Dopo tre anni di chiusura riapre la storica casa albergo per anziani. La gestione è stata affidata alla Cooperativa sociale Giada di Colle Sannita. Il sindaco Giuseppe Addabbo: “Una festa per il territorio e un punto di svolta per il welfare locale”.
Non è stata soltanto l’inaugurazione di una struttura assistenziale, ma la restituzione alla comunità di un luogo che per oltre quarant’anni ha rappresentato un punto di riferimento sociale per Molinara e per un’area molto più vasta. Ieri, lunedì 8 settembre ha riaperto ufficialmente le proprie porte la “Mater Domus Maria”, la casa albergo per anziani conosciuta da tutti come ex Carpa. La riapertura arriva al termine di un periodo particolarmente complesso. Per circa tre anni la struttura è rimasta infatti bloccata da difficoltà gestionali, problemi economici, adempimenti burocratici e dalla necessità di adeguarsi a una normativa sanitaria sempre più rigorosa. Una lunga paralisi che aveva privato Molinara, il Fortore e l’Alto Tammaro di un presidio importante, lasciando un vuoto avvertito soprattutto dalle famiglie e dalle persone anziane del territorio.
L’inaugurazione di ieri segna quindi l’inizio di una nuova fase, che vede la storica casa albergo tornare a essere operativa con una diversa organizzazione gestionale e con l’obiettivo di rispondere in maniera più efficace ai bisogni di una popolazione che, come accade in numerose aree interne, sta progressivamente invecchiando. A sottolineare il valore della giornata è stato il sindaco di Molinara, Giuseppe Addabbo, che ha definito la riapertura “una festa per il territorio”, ma anche il punto di svolta di una crisi che per tre lunghi anni aveva tenuto sotto scacco le famiglie dell’Alto Tammaro e del Fortore, oltre alla stessa amministrazione comunale. “L’esperienza di questi anni ci ha dimostrato che un piccolo Comune – continua il sindaco Addabbo – non può sostenere da solo il crescente peso dell’assistenza, soprattutto in un territorio caratterizzato dall’invecchiamento della popolazione e da risorse finanziarie limitate. Con l’affidamento della gestione alla Cooperativa sociale Giada di Colle Sannita abbiamo scelto un modello fondato sulla collaborazione tra istituzioni e privato sociale. Al gestore spetterà assicurare efficienza, professionalità e continuità operativa; il Comune e le autorità sanitarie continueranno invece a vigilare rigorosamente sulla qualità dei servizi, sul rispetto degli standard e sul benessere degli ospiti. La nostra priorità è fare in modo che la Mater Domus Maria diventi un modello stabile e qualificato per il welfare dell’intero Sannio”.
La vicenda della Mater Domus Maria racconta, in effetti, una delle principali difficoltà con cui devono confrontarsi oggi i piccoli e medi Comuni: garantire servizi sociali di qualità pur disponendo di risorse economiche, amministrative e operative limitate. Da una parte cresce la domanda di assistenza legata all’aumento della popolazione anziana; dall’altra gli enti locali sono chiamati a rispettare standard sanitari e organizzativi indispensabili, ma spesso difficili da sostenere con i soli bilanci comunali. Secondo il sindaco Addabbo, la macchina pubblica non è più in grado di reggere da sola l’intero peso dell’assistenza. Non si tratta di mettere in discussione il ruolo del Comune, ma di riconoscere che la gestione quotidiana di una struttura destinata agli anziani richiede competenze specialistiche, personale qualificato, continuità amministrativa e una capacità organizzativa che difficilmente un piccolo ente locale può assicurare in completa autonomia. La Mater Domus Maria si era così ritrovata in una sorta di vicolo cieco, con un patrimonio di grande valore per la comunità, ma privo delle risorse finanziarie e gestionali necessarie per continuare a funzionare. Una condizione comune a molte strutture sociali presenti nei centri minori italiani, dove l’esistenza di immobili e servizi potenzialmente preziosi non sempre coincide con la concreta possibilità di mantenerli attivi.
Il risultato raggiunto non è stato immediato. L’amministrazione comunale di Molinara ha compiuto diversi tentativi per individuare una soluzione che consentisse di rimettere in funzione la casa albergo. Nel percorso è stato coinvolto anche il parroco di Molinara, don Sergio Insegna, impegnato insieme al Comune nella ricerca di una prospettiva capace di tutelare sia il futuro della struttura sia la sua funzione sociale. La svolta è arrivata lo scorso anno, quando il Comune ha deciso di pubblicare un bando per affidare la gestione del centro a un soggetto esterno. La gara è stata aggiudicata alla Cooperativa sociale Giada di Colle Sannita, che ha successivamente lavorato alla riattivazione della struttura e alla definizione del nuovo modello organizzativo. Con l’apertura della Mater Domus Maria, la cooperativa assume dunque la responsabilità della gestione operativa della casa albergo. Al Comune e alle autorità sanitarie continuerà invece a spettare il compito fondamentale di controllare il rispetto degli standard previsti, la qualità dei servizi e, soprattutto, il benessere e la serenità degli ospiti. Il nuovo assetto si fonda pertanto su una distinzione precisa dei ruoli, che vede da un lato l’efficienza e la capacità organizzativa del gestore privato-sociale; dall’altro la funzione pubblica di indirizzo, garanzia e vigilanza. Un equilibrio che, nelle intenzioni dell’amministrazione, dovrà permettere di evitare nuove interruzioni e assicurare alla struttura una prospettiva stabile.
Il sindaco Addabbo ha voluto attribuire alla scelta un significato più ampio. La riapertura, infatti, non riguarda soltanto Molinara, ma può rappresentare un modello per l’intero Sannio. Nel welfare territoriale, soprattutto nelle aree interne, la collaborazione tra pubblico e privato sociale può diventare uno strumento necessario per salvaguardare servizi che, senza un’organizzazione sostenibile, rischierebbero di scomparire. Il privato, secondo questa impostazione, non deve essere considerato automaticamente un soggetto estraneo o interessato esclusivamente al profitto. Può invece diventare un partner capace di mettere a disposizione competenze, personale e capacità gestionale, mentre all’ente pubblico resta la responsabilità di stabilire le regole e controllarne rigorosamente il rispetto. È proprio sulla qualità dei servizi che si giocherà la sfida futura. La riapertura rappresenta un risultato importante, ma dovrà essere accompagnata da una vigilanza costante. L’obiettivo non è soltanto mantenere acceso un edificio, ma garantire agli ospiti un ambiente sicuro, accogliente e rispettoso della loro dignità, capace di offrire assistenza e relazioni umane. In un piccolo centro come Molinara, una casa albergo per anziani possiede un valore che va ben oltre la propria funzione immediata. Le aree interne del Sannio devono confrontarsi da anni con lo spopolamento, l’emigrazione giovanile, la riduzione dei servizi e il progressivo invecchiamento della popolazione. In questo contesto, la presenza di strutture assistenziali sul territorio è essenziale per evitare che le persone anziane siano costrette ad allontanarsi dal proprio paese e dai propri affetti.
La Mater Domus Maria potrà tornare a offrire una risposta di prossimità, ritornare ad essere un luogo in cui ricevere assistenza senza spezzare completamente il legame con la comunità di origine. La vicinanza alle famiglie, alle abitudini e al contesto sociale nel quale si è trascorsa gran parte della propria vita costituisce infatti un elemento importante per il benessere degli anziani. Infatti la struttura può anche produrre effetti positivi sull’economia locale, attraverso la creazione o il consolidamento di opportunità occupazionali nel settore dell’assistenza, dei servizi e della manutenzione. La riapertura assume così anche il significato di un investimento sulla capacità del territorio di trattenere professionalità e generare nuove occasioni di lavoro.
Alla storia dell’ex Carpa è strettamente legata quella della Fondazione Attilio Emmanuele. Circa quarant’anni fa la Fondazione concesse al Comune di Molinara, in comodato d’uso per 99 anni, gli immobili della casa albergo e i terreni circostanti. Quell’atto rese possibile la nascita e lo sviluppo di un servizio destinato a diventare uno dei pilastri del welfare locale. La Fondazione, secondo quanto riferito dal sindaco Addabbo, si trova oggi in una fase delicata e si avvia verso il commissariamento. Anche questa situazione dovrà quindi essere affrontata e risolta, tutelando il patrimonio materiale e la finalità benefica che ne hanno caratterizzato la storia. Per Addabbo, salvaguardare la Fondazione significa riconoscere il ruolo decisivo che essa ha avuto nella realizzazione della struttura e impedire che un’esperienza nata con finalità solidaristiche possa disperdersi. Il futuro della Mater Domus Maria è dunque legato anche alla capacità di custodire questa eredità, adattandola alle nuove esigenze senza cancellarne l’identità. In qualche modo, la giornata dell’8 settembre consegna alla comunità un risultato atteso da tre anni. Dietro la riapertura ci sono difficoltà, tentativi non riusciti, scelte amministrative e un lungo lavoro per costruire un modello gestionale sostenibile. La soddisfazione per l’inaugurazione si accompagna ora alla responsabilità di assicurare continuità al servizio.
“La riapertura della Mater Domus Maria – sottolinea il sindaco di Molinara Giuseppe Addabbo – rappresenta una festa per Molinara e per tutto il territorio del Fortore e dell’Alto Tammaro. Dopo tre anni di difficoltà gestionali, economiche e burocratiche, restituiamo alle famiglie un presidio sociale che da oltre quarant’anni costituisce un punto di riferimento per l’assistenza agli anziani. Non riapriamo semplicemente le porte di un edificio, ma ridiamo vita a un luogo di accoglienza, cura e solidarietà, tutelando la serenità degli ospiti e la storia di un’intera comunità. Questo risultato è stato raggiunto grazie a un lungo lavoro e alla collaborazione di tutti coloro che non hanno mai smesso di credere nel futuro della struttura”. In fondo, la Mater Domus Maria torna a vivere con l’ambizione di diventare non soltanto una casa albergo efficiente, ma un luogo capace di accogliere, assistere e proteggere le persone anziane. Il suo rilancio rappresenta una risposta concreta alle esigenze delle famiglie e, nello stesso tempo, un segnale di fiducia per l’intero territorio. Dopo tre anni di porte chiuse, le luci della storica struttura si sono nuovamente accese. Per Molinara significa recuperare una parte importante della propria storia sociale; per il Fortore e l’Alto Tammaro significa riavere un presidio assistenziale prezioso. La sfida, da questo momento in avanti, sarà trasformare l’inaugurazione in una ripartenza stabile, tutelando insieme la memoria del passato e il diritto della comunità a costruire il proprio futuro.






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