Il Comitato Sannita Acqua Bene Comune contesta duramente il decreto con cui il presidente della Regione Campania Roberto Fico ha formalizzato l’affidamento del Servizio Idrico Integrato dell’ambito distrettuale sannita a Sannio Acque S.r.l. Il provvedimento regionale, datato 23 settembre 2026, dispone l’affidamento alla società mista sulla base della normativa regionale e nazionale di settore. Secondo le informazioni rese pubbliche, la gestione avrà durata di 27 anni dalla sottoscrizione della convenzione di servizio; Sannio Acque prevede una partecipazione pubblica del 55% e privata del 45%, con Acea quale socio privato.

La reazione del Comitato è netta e assume un carattere apertamente politico. In una nota diffusa dopo la firma del decreto, l’organizzazione parla di “tradimento politico” e accusa Fico di essersi allontanato dalle posizioni sostenute negli anni delle campagne per l’acqua pubblica e del referendum del 2011. Si tratta, va precisato, della valutazione del Comitato: il decreto formalizza un modello di società mista a maggioranza pubblica, mentre gli oppositori interpretano l’ingresso del socio privato e la durata dell’affidamento come una sostanziale privatizzazione della gestione. Il punto centrale dello scontro riguarda proprio la natura del modello societario. La documentazione istituzionale precedente descrive Sannio Acque come una società mista nella quale ai Comuni dell’ambito distrettuale sannita è riservato complessivamente il 55% del capitale e al soggetto privato il 45%, individuato attraverso una procedura di gara a doppio oggetto. Per il Comitato, tuttavia, la maggioranza formale pubblica non sarebbe sufficiente a garantire una gestione realmente pubblica del servizio, perché la presenza di un operatore industriale privato introdurrebbe nella gestione dell’acqua logiche economiche e remunerative incompatibili, a suo giudizio, con il principio dell’acqua come bene comune. Nella nota viene inoltre richiamato il referendum del 2011, utilizzato dal Comitato come termine di paragone politico rispetto al percorso seguito oggi dalla Regione. L’organizzazione ricorda in particolare l’impegno che Fico aveva assunto negli anni delle mobilitazioni per l’acqua pubblica e considera il decreto in contraddizione con quella storia politica. È una contestazione che investe dunque non soltanto l’architettura tecnica di Sannio Acque, ma la coerenza politica del presidente della Regione rispetto alle battaglie sostenute in passato.

Un altro capitolo della polemica riguarda la Corte dei Conti. Il Comitato sostiene che i rilievi formulati in precedenza dalla magistratura contabile sulle deliberazioni adottate dai Comuni non siano stati adeguatamente considerati. La documentazione regionale disponibile conferma che la Sezione regionale di controllo della Corte dei Conti aveva effettivamente formulato osservazioni e prescrizioni sulle deliberazioni comunali relative al progetto societario e che, successivamente, l’Ente Idrico Campano aveva aggiornato relazione, statuto e patti parasociali tenendo conto di quei rilievi. È quindi importante distinguere il dato documentale dalla valutazione politica: l’esistenza di osservazioni della Corte dei Conti è attestata negli atti, mentre l’affermazione secondo cui tali rilievi sarebbero stati “ignorati” rappresenta la posizione del Comitato e non può essere assunta automaticamente come conclusione istituzionale o giudiziaria. Già nei mesi scorsi lo stesso Comitato aveva contestato la procedura, sostenendo la permanenza di criticità economico-finanziarie e amministrative e chiedendo alla Regione di non procedere con l’affidamento.

La contrapposizione riguarda anche la lettura degli effetti del nuovo modello. Da una parte i sostenitori di Sannio Acque indicano nella gestione unitaria uno strumento per programmare investimenti, interventi e manutenzioni sulla rete idrica. Dall’altra il Comitato teme che il coinvolgimento del privato possa incidere sulle scelte strategiche e sulla distribuzione degli utili, trasferendo nel lungo periodo sulle comunità locali i rischi economici della gestione. Il sindaco di Benevento Clemente Mastella ha accolto favorevolmente il decreto, sottolineando la possibilità di rafforzare e potenziare la rete. Il Comitato, al contrario, inserisce la vicenda nel più ampio confronto nazionale sull’acqua pubblica e richiama anche i principi della “Laudato si’” di Papa Francesco per ribadire che l’accesso all’acqua non dovrebbe essere ricondotto a una logica meramente commerciale. La questione è quindi destinata a restare al centro del dibattito sannita. Il decreto del presidente Fico segna infatti un passaggio amministrativo decisivo nell’affidamento del servizio, ma non chiude il conflitto politico e territoriale costruitosi attorno a Sannio Acque.

Il Comitato Sannita Acqua Bene Comune annuncia che proseguirà la propria opposizione “in ogni sede, amministrativa e di piazza”, ribadendo la richiesta di una gestione integralmente pubblica del servizio idrico. Sul fronte opposto, l’affidamento appena formalizzato apre ora la fase della convenzione e dell’effettiva organizzazione della gestione. Il confronto, dunque, si sposta dalla nascita della società alla sua concreta operatività. Ed è su questo terreno che nei prossimi mesi potranno essere valutati in modo più preciso investimenti, tariffe, governance, responsabilità dei soci pubblici e privati e capacità del nuovo assetto di garantire un servizio efficiente e trasparente. Al di là delle contrapposizioni, resta un dato: con il decreto del 23 settembre la Regione Campania ha compiuto uno dei passaggi più rilevanti degli ultimi anni nella riorganizzazione del servizio idrico sannita. La discussione ora riguarda quale equilibrio, nella pratica, si determinerà tra controllo pubblico, ruolo del socio privato e interesse delle comunità locali.

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