Prende forma nel doppio appuntamento di ieri la tre giorni conclusiva della decima edizione di Quartieri di Vita, il festival di formazione e teatro sociale ideato da Ruggero Cappuccio e sostenuto dalla Regione Campania attraverso la Fondazione Campania dei Festival in collaborazione con i cluster EUNIC di Roma e Napoli.

Una giornata intensa, divisa tra Salerno e Avellino, che ha restituito al pubblico il senso più profondo del progetto: fare del teatro un luogo condiviso, capace di aprire varchi nella quotidianità e di offrire nuove possibilità di espressione a chi raramente ne ha la possibilità.

Nel pomeriggio, al Teatro del Giullare di Salerno, la regista Gina Ferri di TraversArte APS / La Tenda e l’attore e regista brasiliano Frederico Araujo, residente nelle Fiandre, hanno presentato la prova aperta conclusiva del laboratorio che nei giorni precedenti aveva coinvolto uomini con disturbi da dipendenza e minori stranieri non accompagnati. Un percorso sostenuto dalla collaborazione con l’Ufficio di Rappresentanza della Comunità Fiamminga e della Regione delle Fiandre, nato con l’intenzione di offrire uno spazio sicuro in cui l’arte diventasse strumento di comunicazione autentica e di gioia condivisa. La restituzione scenica ha mostrato un lavoro delicato e intenso, frutto di ascolto reciproco e di un incontro tra biografie lontane che per qualche settimana hanno trovato un terreno comune nel linguaggio teatrale.

Poco dopo, a mezz’ora di distanza, la serata si è spostata ad Avellino, nel Libero Spazio d’Arte, dove le formatrici teatrali Rossella Massari e Roberta Prisco di Vernice Fresca, insieme all’artista interdisciplinare rumena Alina Pietrăreanu, hanno guidato un gruppo di adolescenti tra i quindici e i diciotto anni nella presentazione del percorso svolto durante il workshop condiviso. Un’esperienza che ha permesso ai partecipanti di sperimentare quanto il teatro possa incidere sulla vita quotidiana, offrendo strumenti per raccontarsi, confrontarsi, misurarsi con le proprie emozioni. Il progetto ha visto la partecipazione dell’Accademia di Romania a Roma e dell’Istituto Culturale Romeno, rafforzando quel dialogo internazionale che da sempre caratterizza il festival.

La giornata di ieri ha così celebrato la forza silenziosa del teatro sociale, capace di unire territori diversi e generazioni lontane, restituendo dignità alle storie che spesso restano ai margini e mostrando, ancora una volta, che la scena può essere un luogo in cui ciascuno trova un modo nuovo di esistere.

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