Tempesta Gallery esplode giovedì 27 novembre alle 18 con Domenico de Chirico: Christa Joo Hyun D’Angelo, Mads Hyldgaard Nielsen e Sally von Rosen indagano la jouissance lacaniana, dove piacere estatico diventa lama tagliente di desiderio carnale e perdita corporea.
Immaginate di entrare in uno spazio dove il piacere non è carezza gentile, ma tempesta che squarcia la carne: è questo l’universo di “Pain of Pleasure”, la mostra collettiva che Tempesta Gallery in Foro Buonaparte 68 accende giovedì 27 novembre dalle ore 18, curata dal visionario Domenico de Chirico con le opere di Christa Joo Hyun D’Angelo, Mads Hyldgaard Nielsen e Sally von Rosen. Qui il paradosso del godimento lacaniano – quella jouissance eccessiva, trasgressiva, che travalica il simbolico per farsi corpo pulsante, materia viscerale e perdita irreparabile – si materializza in un dialogo feroce tra installazioni tattili, video ipnotici e pitture materiche, invitando lo spettatore a danzare sul filo tra estasi e agonia.
De Chirico orchestra un labirinto dove Christa Joo Hyun D’Angelo evoca identità ibride della diaspora coreana attraverso opere che pulsano di vulnerabilità razziale e tensione erotica, corpi postcoloniali tesi nel desiderio che ferisce; Mads Hyldgaard Nielsen ipnotizza con video-loop di performance estreme, metamorfosi fisiche dove il pleasure sfocia in autolesionismo rituale, un godimento che muta e distrugge; Sally von Rosen, invece, cattura su tele iperrealiste la fragilità sensuale della pelle e dei fluidi, tele dove l’orgasmo si dissolve in vuoto esistenziale, eco di un piacere che genera assenza. La galleria, aperta martedì-venerdì dalle 15 alle 19, si conferma avamposto milanese per riflessioni disruptive su genere, antropocene e pulsioni umane, prolungando questo vortice fino a gennaio 2026 per collezionisti e curiosi pronti a sfidare i propri confini. In questo sancta sanctorum del desiderio ambivalente, l’arte non gratifica: lacera, unisce e separa, ricordandoci che il vero godimento abita l’eccedenza dolorosa, una lama che taglia per rivelare l’essenza nuda del vivere.






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