INSIEME intende superare il cosiddetto “leaderismo”. Non è un caso che il partito non si è dato un Segretario, bensì ha dato vita a un Comitato di coordinamento perché crede in una gestione condivisa e diffusa delle responsabilità di guida politica. INSIEME è il frutto di un lavoro collettivo avviato con il Manifesto lanciato nel novembre del 2019 da centinaia di sottoscrittori sparsi in tutta l’Italia.

 

Ufficio Stampa Insieme

 

 

Così, ci ha colpito la notizia che il Presidente del consiglio, Giuseppe Conte, avrebbe appena dato vita a un partito che si dovrebbe chiamare come il nostro e che, quindi, noi saremmo il “suo” partito.

In realtà, è un’informazione del tutto infondata perché INSIEME è stato costituito il 4 ottobre 2020 e, da allora, sta svolgendo un grande lavoro per approfondire proposte e idee da prospettare al Paese sui principali problemi che lo riguardano. INSIEME sta consolidando la propria struttura territoriale, oramai presente in tutta l’Italia.

Noi non siamo lo strumento di Giuseppe Conte, così come non siamo contrari al Presidente del consiglio per partito preso.

Nel corso degli ultimi mesi abbiamo criticato o apprezzato singole iniziative avviate dall’Esecutivo, sia che riguardassero la partecipazione ai progetti straordinari decisi dall’Unione europea, a proposito dei quali INSIEME ha raggiunto il convincimento della necessità di attivare il Mes – sanità senza condizionalità, sia la gestione dell’emergenza Coronavirus.

Il nostro, infatti, è un partito libero, autonomo e laico d’ispirazione cristiana che si pone in alternativa a tutto il sistema politico italiano che, dopo 25 anni di bipolarismo, sta mostrando tutti i suoi limiti e i suoi ritardi.

Non abbiamo in mente, però, l’idea di un partito autoreferenziale incapace a rendersi conto del contesto in cui deve operare e presentare le proprie specificità da portare all’attenzione della pubblica opinione, dell’ampia e pluralistica espressione della società civile, delle altre forze politiche.

La democrazia è confronto, scontro, ma richiede anche la ricerca di una possibile convergenza, ovviamente, là dove essa sia possibile e sostenibile. E’ per questo che siamo aperti ad un chiaro e leale confronto con tutti coloro intenzionati a condividere lo spirito e i contenuti del documento politico programmatico approvato dall’Assemblea costituente del 3 – 4 ottobre 2020.

Abbiamo subito sostenuto che l’apertura di questa crisi è un errore perché, in questo momento, il Paese ha bisogno di una guida certa. Il senso della responsabilità dovrebbe portare a distinguere ciò che, nella fase tanto drammatica che stiamo vivendo, dev’essere oggetto di scontro politico e ciò che, invece, richiede una superiore e generosa unità d’intenti da ricercare indipendentemente dal fatto che si stia in maggioranza o all’opposizione.

L’unanimismo non è, oggettivamente, ne possibile ne credibile, ma è questa una valida ragione per portare alle estreme conseguenze lo scontro o non abbiamo tutti l’obbligo di svolgere ciascuno il proprio compito per fronteggiare in modo solidale un qualcosa che soverchia l’Italia e il mondo intero?

Il Coronavirus, che ha ulteriormente aggravato le condizioni del Paese, dovrebbe essere affrontato con meno rancorosità tra le forze politiche, abbassando i toni e stando ai dati scientifici piuttosto che pensando sempre e solo ai sondaggi d’opinione. Sappiamo, però, che il nostro non sempre è un paese normale e che la classe politica è impegnata costantemente a mostrare la mancanza di un’autentica e gratuita dedizione, quella in grado di farsi carico del peso della complessità delle cose che non può essere ignorata ne dalla maggioranza ne dall’opposizione.

Una riflessione che vale ancora di più quando il senso della ragionevolezza è smarrito all’interno della maggioranza di governo cui è affidato il compito di assumere e svolgere responsabilità sicuramente preminenti nel contrasto di un male che aggredisce senza fare molte distinzioni tra le diverse opinioni politiche dei contagiati e dei contagiabili.

E’ stata la continua mancanza di un più generale e ampio senso di responsabilità a far perdere la stima nei confronti dell’intero sistema politico italiano come plasticamente è dimostrato dal crescente astensionismo e da un rigurgito del qualunquismo. Soprattutto da questo è venuta una crisi di credibilità che, purtroppo, finisce per coinvolgere anche le istituzioni, e questa è la cosa più grave di tutte.

Noi crediamo in un diverso tipo d’impegno politico, quello che sia in grado di superare lo spirito fazioso di parte e la personalizzazione e che eviti la banalizzazione di tutte le questioni della politica interpretandole come fatti che riguardano i singoli attori presenti sul proscenio pubblico.

Così, è pienamente da condividere la valutazione di Stefano Zamagni sulla crisi appena avviata: “La mossa di Matteo Renzi è stata un azzardo poco comprensibile, ma era la matrice culturale del Governo a non essere credibile, non tanto nei Palazzi della politica, quanto nel Paese e nelle comunità. Il quadro che oggi abbiamo davanti agli occhi nasce dentro questa contraddizione”.

Lo ripetiamo da tempo: siamo di fronte alla crisi di un intero sistema. E’ a questo che dobbiamo guardare.

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