Da qualche tempo non si fa altro che parlare di unità politico-amministrativa di quel grosso comprensorio urbano che si sviluppa alle falde del monte Tabumo. Esistono tutte le condizioni teoriche e pratiche perché questa ipotesi si possa tradurre concretamente. Per una giustificazione attinente occorre andare indietro nel tempo e cercare di ricostruire quella linfa primordiale da cui ha preso vita la differenziazione, che ha portato alle municipalità attuali. Ma cosa significa questa tendenza della moderna ricerca storica ad amalgamare ed accentrare il senso delle realtà locali orbitanti intorno al Tabumo…
Intorno al Taburno gravitano una quindicina di Comuni ed è quindi lecito ritenere che, almeno per il passato, questa montagna abbia assunto una funzione aggregante, sia dal punto di vista politico che sociale ed economico. Eppure è ancora dura a cadere l’ipotesi di inquadrare le realtà locali in senso municipalistico, intendendo geograficamente coagulanti non il Tabumo, ma le valli che dalle sue pendici si promanano per diversi chilometri….
Un modo di interpretare il territorio superato: tanto più che oggi è assodata l’importanza che in passato hanno assunto i rilievi montani o collinari, molto più che le valli, per il processo di formazione del tessuto urbano, soprattutto in epoca antica o medioevale: per il Taburno basti pensare alla zona archeologica romana della villa di Cocceo, scoperta decenni fa dal!’ indimenticabile Amedeo Maturi, ai resti sannitici o addirittura pre-sannitici noti come Pizzillo di Bonea, o meglio ancora, agli avanzi della primitiva Caudium, proprio alle pendici del monte…. Durante il Medioevo poi tutti sanno come, a causa delle invasioni barbariche del IX-X secolo, le municipalità sannite abbiano ricercato scampo e protezione verso le alture: così si spiega l’evoluzione urbana di Tocco Gaudio, ad esempio, di Solopaca, di Cantano o, ancor meglio, di Sant’Agata de’ Goti…
Sul piano storico è poi limitativa e superata l’idea di intendere i Sanniti divisi per “gens” o, peggio ancora, secondo politiche di campanile: esisterebbero i caudini come sottospecie etnica dei Sanniti , mentre, come appare più chiaro, essi non sono che una diretta risultante di un lungo processo culturale, sviluppatosi sul percorso dei vari habitat tanto diversificati nel comprensorio delle nostre aree interne.
Serve per questo una riconsiderazione delle montagne, piuttosto che delle vallate….
Il Taburno, più che la valle vitulanese o caudina o telesina, è l’elemento da prendere come riferimento geografico unificante. In tal modo si spiega la forte affinità culturale, il coagulo di interessi economici, la matrice lessico-grammaticale comune del dialetto parlato, le tradizioni, gli usi e le consuetudini presenti e ancora vive qua e là tra le comunità del Taburno.
L’istituzione anni fa, voluta dalla Comunità Montana del Taburno, del Parco Naturale avrebbe potuto essere essere l’occasione propizia per la valorizzazione del Taburno, tanto decantato da Virgilio, ma così non è stato.
Purtroppo, dacché sono state istituite le Regioni, i grandi stanziamenti sono andati a Napoli, che ha divorato e continua a divorare migliaia di miliardi di euro, senza farsi scrupolo delle aree interne. In pratica, da cinquant’anni a questa parte la provincia di Benevento raccoglie soltanto le briciole dei soldi che lo Stato istituisce a beneficio dei cittadini. Il Taburno potrebbe essere elevato a zona franca, immune dalle speculazioni edilizie; .tanto più che l’intero territorio montano e pedemontano è sotto tutela dei vincoli dettati dalla legge Galasso.
Invece, continuano a proliferare costruzioni abusive, complessi turistici, si creano discariche di rifiuti un po’ dappertutto, senza che nessun Ente pubblico si faccia carico di intervenire.
Ogni fine settimana migliaia di turisti provenienti da ogni dove della Campania fanno uso ed abuso della loro presenza (peraltro infruttuosa, perché non esiste alcun pedaggio d’ingresso, almeno per i giorni festivi o prefestivi) sul Taburno. Anno dopo anno, decine di ettari di bosco bruciano, anche perché manca una politica di tutela delle nostre bellezze paesaggistiche.
Il discorso potrebbe continuare, ma basta fin qui per rendere l’idea del grande patrimonio di cui inconsapevolmente siamo custodi. Al Taburno bisogna guardare come indispensabile fonte di ricchezza morale (un ritorno alla contemplazione di uno dei paesaggi montani più belli d’Ittalia) e materiale (grazie ad una seria politica di turismo controllato, magari affidando la gestione della pulizia e della vigilanza ad una cooperativa giovanile). Ma così il discorso cambia e subentra la politica delle scelte coerenti e degli interventi concreti.

Leave a Reply

  • (not be published)