Fu il governo Renzi nel 2016 che ha spalancato le porte agli speculatori; centinaia di migliaia di imprese e famiglie hanno pagato il conto. Ignazio Catauro (Unimpresa Irpinia Sannio): “Basta impunità. Costituiamo un organismo di avvocati e fiscalisti per chiedere verità e giustizia”.

Nel febbraio 2016, il Governo italiano guidato da Matteo Renzi, emanò il Decreto-Legge 14 febbraio 2016, n. 18, poi convertito in legge. Questo provvedimento introdusse la GACS, cioè la Garanzia sulla Cartolarizzazione delle Sofferenze Debitorie. In pratica, lo Stato disse alle banche: “Se vuoi vendere i tuoi crediti deteriorati (cioè i debiti non pagati dai clienti), io Stato ti garantisco la parte più sicura dell’operazione, così gli investitori saranno più tranquilli e compreranno più facilmente i tuoi pacchetti di crediti.” Questa garanzia pubblica rese molto più semplice e conveniente, per le banche vendere enormi quantità di crediti deteriorati a fondi e società di recupero. In cambio lo Stato non chiese assolutamente nulla in cambio, tutto a spese dei cittadini italiani e solo a favore di speculatori senza scrupoli. Il tutto con l’avallo del governo Renzi.
È un dato storico, – precisa l’avvocato Antonio Camillo Raffaele Laudanna, esperto in frodi ai danni di imprese e cittadini e responsabile della sezione del Team – fu quell’esecutivo a varare la norma, che rese possibile la GACS, e, di conseguenza, l’enorme mercato delle cartolarizzazioni che negli anni successivi ha generato in ordine: svendita dei crediti delle imprese; profitti per fondi speculativi; trasferimento di rischio allo Stato; fallimenti e chiusure aziendali, nonchè contenziosi infiniti per i debitori”.

 

Unimpresa Irpinia Sannio lancia oggi un allarme pubblico e una mobilitazione concreta. La scelta politica che nel 2016 ha reso operativo il meccanismo della GACS, aprendo il mercato delle sofferenze a fondi e SPV (Special Purpose Vehicle, in italiano Società Veicolo o Società di Scopo), ha permesso alle banche di alleggerire i bilanci in tempi rapidi a scapito della tutela delle imprese, delle famiglie e della finanza pubblica; il risultato è stato una vera e propria svendita di crediti che, in molti casi, sono stati ceduti a valori medi intorno al 10 per cento del loro ammontare nominale mentre i imprese e cittadini sono stati perseguiti per l’intero importo, gravati da spese legali, interessi e procedure esecutive che hanno trasformato crisi temporanee in fallimenti definitivi.
“Il decreto che ha introdotto la GACS è stato varato dall’esecutivo nel 2016 e quella scelta politica ha spalancato la porta agli speculatori — dichiara Ignazio Catauro, Presidente di Unimpresa Irpinia Sannio — oggi vediamo le conseguenze: imprese ridotte sul lastrico, famiglie che perdono reddito e posti di lavoro, e cittadini che pagano il conto attraverso garanzie e interventi pubblici. Non possiamo più accettare che la sbandierata stabilità bancaria sia perseguita a scapito della giustizia sociale”. Per questo motivo Unimpresa Irpinia Sannio annuncia la costituzione di un organismo permanente composto da avvocati penalisti e civilisti, commercialisti e consulenti finanziari che avvierà a breve azioni legali di carattere penale e civile, predisponendo segnalazioni documentate alle Procure competenti e richieste di accertamento alle autorità di vigilanza.
“Il nostro Team di esperti è già operativo e cresce ogni giorno con adesioni da tutta Italia — aggiunge Catauro — fino ad oggi nessuno ha svolto questo lavoro in modo sistematico; lo faremo noi per restituire dignità e tutela alle imprese e ai cittadini danneggiati e perseguitati”. Il quadro che sarà sottoposto all’attenzione della magistratura e degli organi di controllo, annuncia Unimpresa, include anomalie formali e sostanziali, come cessioni in blocco senza adeguata documentazione, posizione per posizione, richieste di pagamento su crediti parzialmente estinti o prescritti, uso improprio di licenze e pratiche di recupero che oltrepassano i limiti consentiti, possibili conflitti di interesse tra banche cedenti e veicoli acquirenti; tutte circostanze che, se confermate dai documenti, possono integrare ipotesi di reato quali frode, falsificazione documentale, truffa ai danni dello Stato, concussione o corruzione e, in casi estremi, riciclaggio.
“Abbiamo già raccolto segnalazioni e documenti preliminari che mostrano anomalie formali e sostanziali nelle cessioni in blocco — dichiara l’Avv. Nicola Maglione, uno degli avvocati attivi aderente al pool esperto di cartolarizzazioni e frodi finanziarie — il nostro compito sarà ricostruire la catena documentale, verificare la titolarità posizione per posizione e valutare la sussistenza di reati; dove emergeranno elementi concreti, non esiteremo a depositare denunce e a chiedere indagini patrimoniali”.
“Analizzeremo i bilanci pre e post cessione per quantificare il beneficio contabile delle banche, che spesso conseguono attraverso la costituzione di società controllate, che acquistano i loro stessi crediti in blocco a prezzi a dir poco “stracciati” consentendo alla Banca cessionaria un recupero per perdita di bilancio, ma poi agiscono per il recupero al valore nominale effettivo del credito acquistato, maturando profitti enormi e scaricando sulle imprese il relativo carico.

 

La perdita economica subita dalle imprese è enorme perché in questo modo subiscono il danno due volte, mentre le banche godono di un doppio beneficio: fiscale ed economico, maturando un doppio profitto. — Aggiunge l’avvocato Antonio Lonardo, uno dei maggiori esperti italiani di Sovraindebitamento e Crisi d’Impresa — metteremo in relazione i prezzi di cessione con i flussi di recupero effettivi per valutare chi ha realmente guadagnato e chi ha pagato il conto: imprese, famiglie e contribuenti”.
Unimpresa chiede risposte nette su due punti essenziali: perché non è stato previsto un meccanismo che consentisse al debitore di estinguere la posizione al valore effettivamente realizzato sul mercato e perché non sono state introdotte tutele efficaci per evitare, che la differenza tra valore nominale e prezzo di cessione diventasse profitto speculativo, a scapito della collettività; inoltre l’associazione solleciterà Procure, Banca d’Italia e Ministero dell’Economia e delle Finanze ad approfondire, per verificare eventuali anomalie e ad attivare ogni strumento di controllo e sanzione previsto dalla legge.
Il piano operativo prevede la raccolta sistematica di contratti di cessione, contratti di servicing, bilanci pre/post operazione, comunicazioni ai debitori e rendicontazioni dei flussi di recupero, il calcolo puntuale del valore nominale rispetto al prezzo di cessione e la quantificazione dell’esposizione pubblica derivante da garanzie e ricapitalizzazioni; dove emergeranno elementi di reato saranno predisposte segnalazioni alle Procure e, se del caso, ricorsi alle sedi europee per verificare la legittimità degli aiuti di Stato concessi.
“Le imprese non sono merce da svendere — conclude Catauro — e se la politica e le istituzioni non hanno finora dato risposte adeguate, le imprese e i cittadini non resteranno inerti: chiederemo giustizia nelle aule dei tribunali e nelle sedi competenti fino a quando non saranno accertate
responsabilità e ripristinata la trasparenza”. Per segnalazioni e adesioni al progetto di assistenza legale gratuita, Unimpresa Irpinia Sannio. invita a rivolgersi alle proprie sedi territoriali.

 

 

 

 

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