A colloquio con l’avvocato Antonio Lonardo, del Foro di Benevento, esperto di sovraindebitamento e gestione della crisi
Usura e ludopatia vengono spesso descritte come due facce della stessa medaglia, e chi si occupa ogni giorno di crisi familiari e aziendali sa quanto questa immagine sia aderente alla realtà. Per molte famiglie e per tanti piccoli imprenditori il gioco d’azzardo e il prestito a tassi criminali si sono saldati in una morsa che stringe lentamente e che, una volta chiusa, appare impossibile da sciogliere. Per capire come si arrivi a questo punto, quali meccanismi la alimentino e quali strumenti la legge metta davvero a disposizione di chi vuole uscirne, abbiamo incontrato l’avvocato Antonio Lonardo, che da anni assiste debitori, professionisti e imprese nei percorsi di risanamento.
Secondo Lonardo, alla radice del fenomeno non c’è una causa sola ma un intreccio di fattori sociali, economici e psicologici che si rafforzano a vicenda, fino a produrre un vero e proprio circolo vizioso. Il primo elemento, spiega, è la facilità di accesso e la digitalizzazione del gioco. “L’azzardo si è spostato dai locali fisici allo smartphone”, osserva, “ed è diventato accessibile a ogni ora del giorno e della notte”. Il cambiamento non è soltanto tecnico, perché il gioco che si consuma da soli, nel silenzio di una stanza e senza lo sguardo di nessuno, accentua l’isolamento di chi gioca e rende più difficile, per i familiari come per gli amici, accorgersi in tempo di ciò che sta accadendo.
A questo si aggiunge una crescente vulnerabilità finanziaria, figlia dell’inflazione e della perdita del potere d’acquisto. “Quando il reddito non basta più a coprire le spese ordinarie”, sottolinea l’avvocato Lonardo, “molte persone finiscono per cedere all’illusione del guadagno facile, immaginando nella vincita improvvisa una scorciatoia verso la normalità perduta. È un’illusione che il gioco coltiva con abilità e che trova terreno fertile proprio nei momenti di maggiore fragilità”. Quando poi il gioco diventa dipendenza, si innesca il fenomeno che gli specialisti chiamano chasing, cioè il tentativo ossessivo di rigiocare per rientrare delle perdite subite. Ogni puntata nasce dall’idea di recuperare quella precedente, e così la perdita, anziché essere accettata, diventa il motore di una spirale che si autoalimenta e che divora risparmi, stipendi e, nei casi peggiori, la fiducia di chi sta intorno.
A chiudere il cerchio, secondo Lonardo, c’è il cosiddetto credit crunch. “Le banche e i canali tradizionali del credito chiudono i rubinetti a chi ha segnalazioni negative o una posizione compromessa, e proprio in quella spaccatura si inserisce il circuito illegale dell’usura. Offre liquidità immediata”, afferma l’avvocato, “ma a tassi estorsivi che rendono il debito matematicamente inestinguibile”. Chi si rivolge all’usuraio cerca ossigeno e trova un cappio, perché ogni rata pagata serve appena a tenere in vita un debito che continua a crescere. Quando un cittadino o un piccolo imprenditore si ritrova soffocato dai debiti, la prima domanda è inevitabile. Da dove si comincia? Lonardo non ha dubbi sulla necessità di intervenire tempestivamente su due fronti paralleli, quello socio-sanitario e quello economico-legale, perché affrontarne uno soltanto lascerebbe l’altro libero di vanificare ogni sforzo.
Sul versante della dipendenza la priorità è interrompere il flusso di denaro in uscita. Per farlo l’avvocato indica la strada dei SerD, i Servizi per le Dipendenze delle ASL, e delle altre strutture presenti sul territorio, capaci di offrire un sostegno clinico e psicologico che nessuna soluzione puramente finanziaria può sostituire. Sul piano pratico suggerisce di “attivare sempre l’autoesclusione dal gioco d’azzardo tramite il registro dell’ADM, uno strumento semplice che consente di bloccare l’accesso ai circuiti di gioco regolamentati. Nei casi più complessi, aggiunge, può essere opportuno valutare la nomina di un amministratore di sostegno, una figura che aiuta a proteggere il patrimonio familiare quando la persona non è più in grado di governarlo con lucidità”.
Sul versante finanziario la regola, ripetuta con insistenza, è non restare soli. “Non bisogna rincorrere i debiti con altri debiti, magari in modo informale”, avverte Lonardo, descrivendo uno degli errori più frequenti e più pericolosi. “Chi chiede un prestito per pagarne un altro, o si affida a conoscenti e intermediari non qualificati, rischia di aggravare la propria posizione e di cadere proprio nelle mani che avrebbe dovuto evitare. Serve invece ricostruire con calma e con rigore la mappa completa dei propri debiti, insieme a un professionista, per sapere con esattezza quanto si deve, a chi e a quali condizioni, evitando il ricorso a soluzioni improvvisate”.
Il nostro ordinamento conosce da tempo la cosiddetta legge “Salva suicidi”, oggi confluita nel Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza. Il nome popolare, osserva Lonardo, “dice molto della gravità delle situazioni che il legislatore ha voluto affrontare e dell’intento di offrire una via d’uscita a chi, schiacciato dai debiti, non ne vedeva più nessuna. Il Codice mette a disposizione strumenti straordinari di esdebitazione che consentono di congelare le procedure esecutive, come pignoramenti e aste, e di ripartire da zero”. Con il supporto degli OCC, gli Organismi di Composizione della Crisi, e di legali specializzati, si può accedere a diverse procedure, scelte in base al profilo del debitore.
“La prima è la ristrutturazione dei debiti del consumatore, – chiarisce l’avvocato Antonio Lonardo – che consente di proporre al giudice un piano di rientro sostenibile, commisurato alle reali disponibilità economiche della persona. Il risultato può essere un taglio anche drastico della quota capitale e degli interessi, e un aspetto decisivo, sottolinea l’avvocato, è che non occorre il consenso dei creditori. Il piano viene valutato dal giudice, e chi ha un debito divenuto ingestibile non resta ostaggio della volontà di chi vanta il credito. Il concordato minore è invece lo strumento pensato per professionisti, ditte individuali e piccole imprese non fallibili. Permette di ristrutturare l’esposizione debitoria senza rinunciare all’attività, e conserva dunque ciò che spesso conta di più, cioè la possibilità di continuare a lavorare e di generare reddito con cui far fronte agli impegni assunti”.
La liquidazione controllata prevede che il debitore metta a disposizione il proprio patrimonio per soddisfare i creditori entro un lasso di tempo limitato. Al termine del percorso i debiti residui che non sono stati pagati vengono definitivamente cancellati, e questo consente di voltare pagina senza portarsi dietro per decenni il peso di una posizione irrecuperabile. Infine l’esdebitazione dell’incapiente, che Lonardo definisce “una misura altamente sociale”. È rivolta a chi non possiede né beni né redditi sufficienti e consente di cancellare i debiti una tantum. “L’unico impegno richiesto è quello di soddisfare i creditori nel caso in cui, nei quattro anni successivi, sopraggiungano utilità rilevanti. Per chi è in una condizione di assoluta povertà è una porta che si apre, e che molti ignorano di poter varcare”.
C’è poi il capitolo più delicato, quello di chi è già finito nelle mani degli usurai. A queste persone Lonardo rivolge un messaggio netto. “Chi è vittima di usura deve sapere che le istituzioni e la legge prevedono scudi protettivi efficaci”, afferma. Esistono le Fondazioni Antiusura e il Fondo di Prevenzione dell’Usura, gestito dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, che costituiscono la rete istituzionale di sostegno alle vittime. Questi strumenti consentono di accedere a garanzie statali per ottenere credito legale, sottraendo la persona alla dipendenza dal circuito criminale, e offrono un affiancamento legale ed economico a chi decide di denunciare. Il percorso permette di sospendere le procedure esecutive e di bloccare le pretese estorsive, due effetti che restituiscono respiro e margine d’azione a chi per anni ha vissuto sotto minaccia. La denuncia, abbinata ai percorsi di esdebitazione previsti dal Codice della Crisi, rappresenta secondo l’avvocato “l’unica vera strada per riacquistare la propria libertà personale e finanziaria”. Il silenzio, al contrario, lascia l’usuraio libero di continuare a stringere.
A chi, a in particolare in Campania e nelle regioni vicine, sta attraversando un momento di grave crisi economica, Lonardo affida infine un messaggio di speranza. “Dal sovraindebitamento si può uscire”, ribadisce, “…e la legge italiana riconosce a chi si trova in difficoltà il diritto di ripartire puliti, il cosiddetto fresh start. Non si tratta di una concessione benevola ma di un principio che l’ordinamento ha scelto di tutelare, nella consapevolezza che una persona schiacciata dai debiti è una persona esclusa dalla vita economica e sociale”. Il passo più difficile, riconosce l’avvocato, è spesso quello psicologico. La vergogna spinge a nascondere, a rimandare, a tacere con i familiari e con i professionisti, e intanto il tempo lavora a favore dei creditori e degli usurai. “Il primo passo è superare la vergogna”, conclude, “e chiedere aiuto tempestivamente a professionisti qualificati o agli enti preposti sul territorio”. È un invito che vale per chi gioca, per chi ha firmato un prestito che non riesce più a onorare e per chiunque senta di essere rimasto solo con un problema che, invece, ha una soluzione.






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