Nel rapporto “Mezzogiorno 2025” Unimpresa ridisegna la geografia dello sviluppo, proponendo un piano decennale per trasformare il Sud in motore produttivo del Paese tra investimenti, riforme fiscali e nuova governance.

“Mezzogiorno 2025, il Sud come destino nazionale”, è la nuova cornice interpretativa proposta da Unimpresa nel rapporto “Mezzogiorno 2025 – Crescita, sfide strutturali e strategie per la convergenza economica”, presentato a Castellammare di Stabia alla presenza del presidente Paolo Longobardi, del sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, dell’onorevole Alfredo Vito, dei candidati regionali Daniela Di Maggio e Ciro Campana e del presidente di Unimpresa Irpinia Sannio Ignazio Catauro. Nel corso dell’incontro, ospitato nell’Auditorium dell’associazione, è stato illustrato un dossier di oltre sessanta pagine che offre una lettura approfondita dello stato dell’economia meridionale e avanza una proposta di politica industriale e fiscale di ampio respiro, concepita per ridurre i divari territoriali attraverso interventi strutturali e non più emergenziali.

 

Il documento, elaborato dal Centro Studi, descrive un Mezzogiorno in crescita nel 2024, con un PIL a +0,9% e una performance superiore a quella nazionale, ma allo stesso tempo fragile e potenzialmente esposto a un rallentamento nel 2026, quando l’incremento potrebbe fermarsi allo 0,5%. Il rischio evocato dagli analisti è quello di una nuova fase di stagnazione, imputata al calo degli investimenti pubblici e alla forte incertezza del periodo post PNRR.

Per Unimpresa, la questione meridionale non è più riducibile a una redistribuzione di risorse, ma richiede un ripensamento complessivo dell’architettura produttiva. La proposta del “Piano Sud Produttivo”, strutturata su cinque assi strategici che includono incentivi fiscali permanenti, un accesso più equo al credito, un rafforzamento della formazione tecnica, investimenti in infrastrutture integrate e una governance capace di garantire trasparenza ed efficacia, mira a spostare il Mezzogiorno da ruolo assistito a polo trainante dell’intera economia italiana.

Il rapporto ricorda che il 40,8% delle risorse del PNRR, pari a oltre 59 miliardi di euro, è stato destinato al Sud e che questi investimenti hanno contribuito per 1,8 punti percentuali alla crescita complessiva del biennio 2023-2024. Tuttavia, la capacità di spesa effettiva si ferma al 72% e la lentezza nell’attuazione dei progetti rischia di vanificare parte dell’impatto positivo. Per colmare questa distanza, Unimpresa propone un “Fondo per lo Sviluppo e l’Innovazione” da 10 miliardi, un credito d’imposta permanente del 40% per gli investimenti produttivi e una decontribuzione stabile a sostegno delle assunzioni giovanili e femminili. L’analisi dedica inoltre particolare attenzione ai casi regionali, evidenziando specificità e potenzialità della Campania, della Puglia, della Sicilia e della Calabria, quattro economie diverse che tuttavia condividono un percorso comune di ricostruzione competitiva. La Campania emerge come motore industriale, la Puglia come piattaforma innovativa, la Sicilia come nodo energetico e la Calabria come frontiera logistica del Mediterraneo.

 

La fotografia del mercato del lavoro rimane una delle più critiche, con il tasso di occupazione meridionale fermo al 48,7% contro il 66,9% del Centro Nord e il 69,3% della media europea, mentre la disoccupazione giovanile raggiunge il 20% e quella complessiva il 14,2%, con punte più alte in Calabria e Sicilia. L’occupazione femminile resta tra le più basse d’Europa, con solo il 35% delle donne coinvolte nel mercato del lavoro. Anche sul fronte del credito il rapporto evidenzia un quadro contrastato, con una crescita del 2,1% nel 2024 che però si accompagna a tassi mediamente più elevati rispetto al Nord e con investimenti privati ancora troppo deboli, pari al 44% del totale, contro il 59% delle regioni centro settentrionali.

Particolarmente severo è il capitolo dedicato alle infrastrutture e al digital divide, che continuano a rappresentare uno dei principali freni alla competitività. Solo il 72% dei progetti PNRR è in fase di attuazione, meno del 40% della rete ferroviaria è elettrificato, la densità autostradale è inferiore del 25% rispetto al Nord e appena il 45% dei cittadini possiede competenze digitali di base. Gli investimenti in ricerca e sviluppo restano fermi all’1% del PIL regionale, una soglia lontana dagli standard europei. Le differenze tra le regioni meridionali emergono chiaramente, con la Campania che mostra un miglioramento nei settori ad alta tecnologia, la Puglia che registra risultati significativi nella digitalizzazione, la Sicilia frenata da un’elevata disoccupazione e la Calabria caratterizzata dal reddito pro capite più basso d’Italia e da una capacità di spesa PNRR molto contenuta.

L’analisi approfondisce anche i principali progetti strategici attesi nei prossimi anni. Il Ponte sullo Stretto di Messina, con un investimento stimato di 13 miliardi di euro, potrebbe generare ricavi tra 535 e 800 milioni l’anno, ma il ritorno economico diretto rimane modesto in rapporto alle dimensioni del PIL siciliano e calabrese. Più immediati appaiono invece i benefici dell’America’s Cup 2027 a Napoli, che secondo le stime produrrà circa 690 milioni di euro di impatto economico, attirerà fino a 1,7 milioni di visitatori e creerà tra i 10 e i 12 mila posti di lavoro temporanei.

 

Nel corso dell’incontro, il presidente Longobardi ha sottolineato come il Sud non rappresenti un peso o un capitolo separato, ma la vera frontiera della competitività nazionale. Ha ribadito che il Mezzogiorno non ha bisogno di sussidi, ma di fiducia, pari opportunità e una fiscalità di vantaggio stabile, insieme a un credito più equo e una pubblica amministrazione capace di premiare il merito. Secondo Longobardi, la convergenza economica non è solo un imperativo di equità, ma una condizione necessaria affinché l’Italia resti una grande economia europea.

Il rapporto si conclude con un piano decennale, riferito al periodo 2026 2035, che mira a rendere permanente la politica di sviluppo del Mezzogiorno, attraverso un credito d’imposta automatico del 40% per gli investimenti produttivi, digitali e green, una riduzione dell’Ires del 50% per cinque anni per le imprese che investono nel Sud, una decontribuzione stabile per le nuove assunzioni giovanili e femminili e la creazione di una cabina di regia nazionale affiancata da osservatori regionali. Unimpresa delinea così una strategia che punta a trasformare il Sud in una leva di sviluppo e non più in un terreno fragile, proponendo una visione in cui il Mezzogiorno diventa la condizione indispensabile per costruire un’Italia più moderna, produttiva e coesa.

 

 

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