Il nuovo Regolamento delegato europeo 2026/2102 elimina dall’ambito dell’EUDR le principali categorie di pelli e cuoio bovino. Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida rivendica il risultato come una tutela per la filiera conciaria italiana e per la competitività delle imprese. La Commissione europea motiva la modifica con ragioni economiche, commerciali e di coerenza normativa, ma precisa che la questione potrà essere riesaminata nel 2030.

L’Unione europea modifica il perimetro del regolamento sulla deforestazione e toglie dall’elenco dei prodotti soggetti agli obblighi EUDR le principali categorie di pelli, pellami e cuoio di origine bovina. Una decisione che il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida definisce “una grande vittoria per l’Italia, per il Made in Italy e per migliaia di imprese”. La modifica è contenuta nel Regolamento delegato (UE) 2026/2102 della Commissione, datato 13 luglio e pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea il 17 settembre 2026. Il provvedimento interviene sull’Allegato I del Regolamento (UE) 2023/1115, il cosiddetto EUDR, nato con l’obiettivo di ridurre il contributo europeo alla deforestazione e al degrado forestale attraverso specifici obblighi di dovuta diligenza sulle materie prime e sui prodotti considerati a rischio. Con la nuova disciplina vengono eliminati dall’elenco i codici doganali relativi alle pelli bovine grezze, alle pelli conciate o in crosta e al cuoio bovino ulteriormente lavorato dopo la concia. In termini tecnici, si tratta delle voci HS 4101, 4104 e 4107 indicate nel regolamento delegato.

Per il comparto conciario si tratta di una modifica rilevante, perché sottrae questi prodotti agli adempimenti previsti dall’EUDR, tra cui la tracciabilità e la dimostrazione che le merci interessate non siano riconducibili a terreni recentemente deforestati. Il regolamento europeo sulla deforestazione, approvato nel 2023, riguarda sette grandi categorie di materie prime: bovini, cacao, caffè, palma da olio, gomma, soia e legno, oltre a una serie di prodotti derivati. L’obiettivo resta quello di impedire che beni immessi o esportati dal mercato europeo contribuiscano alla deforestazione o al degrado delle foreste. Le scadenze applicative attualmente previste sono il 30 dicembre 2026 per gli operatori di medie e grandi dimensioni e il 30 giugno 2027 per la maggior parte delle micro e piccole imprese.

La decisione sulle pelli bovine nasce però da una valutazione specifica compiuta dalla Commissione europea. Nel testo del regolamento delegato, Bruxelles sottolinea infatti la differenziazione esistente tra la filiera della carne e quella del cuoio, le asimmetrie nei flussi commerciali e il valore economico relativamente basso delle pelli rispetto alla carne all’interno della produzione bovina. Secondo la Commissione, questi elementi limitano la capacità degli operatori europei del comparto conciario di ottenere dai propri fornitori tutte le informazioni necessarie per adempiere agli obblighi dell’EUDR.

È su questo passaggio che si concentra anche la soddisfazione espressa dal ministro Lollobrigida. “L’esclusione definitiva della pelle bovina dal Regolamento europeo sulla deforestazione è una grande vittoria per l’Italia, per il Made in Italy e per migliaia di imprese”, afferma il ministro. Secondo Lollobrigida, l’inserimento della pelle bovina nel perimetro originario del regolamento era una scelta che il Governo italiano aveva contestato fin dall’inizio. “Abbiamo contestato una scelta priva di fondamento che assimilava la pelle, sottoprodotto dell’industria della carne, alle materie prime direttamente collegate alla deforestazione”, sostiene.

Questa è la valutazione politica del ministro. Il testo europeo utilizza invece una formulazione più tecnica: non nega in assoluto il possibile collegamento tra allevamento bovino e rischio di deforestazione, ma ritiene che la struttura della filiera del cuoio, così come configurata, renda problematica l’applicazione degli obblighi alle pelli e ai pellami bovini. La distinzione è importante perché permette di leggere la decisione non come un arretramento generale della politica europea contro la deforestazione, ma come una revisione puntuale del campo di applicazione. La stessa Commissione ha infatti modificato contemporaneamente l’elenco in entrambe le direzioni: mentre ha escluso pelli, cuoio bovino e alcuni altri prodotti, ha aggiunto nuove categorie come caffè solubile, alcuni derivati dell’olio di palma e lingue bovine congelate.

La logica dichiarata da Bruxelles è quella di rendere il regolamento più coerente, ridurre gli oneri quando risultano difficilmente giustificabili e, nello stesso tempo, evitare che determinate produzioni possano sfuggire alle regole spostandosi semplicemente da una categoria merceologica a un’altra. Per l’Italia, tuttavia, il dossier assume un’importanza particolare. Il comparto conciario rappresenta uno dei tasselli più riconoscibili delle filiere del Made in Italy, soprattutto nei segmenti legati alla moda, alla pelletteria, all’arredamento, alla calzatura e all’automotive. È quindi comprensibile che il Governo abbia interpretato la revisione europea come un risultato favorevole alle imprese nazionali.

“Grazie al lavoro del Governo Meloni e del Ministero dell’Agricoltura abbiamo tutelato un comparto strategico per occupazione, competitività e identità produttiva”, afferma ancora Lollobrigida, sottolineando il peso della produzione conciaria italiana nel contesto europeo e internazionale. Il ministro collega la decisione anche a un tema più ampio: quello del rapporto tra sostenibilità ambientale e competitività industriale. “Continueremo a lavorare perché la sostenibilità non diventi un alibi per penalizzare chi produce eccellenza, lavoro e sviluppo”, dichiara Lollobrigida.

È una posizione che si inserisce nel confronto europeo, ormai molto ampio, su come rendere compatibili gli obiettivi ambientali con la capacità delle imprese di sostenere gli adempimenti amministrativi e i costi di conformità. Da questo punto di vista, il regolamento delegato rappresenta un passaggio significativo perché riconosce esplicitamente che il quadro normativo può essere corretto quando emergono problemi di proporzionalità, coerenza o applicabilità. Non significa però che il tema sia definitivamente archiviato. Il Regolamento 2026/2102 stabilisce infatti che l’inclusione o meno di pelli, cuoio e prodotti derivati potrà essere nuovamente esaminata nel riesame generale dell’EUDR previsto per il 2030. La Commissione continuerà inoltre a monitorare i prodotti interessati dalle modifiche.

Questo dettaglio ridimensiona almeno in parte l’espressione “esclusione definitiva” utilizzata nella nota politica: l’esclusione è oggi formalmente in vigore nel quadro normativo europeo, ma il legislatore ha lasciato aperta la possibilità di una futura rivalutazione. Per le imprese della filiera, il vantaggio più immediato riguarda la riduzione dell’incertezza regolatoria. L’EUDR richiede infatti, per i prodotti compresi nel proprio ambito, sistemi di dovuta diligenza, raccolta di informazioni, valutazione del rischio e tracciabilità della provenienza. Per filiere complesse e internazionali come quella conciaria, questi obblighi avrebbero comportato una gestione particolarmente articolata delle informazioni lungo tutta la catena di approvvigionamento. La nuova esclusione semplifica quindi il quadro per gli operatori del settore bovino-conciario interessati dalle voci rimosse dall’Allegato I.

Resta invece intatto l’impianto generale del regolamento europeo sulla deforestazione, che continua ad applicarsi alle materie prime e ai prodotti ancora inclusi nel campo di applicazione. Lollobrigida legge il risultato anche come una dimostrazione della capacità dell’Italia di incidere nei negoziati comunitari. “Quando l’Italia porta in Europa le ragioni delle proprie imprese con serietà, determinazione e pragmatismo, i risultati arrivano”, sostiene il ministro. Sul piano istituzionale, la decisione va però inquadrata nel più ampio processo di revisione e semplificazione dell’EUDR avviato dalla Commissione europea e fondato su valutazioni economiche, ambientali e commerciali, oltre che sul confronto con Stati membri e stakeholder.

Il risultato concreto è comunque chiaro: pelli e cuoio bovino non rientrano più, allo stato attuale, tra i prodotti sottoposti agli obblighi del regolamento europeo sulla deforestazione. Per la filiera conciaria italiana si apre così una fase caratterizzata da minori adempimenti rispetto a quanto previsto dalla formulazione precedente, mentre resta aperta la sfida più ampia di conciliare tracciabilità, sostenibilità ambientale e competitività. È proprio su questo equilibrio che continuerà a giocarsi una delle partite più delicate del Made in Italy in Europa: costruire regole ambientali efficaci senza creare, secondo le imprese e il Governo italiano, oneri sproporzionati per filiere che hanno caratteristiche produttive e commerciali molto diverse tra loro.

Leave a Reply

  • (not be published)