Undicesimo incontro di spiritualità e politica promosso dal Laboratorio per la felicità pubblica e dal Comune. Al centro il tema “Custodire l’umano nelle nostre comunità” e gli spunti dell’enciclica “Magnifica Humanitas” di Papa Leone XIV. Amministratori del Sannio e delle aree interne chiamati a riflettere su relazioni, lavoro, libertà, intelligenza artificiale e capacità delle istituzioni locali di ricostruire comunità.
Restituire speranza alle comunità, rafforzare le relazioni umane e affrontare le trasformazioni prodotte dall’intelligenza artificiale senza perdere di vista ciò che appartiene esclusivamente alla persona. Sono stati questi i temi al centro dell’undicesimo incontro di spiritualità e politica che ha riunito a Guardia Sanframondi i sindaci e gli amministratori aderenti al Manifesto per la felicità pubblica. L’iniziativa, promossa dal Laboratorio per la felicità pubblica e dal Comune di Guardia Sanframondi, ha proposto una riflessione sul tema “Custodire l’umano nelle nostre comunità. Spunti dall’enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV”, mettendo a confronto amministratori locali, rappresentanti istituzionali e protagonisti dell’impegno socio-politico.
A concludere i lavori è stato don Matteo Prodi, direttore della Scuola di Impegno socio-politico della Diocesi di Cerreto Sannita-Telese-Sant’Agata de’ Goti, che ha richiamato la necessità di restituire fiducia ai cittadini in una fase caratterizzata da profonde trasformazioni sociali e tecnologiche. “La cosa più urgente è dare speranza alla gente”, ha sottolineato Prodi, indicando una speranza capace di assumere una dimensione cristiana, ma anche civile e laica. Nel suo intervento ha evidenziato inoltre il valore dell’incontro tra persone accomunate dalla stessa vocazione al servizio politico, soprattutto in un contesto nel quale amministrare i territori significa confrontarsi con fenomeni che modificano rapidamente il modo di vivere, lavorare e costruire relazioni.
Ampio spazio è stato dedicato all’intelligenza artificiale. Secondo Prodi, non si tratta semplicemente di una tecnologia destinata ad accelerare processi già esistenti, ma di un cambiamento capace di aprire “nuovo spazio” e di produrre effetti paragonabili, per portata, a quelli generati storicamente dall’introduzione della scrittura. In questo scenario, ha spiegato, i tre temi fondamentali richiamati dall’enciclica sono verità, libertà e lavoro. La sfida posta agli amministratori consiste allora nel mantenere alta l’attenzione su ciò che appartiene propriamente all’essere umano, evitando che innovazione e automazione riducano le persone a semplici funzioni.
Da qui l’invito rivolto ai sindaci a creare occasioni nelle quali i cittadini possano tornare a incontrarsi realmente. “Mobilitiamoci sulle cose positive”, ha esortato don Matteo Prodi, indicando nell’incontro faccia a faccia uno strumento insostituibile per ricostruire legami e fiducia. Un altro passaggio ha riguardato la necessità di “disarmare il linguaggio”, contrastando l’aggressività e la polarizzazione che sempre più spesso attraversano il confronto pubblico. Ad aprire l’incontro era stato il sindaco di Guardia Sanframondi, Raffaele Di Lonardo, che ha sottolineato la necessità di moltiplicare iniziative di questo genere. “Il lavoro dei sindaci non è quello di amministratori di condominio”, ha osservato, richiamando una funzione politica che deve andare oltre la semplice gestione ordinaria e misurarsi con la costruzione di prospettive per le comunità. Di Lonardo ha anche evidenziato criticamente come la competizione tra enti possa ostacolare forme più efficaci di collaborazione territoriale.

Il coordinatore del Laboratorio per la felicità pubblica, Ettore Rossi, ha invece richiamato l’importanza, per chi governa i territori, di comprendere la nuova realtà prodotta dall’innovazione tecnologica senza cadere in letture estreme. L’intelligenza artificiale, ha osservato, non può essere affrontata né con l’atteggiamento degli “apocalittici”, che ne vedono soltanto gli effetti negativi, né con quello degli “integrati”, disposti ad accoglierla senza spirito critico. Al centro deve restare la capacità di interrogarsi sulla qualità delle relazioni e sul significato dell’umano. Rossi ha richiamato, in particolare, un passaggio dell’enciclica secondo cui la qualità di una civiltà e di ogni comunità si misura nella “capacità di riconoscere l’altro come volto e non come funzione”. Un principio che assume un significato ancora più forte nei piccoli comuni, dove il progressivo indebolimento dei rapporti interpersonali si accompagna spesso alle difficoltà demografiche, economiche e sociali tipiche delle aree interne.
Al confronto hanno partecipato Nino Lombardi, sindaco di Faicchio e presidente della Provincia di Benevento; Giuseppe Addabbo, sindaco di Molinara; Vito Fusco, sindaco di Castelpoto; Simone Paglia, sindaco di Campolattaro; Danilo Parente, sindaco di Apollosa; Domenico Rossi, assessore all’Istruzione e alle Politiche sociali del Comune di Pietrelcina; e Zaccaria Spina, presidente della Comunità Montana del Fortore. Dagli interventi è emersa una riflessione comune: custodire la dimensione umana delle comunità è diventato più difficile anche nei piccoli centri, tradizionalmente considerati luoghi caratterizzati da relazioni più strette e dirette. I cambiamenti sociali, le nuove abitudini e l’isolamento rischiano infatti di indebolire quei legami che per decenni hanno rappresentato una delle principali risorse dei territori interni. Da qui la necessità, condivisa dagli amministratori, di investire tempo e risorse nella cura delle relazioni, favorire il coinvolgimento dei giovani nella gestione del bene comune e creare nuove occasioni di partecipazione.
Un altro tema centrale ha riguardato la condizione delle aree interne, spesso penalizzate da criteri fondati esclusivamente sui numeri della popolazione o sulla dimensione economica. Secondo gli amministratori presenti, mantenere vive queste comunità significa invece riconoscerne il valore sociale, culturale e territoriale e costruire politiche capaci di contrastare spopolamento e marginalizzazione. L’incontro di Guardia Sanframondi ha così rilanciato anche il tema della cooperazione istituzionale. Per “coltivare l’umano”, è stato sottolineato, i sindaci devono riuscire sempre più a parlare con una voce corale, superando frammentazioni e logiche competitive. La sfida indicata dal confronto è dunque duplice: governare l’innovazione senza subirla e ricostruire contemporaneamente quegli spazi di relazione nei quali le comunità possano riconoscersi. In un tempo segnato dalla velocità tecnologica e dall’indebolimento dei legami, la politica locale viene così richiamata alla sua funzione più essenziale: non soltanto amministrare servizi, ma creare fiducia, partecipazione e speranza.








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