Custode appassionato della memoria di Raffaele Viviani, donò alla città il patrimonio artistico del nonno rendendolo bene comune. La Fondazione ne celebra l’impegno, l’ironia e il sostegno alla cultura napoletana.
Napoli perde un altro dei suoi custodi della memoria culturale. È scomparso Giuliano Longone Viviani, nipote del celebre drammaturgo Raffaele Viviani e instancabile promotore della tradizione teatrale partenopea. Uomo colto e generoso, non si è limitato a conservare il lascito del nonno, ma lo ha reso patrimonio condiviso della città.
Figlio di Luciana Viviani, Giuliano aveva scelto di seguire le orme dell’illustre antenato non calcando direttamente le scene, ma difendendo con determinazione la sua eredità artistica. Un gesto rimasto memorabile fu quello compiuto insieme agli altri eredi: donare alla sezione Lucchesi Palli della Biblioteca nazionale l’intero patrimonio di Raffaele Viviani, dai copioni con note autografe agli spartiti, dalle fotografie di scena ai documenti più intimi. «Appartenga alla città», ripeteva, convinto che il vero museo di un autore di teatro non fossero le teche chiuse, ma le opere stesse messe a disposizione di tutti.
Negli ultimi anni il suo impegno non si era affievolito. Partecipò con entusiasmo a mostre e iniziative culturali, tra cui “Napoli in scena” nel 2022, e scrisse un saggio intenso per il volume Gran Teatro Viviani. Solo lo scorso marzo, durante la presentazione del libro pubblicato da la Repubblica, volle donare al teatro Trianon un prezioso scatto originale: il finale di Festa di Montevergine, ulteriore segno del suo amore per la memoria familiare e per il palcoscenico partenopeo.
Chi lo ha conosciuto ricorda la sua intelligenza brillante, l’ironia sottile e soprattutto la capacità affabulatoria con cui raccontava episodi della vita del nonno e di quel teatro napoletano che per lui era quasi una seconda casa. Spesso ricordava con emozione di essere stato «l’ultimo pubblico» di Raffaele Viviani, quando da bambino ascoltava il nonno malato recitare ancora i suoi versi.
La Fondazione Trianon Viviani, attraverso il presidente Giovanni Pinto, i consiglieri, il direttore artistico Marisa Laurito e tutto il personale, ha espresso cordoglio per la sua scomparsa, sottolineando il contributo decisivo che Giuliano ha dato alla missione culturale dell’istituzione. «Ci mancheranno la sua ironia e la sua passione», scrivono, «ma resterà vivo l’esempio di chi ha trasformato un’eredità privata in un bene comune».
Con la sua scomparsa, Napoli perde un intellettuale raffinato e un custode generoso, ma conserva grazie a lui un patrimonio che continuerà a vivere nel cuore della città e nelle mani di chi vorrà farlo rivivere sulle scene.






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