Il Ministero definisce irricevibile ogni ipotesi di dismissione senza alternative. Tavolo aggiornato all’8 ottobre, si apre un confronto su misure di sostegno al reddito per i lavoratori in sciopero da venti giorni.

Il futuro del sito Cooper Standard di Battipaglia resta appeso a un filo, ma dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy arriva un messaggio chiaro. Ogni ipotesi di chiusura è stata bollata come “irricevibile”, in assenza di adeguate valutazioni sulle alternative industriali e occupazionali. Una posizione netta, assunta nel corso dell’ultimo incontro al Mimit, che segna un punto fermo nella vertenza aperta ormai da settimane e che ha già portato i lavoratori a venti giorni consecutivi di sciopero.

La linea del Governo, condivisa con le organizzazioni sindacali, è quella di difendere la continuità produttiva e i posti di lavoro, evitando che il sito salernitano venga abbandonato senza prospettive. Per questo il tavolo di confronto è stato aggiornato all’8 ottobre, data entro la quale il Ministero ha invitato l’azienda a rivedere la propria posizione e a presentare proposte concrete per il futuro dello stabilimento.

Nel frattempo, su sollecitazione del Mimit, Cooper Standard ha manifestato disponibilità ad aprire subito un dialogo con i sindacati per discutere forme di sostegno al reddito, un passaggio indispensabile per i lavoratori che da settimane presidiano i cancelli e chiedono certezze sul loro destino.

La vicenda di Battipaglia non riguarda soltanto un sito industriale, ma tocca la tenuta di un territorio già messo a dura prova da anni di crisi occupazionale. Le istituzioni locali hanno sottolineato più volte l’importanza strategica dello stabilimento, che dà lavoro a centinaia di famiglie e che rappresenta un tassello rilevante nel tessuto produttivo campano.

Il Ministero ha ribadito che non si può immaginare una dismissione senza un piano industriale alternativo che garantisca prospettive reali e non lasci i lavoratori senza futuro. Una presa di posizione che ha dato respiro alle maestranze ma che, al tempo stesso, apre una fase decisiva della trattativa.

L’8 ottobre sarà dunque una data chiave. Il Governo, i sindacati e i lavoratori attendono che l’azienda faccia un passo avanti, abbandonando l’idea della chiusura e aprendo a soluzioni che permettano non solo di salvaguardare l’occupazione ma anche di immaginare un rilancio produttivo per l’area. Fino ad allora la mobilitazione continuerà, con il presidio dei cancelli a testimoniare la volontà di non arrendersi.

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