Tra la Solfatara e il golfo di Pozzuoli, la famiglia Palumbo vendemmia a mano un vigneto eroico dove Aglianico, Piedirosso e Marsigliese raccontano la forza di una terra difficile. Il resto lo farà il vino.

Ci sono vigne che chiedono pazienza e ci sono vigne che chiedono coraggio. Vigna Cigliano Solfatara, il vigneto delle Cantine Federiciane nel cuore dei Campi Flegrei, appartiene alla seconda categoria ed è la protagonista della vendemmia 2026. Un vigneto eroico, dove lavorare la terra significa confrontarsi ogni giorno con un territorio tanto affascinante quanto complesso, fatto di suoli vulcanici, pendenze e terreni fragili che rendono la viticoltura una vera sfida. Ma è proprio da queste difficoltà che nasce il carattere di Vigna Cigliano. Qui la vite affonda le radici in una terra segnata dalla storia vulcanica dei Campi Flegrei, tra la Solfatara e il golfo di Pozzuoli. Il suolo vulcanico e il microclima donano alle uve freschezza, sapidità e mineralità, e la vendemmia è il momento in cui tutto questo si ritrova nei grappoli.

Tra i filari di Cigliano crescono Aglianico, Piedirosso e Marsigliese, tre vitigni che esprimono, ciascuno a modo proprio, la personalità di questa terra. «Vigna Cigliano rappresenta per noi una nuova sfida e, allo stesso tempo, una grande opportunità. Abbiamo scelto di investire in un vigneto eroico perché crediamo che proprio nei territori più difficili si possa trovare un’identità straordinaria», spiega Antonio Palumbo, direttore commerciale delle Cantine Federiciane. L’acquisizione del vigneto si inserisce nel percorso di crescita dell’azienda vitivinicola campana, arrivata alla quarta generazione della famiglia Palumbo. Antonio guida la direzione commerciale, Luca è l’enologo e Marco si occupa della produzione. Una famiglia che ha scelto di guardare al futuro senza perdere il legame con la propria terra e che punta sempre più sulla valorizzazione del patrimonio vitivinicolo flegreo.

  «Il lavoro in un vigneto come questo è completamente diverso. Qui bisogna ascoltare la terra, rispettarne i tempi e intervenire con attenzione. La difficoltà del terreno diventa parte del valore dell’uva che raccogliamo», racconta Luca Palumbo. In vendemmia questo rapporto diventa ancora più evidente. Si lavora a mano, si selezionano i grappoli e si accompagna l’uva verso la cantina, dove inizierà il percorso che la trasformerà in vino. Una fotografia autentica della viticoltura dei Campi Flegrei, fatta di fatica, biodiversità, tradizione e innovazione. Vigna Cigliano è anche una nuova tessera nel mosaico del progetto delle Cantine Federiciane, che negli ultimi anni hanno portato il nome dell’azienda oltre i confini regionali, puntando sulla qualità e sull’identità territoriale. Un percorso che trova una sintesi anche in Flegreo-Art, il progetto nato per far dialogare vino e arte contemporanea, culminato quest’anno nell’omaggio a Napoli per i suoi 2500 anni con le Magnum dello spumante Flegreo, realizzate con l’artista Annalisa Saggiomo e il laboratorio VetrArte. Dal vigneto alla bottiglia il filo conduttore resta uno solo, il territorio. Quello dei Campi Flegrei, dove il vino nasce da una terra vulcanica e difficile, dove il mare incontra il fuoco e dove anche una vendemmia può diventare una storia da raccontare. A Vigna Cigliano la vendemmia 2026 è appena iniziata. Il resto lo farà il vino.

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