Il progetto “Bike Tour: dalla Costa degli Dei all’Altopiano del Poro” collegherà Drapia, Zaccanopoli e Zungri attraverso un percorso cicloturistico attrezzato, digitale e accessibile. Segnaletica, QR code, app, punti di sosta, ricarica per e-bike, eventi e laboratori scolastici per trasformare la mobilità lenta in leva di sviluppo turistico e comunitario.
Un anello cicloturistico di 32 chilometri per unire la Costa degli Dei all’Altopiano del Poro, attraversando paesaggi collinari, borghi storici, punti panoramici, luoghi della cultura e identità gastronomiche locali. È il cuore del progetto “Bike Tour: dalla Costa degli Dei all’Altopiano del Poro”, promosso nell’ambito di “Bici in Comune”, iniziativa nazionale sostenuta dal Ministro per lo Sport e i Giovani attraverso il Dipartimento per lo Sport, realizzata per il tramite di Sport e Salute S.p.A. e dell’ANCI. Il progetto riguarda il Comune di Drapia, in Calabria, con i Comuni partner di Zaccanopoli e Zungri, e rientra nel cluster Turismo. La scheda pubblicata da Sport e Salute lo presenta come un intervento finalizzato a promuovere il patrimonio naturale, culturale e gastronomico dell’area attraverso un percorso ciclabile ad anello lungo 32 chilometri. L’idea è semplice e ambiziosa: trasformare la bicicletta in uno strumento di racconto territoriale.
Non soltanto una pista o un tracciato per appassionati, ma un’infrastruttura lenta capace di connettere luoghi, comunità, scuole, associazioni, imprese turistiche, ristorazione, agricoltura, memoria storica e paesaggio. Il percorso sarà dotato di segnaletica, punti di sosta, QR code e contenuti multimediali accessibili tramite app. Sono previste anche colonnine di ricarica per e-bike e interventi per migliorare la sicurezza dei tratti più esposti. La digitalizzazione rappresenta una delle componenti più innovative dell’iniziativa. Secondo la scheda progettuale, l’itinerario sarà completamente integrato con una app collegata a QR code, pensata per guidare i ciclisti tra i punti di interesse, fornire contenuti informativi e consentire il monitoraggio dei flussi. Questo significa che il viaggio non sarà affidato soltanto alla segnaletica fisica, ma potrà diventare un’esperienza narrativa. Ogni tappa potrà raccontare un borgo, un belvedere, una chiesa, un prodotto tipico, una tradizione agricola, una storia locale, un frammento di paesaggio. Drapia, Zaccanopoli e Zungri si candidano così a costruire un modello di turismo esperienziale basato sulla prossimità, sulla lentezza e sulla partecipazione. Il progetto si muove lungo tre linee di intervento.
La prima riguarda l’incentivazione della mobilità ciclabile e del cicloturismo. In questa fase è prevista la creazione dell’itinerario che collega i tre borghi, integrando patrimonio culturale, eccellenze enogastronomiche e paesaggi. Saranno realizzati anche pacchetti turistici “bike friendly”, con promozione su siti e portali locali e nazionali e il coinvolgimento degli stakeholder del territorio. È un passaggio decisivo. Il cicloturismo funziona davvero quando il percorso non resta isolato, ma diventa parte di un’offerta territoriale più ampia. Servono strutture ricettive pronte ad accogliere ciclisti, punti di ristoro, informazioni accessibili, manutenzione, sicurezza, servizi per e-bike, guide, esperienze collaterali, comunicazione coordinata.
La seconda linea di intervento riguarda la riqualificazione dei percorsi ciclabili. Sono previsti interventi sui tratti esistenti con segnaletica verticale e orizzontale, illuminazione, cordoli di separazione e dispositivi conta-accessi. A questi si aggiungeranno punti di ricarica per e-bike e strumenti per una fruizione autonoma e sicura dei percorsi. Il progetto comprende anche un sistema di infomobilità ciclabile, capace di visualizzare scuole, centri sportivi, luoghi culturali, ristoranti e belvedere. Non si tratta, dunque, solo di accompagnare il turista da un punto all’altro. L’obiettivo è rendere leggibile il territorio. Far capire cosa c’è attorno al percorso, dove fermarsi, cosa visitare, quali servizi utilizzare, quali esperienze vivere.
La terza linea riguarda gli eventi. Sono previsti quattro appuntamenti realizzati in collaborazione con Pro Loco, scuole, Protezione Civile e associazioni sportive, con l’obiettivo di promuovere il nuovo itinerario tra la Costa degli Dei e l’Altopiano del Poro. Gli eventi comprenderanno pedalate collettive, corsi sulla sicurezza stradale, degustazioni, laboratori ambientali e tour tematici. La scheda del progetto indica anche il coinvolgimento del movimento “Onda Calabra” per attrarre ciclisti da tutta la regione. Questa dimensione educativa e comunitaria è uno degli aspetti più significativi dell’intervento. La bicicletta non viene proposta solo come pratica turistica, ma come strumento di educazione civica, ambientale e stradale. I laboratori scolastici e le attività con le associazioni locali possono aiutare a costruire una nuova cultura della mobilità, coinvolgendo bambini, ragazzi e famiglie. È qui che il progetto può produrre un impatto duraturo. Una pista cicloturistica può attrarre visitatori. Ma una comunità che impara a riconoscersi in quella pista può trasformarla in identità.
Il contesto nazionale rafforza il senso dell’iniziativa. “Bici in Comune” è stato pensato proprio per sostenere progettualità legate alla mobilità ciclabile, al cicloturismo, alla valorizzazione del territorio, alle attività con le scuole, alla riqualificazione e digitalizzazione dei percorsi ciclabili e all’organizzazione di eventi sportivi ciclistici. Secondo Sport e Salute, l’iniziativa ha registrato quasi 2.000 candidature da parte di amministrazioni comunali e 201 progetti finanziati, per oltre 15,7 milioni di euro di investimenti. I progetti finanziati si articolano su tre linee: mobilità ciclabile e cicloturismo, riqualificazione dei percorsi esistenti ed eventi sportivi ciclistici. Il progetto calabrese si inserisce quindi in un quadro più ampio: quello di un’Italia dei piccoli Comuni che prova a usare la bicicletta come leva di rigenerazione.
Per territori come l’area tra Costa degli Dei e Altopiano del Poro, la sfida è particolarmente interessante. La Costa degli Dei è già conosciuta per la forza del suo immaginario marino, per località come Tropea, Capo Vaticano e l’intero sistema di paesaggi affacciati sul Tirreno. L’Altopiano del Poro, invece, racconta una Calabria più interna, rurale, collinare, fatta di borghi, agricoltura, tradizioni alimentari, strade panoramiche e comunità meno esposte ai grandi flussi turistici. Mettere in relazione questi due mondi significa provare a superare una separazione storica: quella tra costa e interno. Il mare richiama. L’entroterra trattiene, sorprende, completa. Un anello cicloturistico può diventare il filo che lega queste due dimensioni, offrendo al visitatore una Calabria più profonda e meno prevedibile. Non soltanto spiagge e panorami marini, ma anche colline, borghi, saperi, cucina, artigianato, luoghi della spiritualità, memorie rupestri e paesaggi agricoli.
La scelta dei Comuni partner è coerente con questa visione. Drapia, Zaccanopoli e Zungri sono territori che possono beneficiare di una proposta turistica diffusa, non concentrata esclusivamente nei mesi di punta e non legata solo alla balneazione. Il cicloturismo, se ben organizzato, può allungare la stagione, attrarre pubblici diversi, generare microeconomie e rafforzare la presenza di visitatori interessati a esperienze autentiche. Zungri, in particolare, è noto per il proprio patrimonio storico e rupestre, mentre l’area del Poro è legata anche a produzioni agroalimentari identitarie. Il progetto, puntando su cultura, gastronomia e natura, può aiutare a costruire una narrazione territoriale più ricca e integrata. L’elemento delle e-bike è altrettanto importante. Un percorso collinare di 32 chilometri può risultare impegnativo per una parte dei visitatori, ma la presenza di colonnine di ricarica e servizi dedicati alle biciclette a pedalata assistita può renderlo più inclusivo.
Famiglie, turisti non esperti, persone meno allenate e viaggiatori interessati a un’esperienza lenta ma non estrema possono trovare nell’e-bike lo strumento giusto per vivere l’itinerario. Inclusione, in questo caso, significa allargare il pubblico e ridurre le barriere. La sicurezza resta però la condizione essenziale. Il progetto prevede il miglioramento dei tratti più esposti, segnaletica, illuminazione, cordoli di separazione e strumenti per la fruizione autonoma. Sono interventi decisivi perché il cicloturismo non può svilupparsi soltanto sulla bellezza del paesaggio. Ha bisogno di percorsi riconoscibili, continui, leggibili, sicuri e mantenuti. Ha bisogno di informazioni affidabili. Ha bisogno di una governance capace di garantire che l’infrastruttura non si esaurisca nel momento dell’inaugurazione, ma resti viva nel tempo. Il valore del progetto sta anche nel suo potenziale educativo. Pedalate collettive, corsi sulla sicurezza stradale, laboratori ambientali e attività con le scuole possono trasformare il bike tour in un’esperienza di comunità. I ragazzi possono imparare a leggere il territorio attraverso il movimento.
Possono scoprire il paesaggio non come sfondo, ma come bene comune. Possono capire che una strada non è solo spazio di passaggio, ma luogo di relazione, cura, responsabilità. Il progetto diventa così un dispositivo culturale. La bicicletta educa alla misura. Impone lentezza, attenzione, contatto diretto con i luoghi. Insegna a percepire dislivelli, odori, suoni, silenzi, distanze, fatica e bellezza. Per un territorio che vuole rafforzare la propria vocazione turistica senza snaturarsi, questa è una direzione strategica. Il turismo lento non consuma rapidamente i luoghi. Li attraversa, li ascolta, li valorizza. Certo, la riuscita dipenderà da molti fattori. Serviranno qualità progettuale, manutenzione, comunicazione, coordinamento tra i Comuni, coinvolgimento reale degli operatori economici, partecipazione delle associazioni, capacità di trasformare i contenuti digitali in strumenti utili e non solo decorativi. Servirà anche misurare i risultati. I dispositivi conta-accessi e il monitoraggio dei flussi possono offrire dati importanti per capire quante persone usano l’itinerario, in quali periodi, con quali modalità e con quali ricadute sul territorio.
È un elemento fondamentale perché il turismo del futuro dovrà essere sempre più fondato su dati, sostenibilità e gestione intelligente dei flussi. “Bike Tour: dalla Costa degli Dei all’Altopiano del Poro” si presenta dunque come un progetto che va oltre la dimensione ciclabile. È un tentativo di costruire un nuovo modo di abitare e raccontare il territorio. Unisce mare e collina, borghi e paesaggio, scuole e associazioni, tecnologia e memoria, infrastruttura e comunità. Se realizzato con cura, potrà diventare un modello per molte aree interne e costiere del Mezzogiorno. Un modello in cui la bicicletta non è soltanto mezzo di trasporto, ma chiave di accesso a un’identità locale più consapevole.
Il messaggio che arriva da Drapia, Zaccanopoli e Zungri è chiaro. La valorizzazione dei piccoli territori passa anche da scelte semplici, concrete e ben progettate. Una strada sicura. Un QR code che racconta una storia. Una colonnina per ricaricare una e-bike. Un bambino che partecipa a un laboratorio. Una Pro Loco che organizza una pedalata. Un ristoratore che accoglie ciclisti. Un borgo che torna a essere attraversato. Da questi elementi può nascere un turismo nuovo, meno invasivo e più radicato. Un turismo capace di far scoprire la Costa degli Dei guardandola anche dall’alto delle colline del Poro. E di far capire che la bellezza della Calabria non vive soltanto dove arriva l’onda, ma anche lungo le strade lente che uniscono i paesi, le memorie e le comunità.






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