Nella giornata di ieri CIVES – Laboratorio di formazione al bene comune, ha organizzato la nona videoconferenza nell’ambito del nuovo ciclo d’iniziative ” CIVES in dialogo”, proponendo un confronto con Luisa Arezzo, giornalista, direttore di ScuolediRoma.it ed autrice di vari libri fra cui due testi-guida sugli Istituti capitolini, sul tema: “Le sfide della scuola post-Covid”. Ha introdotto il dialogo Ettore Rossi, coordinatore di CIVES. Sono intervenuti Sonia Caputo, docente e giornalista e Carlo Mazzone, unico docente italiano tra i finalisti del Global Teacher Prize 2020.

“La scuola è il nostro principale bene comune – ha esordito Rossi – e rimane, soprattutto nei nostri contesti, l’opportunità fondamentale per ridurre le disuguaglianze. Davvero questa esperienza del Covid ci ha fatto percepire come ci sia un rischio concreto di blocco della mobilità sociale in qualche misura finora garantita dalla scuola. Dobbiamo pensare proprio a immaginare come dovrà essere il dopo, progettando la scuola anche nei nostri territori creando quella comunità educante capace di tenere insieme tutti i soggetti fondamentali di un certo contesto”.

Sonia Caputo, intervenendo in seguito, ha affermato: “La scuola italiana non ha maturato nuovi problemi a seguito del Covid, quanto piuttosto sono emerse con maggiore forza delle problematiche ataviche del sistema scolastico. La questione chiave al momento sembra essere la modifica del calendario scolastico ma va affrontato subito il divario tecnologico tra nord e sud del paese che ha portato in alcune realtà allo stop delle lezioni. Nel nostro sistema scolastico è fondamentale recuperare fiducia a tutti i livelli: il sistema scolastico va rimodellato rinsaldando un nuovo patto di corresponsabilità tra le parti, puntando su innovazione continua e costante nel tempo. È importante rimodellare il ruolo dei docenti, rivedere i rapporti tra scuola e famiglie, coinvolgendo sempre di più queste ultime. Resta fondamentale, infine, rafforzare i rapporti di collaborazione”.

“Il Covid ha evidenziato quello che era già sotto gli occhi di tutti e che veniva messo un po’ sotto il tappeto – ha aggiunto Luisa Arezzo – ovvero il fatto che la scuola non è riuscita a preparare alle nuove sfide di questo secolo gli studenti e spesso neppure gli insegnanti. L’arrivo della Didattica a Distanza è stato emblematico: è emerso un gap non solo di connessione ma soprattutto una impreparazione digitale ad un salto di questo tipo. Tornare ugualmente allo stato di prima sarebbe un errore, anche solo per dare il messaggio che questo che abbiamo vissuto non è stato un tempo sospeso ma un tempo arricchente.

Stiamo adesso immaginando la scuola dei prossimi vent’anni. Credo che si passerà da un digitale per forza ad un digitale per scelta, il che consentirà anche di aprirsi a scenari nuovi: penso alla capacità di connettersi tra istituti anche a distanza fra loro, anche nei diversi stati europei. Possiamo creare dei gemellaggi online e fare lezioni online con classi di altri istituti. Non aprirsi a questo sarebbe miope. Dobbiamo rapidamente implementare e integrare nei percorsi educativi, sin dalla scuola media, le materie STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria, Matematica, a cui si aggiunge oggi l’Arte) e far dialogare tra loro le varie discipline. Cambieranno anche gli ambienti di apprendimento, in quanto l’aula come spazio chiuso è superata perché sono necessari ambienti flessibili. Così come si consolideranno le lezioni all’aperto. Va data consistenza ai Patti Educativi di Comunità che mettono insieme i tanti stakeholder del territorio. Potremmo sintetizzare questo con un’espressione: la scuola non fa tutto ma tutti fanno qualcosa. Bisogna, inoltre, tornare all’idea di scuola aperta, in modo che durante il pomeriggio la scuola sia al servizio della comunità con il coinvolgimento delle famiglie, delle associazioni, ecc. Noi parliamo, in questo senso, di polo civico territoriale. La scuola è la più grossa struttura che abbiamo in Italia (sono 43 mila le scuole), è l’ossatura del nostro paese e va ridisegnata senza lasciare nessuno indietro, in quanto il suo compito principale è di formare cittadini”.

Carlo Mazzone, nel prendere la parola, ha detto: “Quello che noi docenti abbiamo fatto in questo periodo di pandemia è incredibile, con una mole di lavoro e uno spirito di adattamento encomiabile. Il problema di accesso al digitale ha fatto emergere un problema di democratizzazione del bene stesso, così come è emerso un problema relativo all’approccio ai temi della cultura rispetto ai quali le materie tecniche vengono sempre messe in secondo piano. Dobbiamo rivalutare la preparazione tecnica, così come è importante imparare a lavorare per progetti”.

 

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