La Procura di Milano accelera sulle testimonianze: al centro dell’indagine le presunte designazioni pilotate e i rapporti tra vertici arbitrali e club.
L’inchiesta sugli arbitri che sta scuotendo il calcio italiano entra in una nuova fase investigativa. Dopo settimane di indiscrezioni, intercettazioni e interrogatori, la Procura di Milano prosegue il lavoro di approfondimento sulle presunte irregolarità nelle designazioni arbitrali della stagione 2024-2025, con particolare attenzione ad alcune partite considerate centrali dagli inquirenti.
Al momento sono cinque gli indagati nel fascicolo coordinato dal pubblico ministero Maurizio Ascione. Tra questi figura l’ex designatore arbitrale di Serie A e Serie B Gianluca Rocchi, che si è autosospeso dall’incarico dopo la notifica dell’avviso di garanzia. L’accusa contestata è quella di concorso in frode sportiva, ipotesi investigativa che ruota attorno a presunte pressioni sulle designazioni arbitrali e alla scelta di direttori di gara ritenuti “graditi” ad alcune società. Le indagini, iniziate nell’autunno del 2024, stanno ora entrando in una fase cruciale con una nuova serie di audizioni di persone informate sui fatti. Tra i nomi che saranno ascoltati nei prossimi giorni compare Andrea Butti, responsabile dell’Ufficio Competizioni della Lega Serie A, figura considerata dagli investigatori potenzialmente utile per comprendere dinamiche e procedure interne relative alle designazioni arbitrali e ai rapporti istituzionali tra Lega e mondo arbitrale.
Tra i testimoni convocati ci sarà anche Lorenzo Dallari, direttore editoriale della Lega Serie A, mentre gli inquirenti attendono ancora di ascoltare Giorgio Schenone, attuale club referee manager dell’Inter. Proprio attorno alla sua figura si concentra una delle piste investigative più delicate dell’intera inchiesta. A catalizzare l’attenzione mediatica è stata infatti un’intercettazione pubblicata dal Corriere della Sera, risalente al 2 aprile 2025, giorno della semifinale di andata di Coppa Italia tra Inter e Milan. Nella conversazione intercettata tra Rocchi e Andrea Gervasoni — supervisore VAR anche lui indagato e autosospeso — emergerebbero riferimenti a presunte preferenze arbitrali attribuite all’Inter.
La frase che ha acceso il dibattito è quella pronunciata da Rocchi in riferimento all’arbitro Daniele Doveri: “Loro non lo vogliono più vedere”. Secondo la ricostruzione investigativa, il senso del discorso sarebbe stato quello di designare Doveri per la semifinale di ritorno di Coppa Italia del 23 aprile 2025, evitando così di utilizzarlo nelle ultime giornate decisive del campionato o in un’eventuale finale. L’elemento centrale dell’indagine riguarda proprio quel “loro”, mai esplicitamente identificato nella conversazione. Gli investigatori stanno cercando di capire se il riferimento possa essere collegato all’Inter e, in particolare, a Giorgio Schenone, il cui nome potrebbe coincidere con il “Giorgio” menzionato nella telefonata tra Rocchi e Gervasoni.
Schenone ricopre da anni il ruolo di club referee manager dell’Inter, figura incaricata di gestire i rapporti ufficiali con la Commissione arbitri nazionale. Tuttavia, al momento, non esistono prove definitive che colleghino direttamente lui o il club nerazzurro alle presunte pressioni oggetto dell’inchiesta. È importante sottolineare che l’Inter e i suoi dirigenti non risultano indagati. La società nerazzurra, allo stato attuale, resta estranea formalmente al procedimento. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire una rete di rapporti e contatti che potrebbe aver influenzato alcune designazioni arbitrali nella fase finale della scorsa stagione. Tra le gare finite sotto la lente della Procura figurano Udinese-Parma, Bologna-Inter, Inter-Milan di Coppa Italia, Salernitana-Modena di Serie B e persino Inter-Verona della stagione 2023-2024, partita ricordata per la discussa gomitata di Bastoni a Duda.
Un altro episodio che ha attirato particolare attenzione è il mancato rigore assegnato all’Inter contro la Roma per una trattenuta di Ndicka su Bisseck. In quel caso gli investigatori avevano ipotizzato possibili anomalie nella gestione dell’audio VAR, ma lo stesso Gervasoni, interrogato dai magistrati, avrebbe escluso qualsiasi manomissione tecnica. Resta ancora aperto anche il nodo relativo ai presunti concorrenti di Rocchi. Gli investigatori ritengono che l’ex designatore non abbia agito da solo, ma non sono ancora riusciti a identificare con precisione tutti i possibili soggetti coinvolti. Un elemento che complica il lavoro della Procura è il fatto che il telefono di Rocchi non sia mai stato sequestrato durante le prime fasi dell’indagine.
La scorsa settimana Rocchi è comparso davanti ai magistrati, scegliendo però di avvalersi della facoltà di non rispondere. Una decisione che non ha fermato l’attività investigativa, ora concentrata soprattutto sulle testimonianze e sull’analisi delle comunicazioni interne. Parallelamente cresce anche il dibattito pubblico sulle conseguenze istituzionali e sportive dell’inchiesta. Il caso riporta inevitabilmente alla memoria le grandi vicende giudiziarie che in passato hanno coinvolto il calcio italiano, alimentando interrogativi sulla trasparenza del sistema arbitrale e sull’autonomia delle designazioni.
Per il momento, però, il quadro resta ancora in fase istruttoria. Gli inquirenti stanno cercando di verificare se le conversazioni intercettate rappresentino semplici valutazioni interne oppure il segnale di un meccanismo più strutturato di condizionamento delle designazioni arbitrali. Le prossime settimane saranno decisive per capire se l’indagine potrà allargarsi ulteriormente o se resterà circoscritta ai cinque indagati attuali. Intanto il calcio italiano continua a seguire con attenzione una vicenda che rischia di avere conseguenze non solo giudiziarie, ma anche istituzionali e sportive.








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