
A Johannesburg gruppi di manifestanti hanno fatto irruzione nelle abitazioni alla ricerca di cittadini stranieri senza documenti. Ramaphosa condanna le ronde: “L’applicazione delle leggi sull’immigrazione spetta solo allo Stato”.
Cresce la tensione in Sudafrica, dove le proteste contro l’immigrazione irregolare stanno assumendo forme sempre più radicali. A Johannesburg, nel quartiere di Alexandra, gruppi di manifestanti hanno organizzato vere e proprie ronde tra le abitazioni, alla ricerca di cittadini stranieri privi di documenti da consegnare alla polizia. Secondo alcune testimonianze, i dimostranti avrebbero sfondato le porte di diverse case e scortato le persone fermate fino ai furgoni delle forze dell’ordine. Tra i migranti portati via ci sarebbero anche una donna e un bambino originari del Malawi. In altri casi, alcuni cittadini stranieri hanno tentato di difendersi mostrando i propri documenti, come un cittadino dello Zimbabwe che ha dichiarato di vivere regolarmente nel Paese grazie allo Zimbabwean Exemption Permit. Il clima di tensione ha già provocato vittime. Secondo il governo del Mozambico, due cittadini mozambicani sono morti in un episodio avvenuto martedì nell’area di Germiston, vicino a Johannesburg, denunciato da Maputo come un caso di “xenofobia”. Nell’attacco sarebbe rimasto ucciso anche un cittadino sudafricano, mentre altri due mozambicani sarebbero stati ricoverati in ospedale. La polizia sudafricana ha confermato di aver aperto un’indagine su una sparatoria costata la vita a tre persone, precisando però che il movente è ancora da accertare e che le nazionalità delle vittime non sono state ufficialmente identificate.
Le autorità mozambicane hanno inoltre riferito che 38 connazionali sono stati costretti ad abbandonare le proprie abitazioni nella stessa zona, dopo incursioni compiute da gruppi anti-immigrazione. Le proteste si inseriscono in una mobilitazione più ampia promossa dal movimento civico anti-immigrazione March and March, fondato nel 2024 dall’ex conduttrice radiofonica Jacinta Ngobese-Zuma. Dopo la scadenza del 30 giugno, indicata come ultimatum simbolico concesso agli immigrati irregolari per lasciare il Paese, l’organizzazione ha annunciato manifestazioni settimanali ogni giovedì. Cortei analoghi si sono svolti anche a Soweto e a Durban. Durante la marcia ad Alexandra, il leader comunitario Bongani Msomi ha rivendicato apertamente l’azione dei manifestanti: “Stiamo andando casa per casa a rimuovere gli stranieri”.
Il movimento attribuisce agli immigrati irregolari una parte rilevante della crisi economica e sociale sudafricana, chiedendo controlli più severi alle frontiere, espulsioni di massa e una corsia preferenziale per i cittadini sudafricani nell’accesso a scuole e servizi sanitari. Le settimane di tensione hanno già causato almeno quattro vittime straniere accertate, tra cui due cittadini mozambicani uccisi a Mossel Bay alla fine di maggio. Il crescente senso di insicurezza ha spinto decine di migliaia di cittadini di Paesi africani a lasciare il Sudafrica. Secondo il governo del Malawi, oltre 38mila propri cittadini sono rientrati in patria nelle ultime settimane per timore della propria incolumità. Più di 60mila persone avrebbero invece scelto di fare ritorno nel vicino Zimbabwe.
Il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa ha condannato le ronde anti-migranti e ha invitato la popolazione a non trasformare gli stranieri in capri espiatori delle difficoltà economiche e sociali del Paese. “I sudafricani non sono xenofobi”, ha dichiarato Ramaphosa, nel tentativo di allentare anche le tensioni diplomatiche con il resto del continente. Il capo dello Stato ha tuttavia riconosciuto l’esistenza di gravi ritardi e problemi di corruzione nella gestione dei flussi migratori. Ramaphosa ha ribadito che l’applicazione delle leggi sull’immigrazione è compito esclusivo delle autorità pubbliche. I privati cittadini, ha sottolineato, non hanno alcun diritto di sostituirsi allo Stato nelle attività di controllo, identificazione o allontanamento.
Nel frattempo, per ragioni di sicurezza, la polizia ha intensificato sia gli arresti di immigrati irregolari sia la presenza di agenti durante le manifestazioni. Il Sudafrica si trova così davanti a una crisi complessa, nella quale si intrecciano immigrazione, povertà, disoccupazione, insicurezza, pressione sui servizi pubblici e tensioni sociali. Ma il passaggio dalle proteste alle ronde casa per casa segna un salto di qualità allarmante. La condanna del governo prova a riaffermare un principio essenziale: nessuna emergenza sociale può legittimare iniziative private di caccia agli stranieri. La gestione dell’immigrazione resta una responsabilità dello Stato, mentre la violenza xenofoba rischia di aprire una frattura ancora più profonda tra il Sudafrica e il resto del continente africano.



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