All’Ospedale Sacro Cuore di Gesù Fatebenefratelli una giornata di studio dedicata all’evoluzione della Medicina di Laboratorio e alla personalizzazione delle cure. Ospite di rilievo il professor Antonio Iavarone, Full Professor dell’Università di Miami e vicedirettore del Sylvester Comprehensive Cancer Center, protagonista di una lectio magistralis sulle nuove frontiere della Precision Medicine in oncologia.

Diagnosi sempre più accurate, integrazione dei dati clinici e genetici, nuovi marcatori di rischio e terapie costruite sulle caratteristiche del singolo paziente. Sono stati questi i temi al centro del convegno “Update in Medicina di Laboratorio – La precisione in medicina”, ospitato presso il Centro Congressi “Fra Pietro dè Giovanni” dell’Ospedale Sacro Cuore di Gesù Fatebenefratelli di Benevento. L’iniziativa, che ha richiamato numerosi professionisti sanitari, ha offerto un quadro aggiornato sulle trasformazioni che stanno interessando la medicina contemporanea, sempre più orientata verso modelli di diagnosi e cura personalizzati e fondati sull’integrazione tra laboratorio, genetica, clinica e ricerca. Responsabile scientifico del convegno è stato Giovanni Pigna, medico patologo clinico dell’Ospedale Sacro Cuore di Gesù, che ha costruito il programma attorno al tema della Medicina di Precisione, chiamando a confronto esperti impegnati in differenti ambiti specialistici.

Ad aprire i lavori sono stati i saluti del direttore sanitario Maurizio Quici e del direttore amministrativo Giovanni Carozza, che ha portato anche il saluto del Padre Superiore Fra Michele Montemurri. L’introduzione scientifica è stata affidata a Nicola Rosario Forte. Momento centrale della giornata è stata la lectio magistralis del professor Antonio Iavarone, Full Professor dell’Università di Miami e vicedirettore del Sylvester Comprehensive Cancer Center, arrivato a Benevento per approfondire le prospettive della Medicina di Precisione applicata all’oncologia. Intervistato dal giornalista Alfredo Salzano, Iavarone ha illustrato le più recenti acquisizioni della ricerca oncologica, soffermandosi in particolare sull’estrema eterogeneità delle patologie tumorali e sulla necessità di studiarle attraverso profili genetici sempre più dettagliati.

“Il motivo è l’estrema variabilità delle forme tumorali che vanno studiate prevalentemente secondo il loro dettagliato profilo genetico”, ha spiegato. “In questo entra la Precision Medicine”. Un principio che assume particolare rilevanza anche nello studio dei tumori cerebrali, settore nel quale la ricerca punta a individuare nuove strategie terapeutiche partendo dalla conoscenza sempre più precisa delle caratteristiche molecolari della malattia. La Medicina di Precisione è stata affrontata anche sul versante cardiovascolare. Giovanni Pigna ha illustrato le più recenti conoscenze relative ai marcatori biochimici dell’aterosclerosi, concentrandosi in particolare sulla Lipoproteina(a) e sulla componente apo(a). “Da una considerazione prevalentemente concentrata sul colesterolo LDL, come la storia dell’aterosclerosi ci ha insegnato, si è passati alla valutazione della componente apo(a) della particella di Lipoproteina(a)”, ha sottolineato Pigna, richiamando il peso della componente genetica e il contributo delle nuove metodiche diagnostiche nella valutazione del rischio cardiovascolare.

Ampio spazio è stato riservato anche alla relazione tra oncologia, coagulazione e rischio vascolare. Giuseppe Vercillo, responsabile dell’Ambulatorio di Emostasi e Trombosi dell’Istituto Nazionale Tumori IFO Regina Elena di Roma, ha affrontato il tema dell’omocisteina e delle comorbidità vascolari nei pazienti oncologici. “Soprattutto in questa fascia di rischio lieve è opportuno valutare l’integrazione di vitamine B6, B9 e acido folico, dopo averle dosate e contestualmente a un’attenta valutazione delle abitudini alimentari del paziente”, ha evidenziato Vercillo. A fare da filo conduttore tra gli interventi è stato il concetto di integrazione. La Medicina di Precisione, infatti, non si limita alla lettura di un singolo parametro, ma punta a mettere in relazione informazioni cliniche, genetiche, ambientali e di laboratorio per costruire un quadro più completo e personalizzato del paziente.

“Lo scopo delle relazioni è quello di offrire uno spaccato sull’integrazione dei dati clinici dei pazienti, quelli genetici e l’impatto ambientale di ritorno sulla genetica stessa, studiati attraverso l’evoluzione costante della genomica”, ha spiegato Pigna. Il convegno ha quindi proposto una lettura trasversale delle trasformazioni in corso nella medicina, mettendo in relazione oncologia, rischio cardiovascolare, emostasi, genetica e diagnostica di laboratorio. Non una riflessione su una singola patologia, dunque, ma un confronto più ampio sul modo in cui la medicina sta cambiando: da modelli standardizzati.

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