Il presidente nazionale Giovanni Ardolino chiede alla Regione Campania un regolamento chiaro per le strutture private accreditate: “Servono standard unici, controlli sul personale e criteri omogenei a tutela di utenti, lavoratori e risorse pubbliche”.

La Regione Campania intervenga sulle nuove procedure di accreditamento delle strutture private che erogano cure domiciliari, definendo criteri chiari, standard uniformi e controlli più stringenti. A chiederlo è Giovanni Ardolino, presidente nazionale di Acai onlus, associazione di difesa dei consumatori, che sollecita il presidente della giunta regionale Roberto Fico ad aprire una fase di verifica e riordino del sistema. “È necessario che la Regione metta ordine nelle nuove procedure di accreditamento delle strutture private che erogano il servizio di cure domiciliari in Campania”, afferma Ardolino, “garantendo uno standard unico e parametri di qualità, a tutela degli utenti, del personale impiegato e per assicurare che le risorse pubbliche siano spese in maniera adeguata e trasparente”. Secondo Acai, il percorso definito dalla Regione a partire dal 2023, attraverso delibere e decreti dedicati a requisiti e procedure, non avrebbe prodotto una regolamentazione sufficientemente organica e inequivocabile. Il rischio, sostiene Ardolino, è che permangano margini di incertezza e contraddizione nella selezione e nella valutazione delle realtà chiamate a erogare un servizio essenziale per persone fragili, anziani e pazienti non autosufficienti. Al centro della critica vi è l’assenza di criteri obbligatori e omogenei di qualità, organizzazione e professionalità per tutte le figure coinvolte. Secondo l’associazione, mancherebbero anche vincoli contrattuali chiari nei confronti degli operatori, capaci di favorire stabilità lavorativa e continuità assistenziale.

“Una maggiore stabilità del personale”, evidenzia Ardolino, “si tradurrebbe direttamente in una maggiore tutela per il paziente”. Acai segnala inoltre che i requisiti richiesti alle strutture accreditate risulterebbero troppo variabili e spesso fondati su manifestazioni d’interesse, elenchi e moduli burocratici, senza criteri uniformi applicabili a tutte le situazioni e a tutte le Asl. Un ulteriore punto critico riguarda il personale dichiarato dalle strutture. Non essendo esplicitamente previsto un obbligo contrattuale diretto con gli operatori, questi potrebbero essere indicati sulla base di una semplice disponibilità a effettuare il servizio, anche presso più Asl. In assenza di un organismo unico di controllo per l’intera regione, avverte Acai, si potrebbero creare disparità territoriali e sovrapposizioni difficili da verificare.

“In questo modo”, sostiene Ardolino, “si rischia di accreditare strutture che non posseggono capacità organizzative, esperienze e numeri reali per svolgere il servizio in maniera adeguata”. Il presidente nazionale di Acai richiama anche il rischio che le stesse credenziali, come la disponibilità di personale specialistico presente solo sulla carta, possano essere utilizzate da più realtà, alterando il quadro complessivo dell’offerta assistenziale. Per l’associazione, una situazione di questo tipo potrebbe produrre conseguenze rilevanti sia sulla qualità del servizio sia sulla parità di trattamento tra imprese, lavoratori e utenti. “Occorre porre riparo a questa potenziale deriva”, afferma Ardolino, “per evitare problemi seri nell’erogazione del servizio e disparità di trattamento”.

Da qui la richiesta rivolta al presidente Roberto Fico: definire un regolamento dettagliato e specifico per l’accreditamento delle strutture che operano nelle cure domiciliari, con criteri di qualità e sicurezza assistenziale, standard minimi per le competenze richieste, contratti quadro per le organizzazioni accreditate e indicatori di performance. Acai propone inoltre un monitoraggio periodico dei risultati e criteri chiari per l’individuazione delle responsabilità, così da rendere il sistema più trasparente e verificabile. “Chiediamo al presidente della giunta regionale, Roberto Fico, di definire un regolamento dettagliato e specifico”, conclude Ardolino, “con criteri di qualità e sicurezza assistenziale, standard minimi per le competenze richieste, contratti quadro per le organizzazioni accreditate, indicatori di performance con un monitoraggio periodico dei risultati e criteri di individuazione delle responsabilità”.

Per Acai, andrebbe infine effettuata una verifica incrociata degli elenchi del personale dichiarato dalle singole strutture presso ciascuna Asl, in modo da evitare duplicazioni, dichiarazioni non verificabili e accreditamenti fondati su disponibilità soltanto formali. La richiesta dell’associazione punta dunque a riportare al centro del sistema la qualità dell’assistenza domiciliare, la tutela dei lavoratori e la corretta gestione delle risorse pubbliche. Un settore delicato, nel quale trasparenza, continuità del servizio e solidità organizzativa rappresentano condizioni essenziali per garantire ai cittadini fragili cure sicure, appropriate e realmente accessibili.

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