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Tra portici e periferie, Bologna cerca la voce che ha perduto. La città che ci ha insegnato la convivenza ora cammina tra crepe invisibili, sospesa tra memoria e smarrimento, in attesa che qualcuno ricostruisca il patto che la rese viva. La città che un tempo insegnava la convivenza ora cammina smarrita tra crepe invisibili, mentre sotto i portici si consuma il silenzio di un patto civile che non abbiamo saputo custodire.
C’è una città che si porta dentro come una lezione e una promessa insieme, ma Bologna non è mai stata soltanto una città. Per chi, come me, che vi arrivò negli anni Ottanta con la calda curiosità di chi viene dal Sud, con i suoi libri che odoravano di strade interne, e scopre un mondo che non immaginava. Bologna fu un’educazione, non un luogo, ma un metodo. Camminavo sotto i portici come si cammina dentro un libro che non si finisce mai di leggere: ogni angolo era una nota a margine, ogni piazza un capitolo, ogni volto un’ipotesi di futuro. La città non insegnava con le parole, ma con la sua postura, una compostezza civile che non era rigida, ma consapevole; una capacità di tenere insieme differenze che altrove sarebbero esplose. Non era soltanto la vivacità degli studenti o la densità delle idee. Era una postura civile, una compostezza che non imponeva ma che reggeva. In quella città le differenze non venivano negate; venivano tradotte in pratiche quotidiane di convivenza. Era un metodo, prima ancora che un luogo.
In quella Bologna, le forze dell’ordine non erano un corpo separato. Erano parte della “linguistica cittadina”, un elemento della sintassi urbana. La loro presenza non intimidiva, rassicurava. Non erano il braccio di un potere distante, ma la mano che teneva fermo il foglio mentre la città scriveva sé stessa. Ricordo agenti che conoscevano per nome gli studenti più turbolenti, che intervenivano con una calma che oggi definirei quasi pedagogica. Non c’era la retorica dell’eroismo, né quella dell’opposizione, c’era la quotidianità di un ruolo che si esercitava con misura, con dignità, con un senso di responsabilità che non aveva bisogno di proclami.
Oggi, quando torno, periodicamente, quella linguistica sembra essersi spezzata. Le stesse strade che un tempo erano un laboratorio di idee ora sono attraversate da tensioni che non cercano soluzione, ma amplificazione. Le piazze che accoglievano discussioni infinite ora sembrano trattenere il fiato,…

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