Cooperazione internazionale, tecnologie per la salute e approccio One Health al centro dell’evento conclusivo ospitato dall’Università Campus Bio-Medico di Roma
ROMA – Rafforzare il dialogo tra Europa e Africa attraverso la ricerca scientifica, la formazione universitaria e le tecnologie per la salute. È stato questo il cuore dell’evento conclusivo del progetto “Afya Moja – Health Technology: from capacity building to capacity strengthening”, ospitato presso l’Università Campus Bio-Medico di Roma e dedicato alla costruzione di nuove reti di cooperazione accademica e scientifica internazionale. “Afya Moja”, che in lingua swahili significa “One Health”, è stato promosso dal Ministero dell’Università e della Ricerca e coordinato dall’Università Campus Bio-Medico di Roma con la partecipazione dell’Università Federico II di Napoli, dell’Università di Pisa, dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna e del Politecnico di Bari. Il progetto è stato finanziato attraverso il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e ha coinvolto ben 31 partner africani.
L’iniziativa nasce con l’obiettivo di rafforzare i sistemi accademici e scientifici africani nel settore delle tecnologie sanitarie, sviluppando un modello di collaborazione basato sull’approccio “One Health”, che considera strettamente connesse la salute umana, quella animale e la tutela dell’ambiente. Il progetto si è articolato in quattro aree di intervento integrate: ingegneria biomedica, medicina e chirurgia, medicina veterinaria e produzione animale, nutrizione e agricoltura, con una particolare attenzione ai temi dell’etica e delle scienze regolatorie.
Al centro dell’iniziativa non soltanto la formazione, ma soprattutto la costruzione di relazioni scientifiche stabili e di progettualità condivise tra università europee e africane. Per Domenico Mastrolitto, Direttore Generale della Campus Bio-Medico SpA, il progetto rappresenta un modello concreto di cooperazione internazionale orientata allo sviluppo sostenibile. “Il Campus Bio-Medico ha partecipato con senso di responsabilità al progetto Afya Moja, un’importante iniziativa che ha rappresentato non solo un’opportunità di cooperazione scientifica internazionale, ma anche un concreto passo avanti verso la costruzione di ponti solidi tra Europa e Africa in un’ottica di crescita condivisa, equa e sostenibile”, ha dichiarato Mastrolitto.
“Crediamo fermamente che la promozione di reti di collaborazione e lo scambio di know-how tra istituzioni accademiche, imprese ed enti di ricerca rappresentino la chiave per affrontare le grandi sfide della salute globale, condividendo soluzioni innovative che mettono al centro il valore dell’integrazione tra salute umana e degli ecosistemi secondo i principi dell’approccio One Health”. Il Direttore Generale ha inoltre sottolineato il ruolo strategico del nuovo Agri Research and Teaching Center del Campus Bio-Medico, pensato come ecosistema interdisciplinare dedicato a ricerca, innovazione e sostenibilità, aperto alla collaborazione internazionale.
“L’obiettivo che ci prefiggiamo è supportare con convinzione i sistemi accademici e scientifici africani, valorizzando competenze, risorse e peculiarità territoriali, favorendo una maggiore integrazione nei network globali della ricerca”, ha aggiunto. Anche il Magnifico Rettore dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, professor Rocco Papalia, ha evidenziato il valore umano e culturale dell’iniziativa. “Il valore più autentico di un’iniziativa come questa risiede nella possibilità di costruire rapporti fondati sul rispetto reciproco, sulla cooperazione e sulla fiducia tra le persone, ancor prima che tra le istituzioni”, ha spiegato il Rettore.
“Non basta collaborare a distanza: è importante incontrarsi, ascoltarsi, condividere esperienze e lavorare insieme per creare opportunità concrete per studenti, ricercatori e comunità accademiche”. Papalia ha inoltre sottolineato come, nonostante le differenze geografiche e culturali, esistano valori universali condivisi. “Le distanze geografiche possono apparire significative sulle mappe, ma non possono separare il desiderio comune di costruire una comunità umana, scientifica e culturale più forte”.
Grande soddisfazione è stata espressa anche dal professor Leandro Pecchia, Prorettore alla Ricerca dell’Università Campus Bio-Medico e coordinatore del progetto Afya Moja. “Siamo molto soddisfatti dei risultati raggiunti da un progetto tanto sfidante quanto ambizioso, che hanno superato le nostre migliori aspettative coinvolgendo ben 31 partner africani in un percorso di collaborazione concreta e crescita condivisa”, ha affermato.
“La partecipazione all’evento finale di rappresentanti dell’OMS, UNDP, CDP, della Cabina di Regia della Presidenza del Consiglio, di ONG, APRE e di numerose aziende interessate a sviluppare nuove collaborazioni con l’Africa ci rende particolarmente orgogliosi”. Pecchia ha inoltre sottolineato il valore culturale del passaggio da una logica di “capacity building” a quella di “capacity strengthening”, ovvero il riconoscimento delle competenze già presenti nei Paesi africani. “Se anche una sola persona, grazie a questo progetto, smetterà di parlare di capacity building e inizierà a parlare di capacity strengthening, riconoscendo le competenze, l’esperienza e il valore già presenti nel continente africano, allora potrò ritenermi pienamente soddisfatto”.
I lavori proseguiranno anche nella giornata del 27 maggio con workshop e tavole di approfondimento dedicati alle prospettive future del progetto, ai temi dell’etica applicata alle tecnologie per la salute e alle opportunità offerte dal programma europeo Horizon Europe nei settori Agritech e Technologies for Life. Prevista inoltre una sessione operativa presso il nuovo Agri Research and Teaching Center del Campus Bio-Medico, dedicata al confronto tra ricerca, innovazione e cooperazione internazionale, con l’obiettivo di favorire lo scambio di competenze e l’avvio di nuove progettualità condivise tra Europa e Africa. Afya Moja si conferma così non soltanto un progetto accademico, ma un modello di cooperazione internazionale fondato sulla reciprocità, sulla sostenibilità e sulla costruzione di reti globali capaci di affrontare le grandi sfide della salute del futuro.








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