Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricevuto al Quirinale una delegazione dell’Associazione Fonografici Italiani, in occasione del 75° anniversario di costituzione dell’AFI. Dopo gli interventi del Presidente dell’AFI, Sergio Cerruti e del Maestro Beppe Vessicchio, il Presidente Mattarella ha rivolto un saluto ai presenti.

INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA SERGIO MATTARELLA IN OCCASIONE DELL’INCONTRO CON UNA DELEGAZIONE DELL’ASSOCIAZIONE FONOGRAFICI ITALIANI, NEL 75° ANNIVERSARIO DI COSTITUZIONE DELL’AFI

Benvenute e benvenuti al Quirinale. È per me davvero un grande piacere accogliervi qui. Presidente Cerruti, grazie dell’apprezzamento per il nome che abbiamo in comune. Ma il mio ruolo mi impone imparzialità anche tra i nomi propri. Grazie a lei e al Maestro Vessicchio per quanto avete detto. Grazie per queste considerazioni. Entrambi avete ricordato che 75 anni fa nasceva la Costituzione. Ed è nata l’AFI. Questa coincidenza non è senza significato. È casuale, probabilmente, ma induce a una riflessione che rende conto dell’importanza di quanto fate. La Costituzione regola le nostre istituzioni. Ma soprattutto, con i valori che esprime, orienta il nostro Paese e dà senso alla vita sociale del nostro Paese.  In questo la collaborazione dell’arte, della musica è davvero di fondamentale importanza, nel dare senso alla vita sociale. Perché le emozioni che suscita, i sentimenti positivi che induce ad avere e a nutrire, sono un contributo decisivo per la vita del nostro Paese, orientandolo secondo i valori della Costituzione. Quelli di convivenza serena, di solidarietà, di vicinanza reciproca, di impegno comune. Per questo direi che, di fronte a quella domanda – piuttosto barbarica – rivolta a un giovane artista, “ma poi che lavoro fai?”, la risposta non può che essere: “uno dei lavori più belli della vita e dei più importanti per la vita sociale”. Tutti sappiamo quanto siano importanti i vari versanti dell’impegno della vita. Dall’agricoltura al turismo, dall’industria alle professioni. Ma in tutti questi ambiti c’è sempre la ricerca del rifugio dell’arte, della musica; bisogno del sostegno, dell’ispirazione, di essere accompagnati da questa dimensione. Ha detto bene: è un rifugio dalla realtà. Ma è anche un modo di esservi dentro in maniera piena, facendola comprendere meglio, interpretandola, amplificandone il valore e la portata. Per questo è un grande piacere accogliervi qui e ringraziarvi per quello che fate. C’è un altro motivo. L’arte, la musica – come la cultura in generale – non tollerano confini. Superano ogni confine. Come si fa a frenare la musica alla frontiera? Ecco, questo messaggio che unifica, che crea connessioni – appunto – non soltanto all’interno della società ma nella dimensione internazionale, è un grande valore di contributo alla vita internazionale. E in questo periodo in cui la dissennatezza delle tensioni internazionali ci pone di fronte a guerre, ad aggressioni, a orribili atti di terrorismo, a spirali di violenza, questo messaggio è particolarmente prezioso. E il contributo dell’arte, che la musica fornisce in questo modo, è un antidoto davvero fondamentalmente importante per la vita del nostro mondo. Del resto, l’arte non tollera confini anche al suo interno. Come si fa a distinguere la musica dalla poesia di un bravo paroliere? Come si fa a distinguere tra i vari ambiti? Poc’anzi, il Presidente Cerruti ha indicato le varie categorie qui rappresentate. Vi sono cantanti; vi sono autori; vi sono parolieri; vi sono compositori; vi sono complessi; vi sono cantanti solisti; vi sono operatori del settore; vi sono imprenditori del settore. Ecco, tutto questo non ha un confine nitido all’interno. Tra di voi c’è chi è stato, insieme, cantante e attrice, cantante e attore, cantante e compositore o compositrice: una quantità di dimensioni diverse che dimostrano quanto l’arte sia refrattaria, incompatibile con i confini. Anche all’interno delle varie specialità, nelle varie vocazioni.

Per questo il ringraziamento è particolarmente alto nei vostri confronti. Ognuno di noi nella sua vita – per quanto riguarda la mia, intensamente – ha, nella musica, un punto di riferimento di cui non può fare a meno. E questo sottolinea l’importanza dell’AFI. Perché – lei ha detto bene, Presidente – l’aspetto industriale, l’aspetto economico nel settore – che è di dimensioni strepitosamente grandi – è una dimensione di cui tener conto in maniera compiuta, non marginale. Perché questo serve – come l’Associazione realizza – a tutelare gli artisti, a consolidarne l’azione, mettendo condizioni che consentano loro di operare con tranquillità, di ispirarsi con tranquillità. Per questo rivolgo il ringraziamento all’Associazione per quanto ha fatto in questi anni. Come avete detto, ha accompagnato 75 anni di storia della musica. Io sono un po’ più vecchio di 75 anni, quindi ricordo bene – Maestro Vessicchio – i solchi in vinile, i 78 giri, con una canzone soltanto per lato; e poi i preziosi 45 giri. E poi il traguardo, che sembrava definitivo, dei 33 giri, con tante canzoni su entrambi i lati, che riempivano una serata. Cambiano gli strumenti, le condizioni, i mezzi, ma non cambia la musica. Questa è la garanzia di continuità della civiltà. Mai aver timore delle innovazioni, delle novità. La storia è fatta di questo, del coraggio delle innovazioni. Ma quello che rimane è il complesso dei valori. E la musica è tra questi valori fondamentali.

Grazie per quanto fate.

Auguri.

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