Sovraffollamento, attese interminabili e personale allo stremo fotografano l’emergenza sanitaria della città, mentre l’UDC accusa la giunta uscente di ritardi e scelte sbagliate e chiede una programmazione coraggiosa che restituisca dignità e sicurezza a pazienti e operatori.

Una città da quasi duecentomila abitanti con un solo Pronto Soccorso, un sistema di emergenza-urgenza ormai al limite e una politica che continua a promettere senza agire. È la denuncia che arriva dall’onorevole Gianfranco Chiarelli, commissario regionale dell’UDC Puglia e candidato alle elezioni regionali, e dal dottor Emiliano Messina, responsabile regionale del Dipartimento Sanità del partito, che in una nota congiunta chiedono un cambio di rotta deciso nella programmazione sanitaria regionale.

Le immagini dei corridoi pieni di barelle, dei pazienti costretti ad attendere per ore e del personale sanitario allo stremo raccontano una realtà che Taranto conosce fin troppo bene. Ogni accesso al Pronto Soccorso può trasformarsi in una maratona di attese interminabili, spesso superiori alle dodici ore, mentre medici e infermieri cercano di garantire assistenza in condizioni sempre più precarie. La tensione cresce, i rischi aumentano e la qualità delle cure inevitabilmente si abbassa.

«A Taranto – afferma il dottor Emiliano Messina – il Pronto Soccorso vive una condizione di sovraffollamento cronico che si trascina da anni senza soluzioni concrete. I pazienti arrivano anche dai comuni vicini, perché mancano alternative operative. È una situazione inaccettabile per una città di queste dimensioni. Chi si rivolge a un pronto soccorso deve poter contare su tempi certi e su un’assistenza dignitosa. Le lunghe attese mettono a rischio la sicurezza dei pazienti e la serenità degli operatori, che lavorano sotto una pressione costante fino al rischio di burnout. Nessuno dovrebbe essere lasciato solo mentre deve prendere decisioni che possono salvare vite».

Secondo Chiarelli e Messina, è arrivato il momento di ammettere che «un solo Pronto Soccorso non basta più» e che Taranto deve essere finalmente considerata nella pianificazione sanitaria come una città centrale e non periferica. Serve una programmazione coraggiosa, spiegano, che metta al centro la dignità dei cittadini e la sicurezza dei lavoratori della sanità.

L’onorevole Gianfranco Chiarelli, commissario regionale dell’UDC Puglia e candidato alle prossime elezioni regionali nella lista UDC-Lega-Nuovo PSI a sostegno del presidente Lobuono, non risparmia critiche alla giunta uscente: «È ormai evidente che Taranto abbia bisogno di un secondo Pronto Soccorso. È altrettanto evidente che quel presidio sia stato chiuso proprio dal governo regionale di Michele Emiliano, lo stesso che oggi, in piena campagna elettorale, promette di riaprirlo. Ai cittadini va detta la verità: la rete dell’emergenza-urgenza è al collasso e le risposte devono essere serie, pianificate e finanziate in modo adeguato».

Chiarelli richiama anche l’attenzione sulle regole nazionali in materia sanitaria. L’apertura di un nuovo pronto soccorso, sottolinea, deve rispettare il decreto ministeriale n. 70, che prevede la presenza di un ospedale di base con reparti di medicina, chirurgia e ortopedia. «Non basta aprire un punto di emergenza senza una struttura completa – spiega – altrimenti si rischia di creare un contenitore vuoto, che non risolve i problemi ma li aggrava».

Il commissario regionale dell’UDC invita a superare le logiche elettorali e a tornare a una visione di sistema. «Bisogna valorizzare il personale sanitario, oggi provato da anni di precarietà e da carichi di lavoro insostenibili. Il nuovo governo regionale dovrà occuparsi della sanità tarantina con serietà, assicurando una gestione efficiente e trasparente delle risorse».

La nota si chiude con un appello congiunto che va oltre la politica e chiama in causa l’intera comunità. «Abbiamo il dovere – dichiarano Chiarelli e Messina – di tutelare pazienti e operatori. Taranto non può continuare a essere dimenticata da una politica che si è limitata a soddisfare interessi di parte. Dopo vent’anni di promesse mancate, è tempo di cambiare passo e dare fiducia a chi ha la competenza e la volontà di ricostruire un sistema sanitario efficiente, moderno e vicino alle persone».

Leave a Reply

  • (not be published)