Mattarella dichiara aperta la XX edizione della manifestazione: due settimane di sport, cultura e orgoglio mediterraneo per una città pronta a raccontare al mondo la sua rinascita.
C’è una città che questa notte ha ricominciato a sognare, e si chiama Taranto. Allo stadio Erasmo Iacovone, completamente rinnovato per l’occasione, si è alzato ufficialmente il sipario sulla XX edizione dei Giochi del Mediterraneo. Due ore di spettacolo, luci, musica e coreografie che hanno raccontato al mondo intero la storia di una città capace di guardare al proprio passato per costruire un futuro diverso. Una cerimonia da brividi, tra grandi ospiti e commozione. Non è stata una serata come le altre, in tribuna d’onore, ad assistere alla cerimonia, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, accolto da un’autentica ovazione al suo arrivo allo stadio, insieme alla premier Giorgia Meloni, ai presidenti di Camera e Senato Fontana e La Russa e a quattro ministri del governo. Accanto a loro, capi di Stato e di Governo arrivati da tutto il bacino del Mediterraneo, Algeria, Kosovo, Macedonia del Nord, Libano e Serbia, a testimonianza di come Taranto, per due settimane, sia diventata un autentico crocevia internazionale di sport e diplomazia.
Il momento più emozionante è arrivato con la sfilata della delegazione azzurra, capitanata dai portabandiera Irma Testa, pugile bronzo olimpico a Tokyo, e Filippo Tortu, oro nella staffetta 4×100 sempre ai Giochi giapponesi; tutto lo stadio, Mattarella compreso, si è alzato in piedi per applaudire i 497 atleti italiani, la delegazione più numerosa fra le 27 nazioni presenti. Uno spettacolo pensato per emozionare, firmato dal regista Angelo Bonello, che ha intrecciato settanta performer, le musiche di artisti pugliesi come Al Bano, Mietta e Serena Brancale, e la voce di un giovanissimo interprete classe 2013, capace di regalare i brividi con l’esecuzione dell’Inno di Mameli accompagnato dall’orchestra della Magna Grecia.
Una corsa contro il tempo vinta, concretizzata in 41 impianti pronti in trenta mesi. Dietro l’apparente semplicità di una grande festa si nasconde una vera impresa organizzativa. Come raccontato dal commissario straordinario Massimo Ferrarese, in appena trenta mesi sono stati riqualificati 41 impianti sportivi in tutta la Puglia, avviando le gare di progettazione ancora prima che arrivasse la copertura finanziaria completa, pur di non perdere tempo prezioso. Un lavoro che, a conti fatti, ha permesso di restare persino sotto lo stanziamento previsto, risparmiando circa 23 milioni di euro pur assorbendo aumenti di costo per 18 milioni e realizzando interventi aggiuntivi. Il presidente facente funzioni del Comitato Internazionale dei Giochi del Mediterraneo, Mehrez Boussayene, ha parlato senza mezzi termini di “uno straordinario sforzo collettivo” e di un “record assoluto di partecipazione”, sottolineando anche la suggestiva novità del villaggio olimpico galleggiante, allestito sulle navi ormeggiate nella base navale della città.
Numeri da grande evento, la manifestazione più imponente mai organizzata nel Sud Italia. I numeri di questa edizione raccontano da soli la portata dell’appuntamento, con oltre 3.800 atleti attesi in Puglia, 26 Paesi partecipanti, 33 discipline sportive in programma per un totale di 286 gare, e ben 1.853 medaglie che verranno assegnate fino al 3 settembre. Un evento definito da Ferrarese “il più grande mai realizzato nella storia del Sud Italia”, capace di coinvolgere anche realtà inedite come la Athletica Vaticana, la polisportiva della Santa Sede, al suo secondo appuntamento ai Giochi dopo l’edizione di Orano 2022. Taranto si presenta a questo appuntamento con una storia gloriosa da difendere, perché l’Italia è la nazione più medagliata di sempre nei Giochi del Mediterraneo, capace di conquistare il primato nel medagliere in ben quattordici delle diciannove edizioni disputate finora. Un palmarès costruito da campioni che hanno fatto la storia dello sport italiano, da Pietro Mennea a Sara Simeoni, da Jury Chechi a Federica Pellegrini, fino a Vanessa Ferrari. E questa è, per l’Italia, un’edizione speciale anche perché giocata in casa: dopo Napoli 1963, Bari 1997 e Pescara 2009, quella di Taranto è la quarta volta che il nostro Paese ospita la manifestazione, a ben 29 anni di distanza dall’ultima kermesse organizzata sul suolo pugliese.
Già in archivio le prime gare, si comincia a fare sul serio. Il bello, va detto, era già iniziato prima ancora della cerimonia inaugurale, giovedì 20 agosto sono scese in campo le nazionali di pallavolo, con gli azzurri subito protagonisti, mentre proprio oggi, sabato 22 agosto, si assegnano già le prime diciassette medaglie d’oro della manifestazione. Una giornata densissima, che vede protagonista soprattutto il nuoto, in scena allo Stadio del Nuoto Torre d’Ayala con ben nove titoli individuali in palio, affiancato dalle due prove a cronometro del ciclismo su strada, dai due titoli della sciabola nella scherma e dalle quattro categorie del taekwondo, con capitan Dennis Baretta, fresco di bronzo agli Europei di Monaco, a guidare una spedizione azzurra che punta dritta al podio. Nei prossimi giorni la festa dello sport continuerà a rotazione tra i vari impianti pugliesi, con appuntamenti che si spalmeranno anche su Lecce e Brindisi, qui, ad esempio, gli Azzurrini del calcio Under 21, vicecampioni in carica dopo l’argento di Orano 2022, e nazionale più titolata nella storia della manifestazione con otto medaglie complessive, scenderanno in campo già questo pomeriggio allo stadio Via del Mare contro l’Albania. L’atletica leggera, cuore pulsante del grande sport internazionale, chiuderà invece la rassegna nell’ultima settimana, dal 30 agosto al 3 settembre, quando il rinnovato stadio Giuseppe Valente diventerà teatro di ben 42 titoli in palio, con una spedizione che schiererà 82 atleti, tra cui i campioni più attesi come Gianmarco Tamberi e lo stesso Filippo Tortu.
Non solo sport, perché la vera partita è il futuro di Taranto. Ma se c’è un filo conduttore che ha attraversato l’intera serata inaugurale, è la consapevolezza che questi Giochi rappresentino, per Taranto, molto più di un semplice evento sportivo. La coreografia che ha aperto la cerimonia raccontava proprio questo, un atleta della città che “risorge e corre verso il futuro”, danzando simbolicamente su una cartina del Mare Nostrum, in un continuo rimando tra la storia millenaria della Magna Grecia e le speranze di rilancio della città dell’acciaio. Un messaggio raccolto anche dalle istituzioni presenti in tribuna, con l’annuncio di un doppio tavolo di confronto a settembre dedicato al futuro dell’area ex Ilva e allo sviluppo della città, segno che l’eredità di questi Giochi guarda ben oltre le due settimane di gare. È esattamente questa l’eredità più preziosa che Taranto 2026 punta a lasciare: impianti sportivi di livello internazionale che, secondo l’auspicio dello stesso Ferrarese, potranno continuare a ospitare grandi eventi per i prossimi decenni, e una città che, come sottolineato dal Comitato Internazionale, “è stata trasformata da questi Giochi” e che porterà questa eredità “a lungo dopo la conclusione della competizione”. Da questo evento, con lo stadio Iacovone in festa e migliaia di persone in piedi ad applaudire, Taranto ha ufficialmente iniziato a scrivere un nuovo capitolo della propria storia, sportivo, certo, ma soprattutto umano e collettivo, per una città che ha saputo trasformare una sfida organizzativa complessa in un’occasione più unica che rara di riscatto.








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