi sempre più accessibili, qualificati e riconoscibili per cittadini, famiglie, imprese e professionisti in difficoltà”.

Perché è così importante rafforzare la rete degli OCC?

“Perché il sovraindebitamento non è un fenomeno astratto. Riguarda persone reali, famiglie che non riescono più a sostenere rate e spese, piccoli imprenditori travolti da crisi di liquidità, professionisti che hanno perso equilibrio economico, cittadini che non conoscono gli strumenti a loro disposizione. Una rete di OCC forte, preparata e capillare consente di intercettare prima queste situazioni, evitando che la difficoltà economica diventi esclusione sociale, disperazione o terreno fertile per fenomeni illegali”.

Gli OCC possono quindi diventare anche strumenti di prevenzione sociale?

“Assolutamente sì. Gli Organismi di Composizione della Crisi non devono essere percepiti solo come strutture tecniche che intervengono quando il debito è già esploso. Devono diventare presìdi territoriali di prevenzione, ascolto, orientamento e legalità. Il loro compito è accompagnare il debitore verso soluzioni previste dalla legge, ma anche contribuire a diffondere consapevolezza sui rischi di una gestione finanziaria disordinata e sulle conseguenze di scelte economiche non adeguatamente valutate”.

Lei insiste molto sul rapporto con le istituzioni territoriali. Che tipo di collaborazione serve?

“Serve una collaborazione stabile con le istituzioni politiche territoriali, con le istituzioni giudiziarie, con il sistema bancario e con il mondo scolastico. Il sovraindebitamento si previene costruendo una rete. I Comuni, le Province, le Regioni, i Tribunali, le banche, gli ordini professionali, le scuole e le università devono essere coinvolti in un lavoro comune. Non basta intervenire quando la crisi è già conclamata: bisogna educare, informare e rendere più semplice l’accesso agli strumenti di tutela”.

 

In che modo le istituzioni bancarie possono contribuire?

“Le banche hanno un ruolo fondamentale. Possono contribuire alla diffusione di una cultura finanziaria più solida, ma anche sostenere percorsi di responsabilità e prevenzione. È necessario favorire un dialogo più maturo tra sistema bancario, professionisti e organismi di composizione della crisi. L’obiettivo deve essere evitare che il debitore venga lasciato solo o che si rivolga a canali informali, opachi o pericolosi. Una corretta informazione finanziaria e un confronto trasparente possono prevenire molte situazioni di deterioramento”.

 E le scuole?

“Le scuole sono decisive. La cultura finanziaria deve partire presto. Molti giovani entrano nella vita adulta senza conoscere davvero il significato di un mutuo, di un prestito, di un tasso d’interesse, di una garanzia, di un rischio d’impresa o di un impegno economico assunto nel tempo. Questo deficit di conoscenza può trasformarsi in fragilità. Portare l’educazione finanziaria nelle scuole significa rafforzare la cittadinanza consapevole e prevenire il sovraindebitamento prima ancora che si manifesti”.

Ha richiamato anche il principio di legalità. Qual è il legame con il sovraindebitamento?

“Il legame è profondissimo. Quando una persona o un’impresa si trova in una condizione di grave difficoltà economica, può diventare vulnerabile. Se non conosce gli strumenti legali a disposizione, se non sa a chi rivolgersi, se non trova ascolto nelle istituzioni, rischia di cadere nelle mani dell’usura o di circuiti di credito illegale. Rafforzare gli OCC significa rafforzare il principio di legalità, perché vuol dire offrire una strada trasparente, controllata e prevista dall’ordinamento per affrontare la crisi”.

Possiamo quindi definire gli OCC presìdi di legalità?

“Sì, e credo sia una definizione corretta. Gli OCC sono presìdi di legalità perché consentono di riportare dentro il perimetro della legge situazioni che, se lasciate senza risposta, possono degenerare. Contrastano indirettamente l’usura, aiutano a prevenire l’isolamento economico e sociale, accompagnano le persone verso procedure regolate e controllate. Non sono soltanto uffici tecnici: sono luoghi in cui il diritto diventa strumento concreto di protezione e ripartenza”.

Tra le derive sociali del sovraindebitamento c’è anche la ludopatia. Quanto pesa questo fenomeno?

“Pesa moltissimo. La ludopatia è una delle cause più dolorose e complesse del sovraindebitamento. Produce debiti, isolamento, rottura dei legami familiari, perdita di lavoro, vergogna e spesso disperazione. In questi casi l’intervento non può essere solo giuridico. Serve una rete che coinvolga professionisti, servizi sociali, strutture sanitarie, famiglie e istituzioni. Gli OCC possono essere un punto di emersione del problema, ma devono operare dentro un sistema più ampio di protezione e accompagnamento”.

Anche la scarsa conoscenza degli strumenti finanziari e imprenditoriali può generare crisi?

“Sì. Molte situazioni di sovraindebitamento nascono da una conoscenza insufficiente degli strumenti finanziari, fiscali e imprenditoriali. Penso a chi avvia un’attività senza un piano sostenibile, a chi sottoscrive finanziamenti senza comprenderne pienamente il peso, a chi confonde liquidità temporanea e reale capacità economica, a chi non distingue tra debito produttivo e debito insostenibile. La prevenzione passa anche da qui: formare cittadini e imprenditori più consapevoli”.

Il corso presentato all’UNINT insieme a Presidium Debitores va in questa direzione?

“Sì, il corso nasce proprio dalla necessità di costruire un programma di formazione articolato, serio e scientificamente rigoroso. Non possiamo affrontare una materia così delicata con superficialità. Servono professionisti fidati, preparati, capaci di gestire pratiche complesse, ma anche di comprendere il contesto umano e sociale in cui quelle pratiche si inseriscono. La formazione è il primo presidio di qualità”.

Che cosa significa formare “professionisti fidati”?

“Significa formare persone che abbiano competenza tecnica, correttezza, indipendenza, senso di responsabilità e consapevolezza del proprio ruolo. Il gestore della crisi entra in contatto con situazioni estremamente delicate: debiti, patrimoni, famiglie, imprese, spesso anche sofferenze personali. Per questo deve essere un professionista affidabile, capace di applicare la legge con rigore e di costruire percorsi sostenibili, senza alimentare false aspettative”.

 Quali competenze deve possedere oggi un gestore della crisi?

“Deve conoscere il Codice della crisi, le procedure di composizione, gli strumenti di esdebitazione, gli aspetti patrimoniali, fiscali e aziendali. Ma deve anche saper dialogare con debitori, creditori, Tribunali, banche, OCC e istituzioni. È una figura che opera al crocevia tra diritto, economia e responsabilità sociale. Per questo la formazione deve essere multidisciplinare e continuamente aggiornata”.

Il sovraindebitamento può essere considerato anche una questione culturale?

“Certamente. È una questione culturale perché riguarda il modo in cui una società guarda al debito, alla crisi e alla possibilità di ripartire. Per troppo tempo il debitore è stato visto solo come un soggetto colpevole. Oggi dobbiamo distinguere: esistono comportamenti scorretti, che vanno contrastati, ma esistono anche crisi generate da eventi imprevedibili, fragilità economiche, mancanza di strumenti, scarsa educazione finanziaria. Una società matura deve saper offrire percorsi di responsabilità e non solo sanzioni”.

Qual è il messaggio che Presidium Debitores vuole lanciare nei territori di Benevento, Avellino e Salerno?

“Il messaggio è che nessuno deve sentirsi solo davanti alla crisi. Esistono strumenti legali, esistono professionisti preparati, esiste una rete che può accompagnare cittadini e imprese. Ma bisogna agire in tempo, rivolgersi a soggetti qualificati e non affidarsi a soluzioni improvvisate o pericolose. Il nostro impegno sui territori di Benevento, Avellino e Salerno sarà quello di rafforzare la rete, collaborare con le istituzioni e promuovere conoscenza”.

Quale sarà il prossimo passo?

“Il prossimo passo è consolidare la rete territoriale e investire sulla formazione. Vogliamo contribuire a costruire una cultura della prevenzione del sovraindebitamento, rafforzando il dialogo con istituzioni, banche, scuole, professionisti e comunità locali. Presidium Debitores deve essere sempre più un punto di riferimento, non soltanto per gestire la crisi quando si manifesta, ma per evitarne le conseguenze più gravi. Legalità, competenza e prevenzione sono le tre parole chiave da cui partire”.

In conclusione, qual è la sfida principale?

“La sfida principale è trasformare gli OCC in strumenti sempre più vicini ai cittadini e alle imprese. Dobbiamo far capire che la legge offre percorsi di ripartenza, ma che questi percorsi richiedono serietà, trasparenza e professionalità. Rafforzare la rete degli OCC significa rafforzare la legalità, contrastare l’usura, prevenire le derive sociali legate alla ludopatia e alla scarsa conoscenza finanziaria, e costruire una risposta più giusta e competente alle fragilità economiche del nostro tempo”.

 

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