Novantatré artisti nella raccolta “Primedicopertina” di Gianni e Giusi Mirulla, esposta da Art La Rosa e destinata all’asta a dicembre. Oltre mezzo secolo di ricerca tra arte, artigianato e design: l’obiettivo è conservarne l’unità, con una possibile destinazione museale.
Prima sono state scelte editoriali, poi sono diventate una collezione. Le 135 opere di “Primedicopertina”, raccolte da Gianni e Giusi Mirulla, raccontano oltre cinquant’anni di ceramica attraverso il lavoro di 93 artisti. Il corpus è esposto nella sua interezza da Art La Rosa, a Catania, che ne annuncia la vendita unitaria all’asta nel dicembre 2026. La particolarità della raccolta risiede nella sua origine: le opere sono legate alle copertine di riviste specializzate, a cominciare da D’A – Design e Artigianato, Arti Applicate e Decorative. Ogni scelta accompagna una ricerca, un incontro, una lettura critica. Nel tempo, queste testimonianze hanno composto un archivio materiale delle trasformazioni della ceramica contemporanea.
Il percorso riunisce scultori come Marcello Fantoni, Ilario Fioravanti, Ivo Sassi e Carlo Zauli; figure del design quali Antonia Campi, Tiziano Dalpozzo ed Ettore Sottsass; autori come Ugo La Pietra, Nicola Boccini, Paolo Polloniato e Tommaso Cascella. Accanto agli italiani figurano artisti internazionali legati alla scena nazionale, tra cui Panos Tsolakos, Tomo Hirai, Philippe Artias e Lee Babel. Maiolica, grès, terracotta e porcellana restituiscono linguaggi differenti. Alle forme riconoscibili dell’oggetto si affiancano sculture, composizioni astratte e lavori nei quali la ceramica dialoga con altri materiali. Superfici, smalti e colore diventano strumenti di una ricerca che attraversa i confini tra produzione artigianale, progetto e opera d’arte.
La storia editoriale comincia nel 1990 con la fondazione di D’A, nata per dare spazio ad arti applicate, artigianato e design. Dal 1991 prende forma “Primedicopertina”: la prima pagina della rivista viene dedicata a un’opera e al suo autore, costruendo una continuità di attenzione verso il settore. Intorno alla pubblicazione si sviluppano collaborazioni e iniziative espositive. Tra queste, “Virtualità del vaso. Variabili varianti”, ideata da Giovanni Mirulla e da Gian Carlo Bojani, allora direttore del Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza. Tra il 1994 e il 1997 il progetto coinvolge artisti chiamati a reinterpretare il vaso, forma archetipica della ceramica, attraverso mostre articolate in più cicli e città.
Dal 2011 al 2023 la raccolta si arricchisce anche delle opere pubblicate sulle copertine de La Ceramica Moderna & Antica, diretta in quel periodo dallo stesso Mirulla. “Il punto di partenza erano gli artisti, le loro ricerche e il desiderio di raccontarle”, spiega Gianni Mirulla. “Ogni copertina rappresentava un incontro e una scelta culturale”. La consapevolezza di aver costruito una collezione arriva progressivamente, quando le opere, osservate insieme, cominciano a restituire una memoria condivisa.
“Oggi consegnare questa raccolta a una nuova fase della sua storia significa soprattutto cercare qualcuno che sappia conservarne l’unità e continuare a raccontarla”, aggiunge. È su questa esigenza che si fonda la scelta di proporre il corpus unitariamente. Art La Rosa si rivolge a musei, fondazioni, enti pubblici e collezionisti interessati ad acquisire una raccolta già documentata, con un’identità che va oltre il rilievo delle singole firme. “Il vero valore aggiunto è la relazione fra le opere”, osserva Giacomo La Rosa, gallerista, curatore e direttore della casa d’aste. La documentazione e il catalogo permettono di ricostruire il contesto dei lavori, rendendo possibile un utilizzo espositivo e di studio. La destinazione museale resta una prospettiva, sostenuta dalla volontà di evitare la dispersione della raccolta.
Nel catalogo, il designer Angelo Minisci, coordinatore dell’indirizzo Design della LABA di Firenze, individua il potenziale di un “museo in progress delle arti applicate”, richiamando il valore storico e documentario dell’insieme. A ricostruirne il percorso contribuisce il volume “Primedicopertina”, curato dalla storica dell’arte Gilda Cefariello Grosso e pubblicato nel 2025. Il libro raccoglie anche i testi delle cover story, conservando le letture e le circostanze che accompagnarono la presentazione delle opere. La vendita annunciata apre dunque un passaggio delicato: trovare una nuova collocazione a una collezione costruita in oltre trent’anni, preservando il legame tra gli oggetti e la storia editoriale che li ha riuniti.






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