Il presidente della Società Italiana della Riproduzione richiama l’urgenza di una strategia nazionale per affrontare il calo demografico, rendere più accessibili le tecniche di procreazione medicalmente assistita e investire nella prevenzione dell’infertilità fin dalla giovane età.

Il nuovo minimo storico delle nascite conferma che la natalità resta una delle grandi emergenze strutturali del Paese. Nel 2025 in Italia sono nati 355 mila bambini e il tasso di fecondità è sceso a 1,14 figli per donna. Numeri che, secondo il professor Ermanno Greco, presidente della Società Italiana della Riproduzione, descrivono una criticità persistente, destinata ad aggravare gli squilibri demografici, economici e sociali. “Il problema della natalità nel nostro Paese continua a rappresentare una criticità strutturale e persistente, destinata ad aggravare gli squilibri demografici, economici e sociali”, afferma Greco. Una situazione che pesa sulle famiglie, destabilizza il sistema di welfare e quello sanitario e modifica le prospettive di sviluppo delle future generazioni.

Tra i fattori che incidono negativamente sul calo delle nascite, il presidente della S.I.d.R. richiama anche l’aumento dell’infertilità maschile e femminile e il continuo rinvio dell’età in cui si decide di avere un figlio. Due elementi che riducono in modo significativo la possibilità di concepimento naturale e incidono anche sul successo delle tecniche di procreazione medicalmente assistita. La Pma rappresenta oggi una risorsa fondamentale per molte coppie e, grazie ai progressi scientifici, ha migliorato sensibilmente i propri risultati. Tuttavia, sottolinea Greco, l’età materna avanzata continua a incidere sulla probabilità di ottenere una gravidanza e una nascita, anche in presenza di embrioni geneticamente sani.

Questo dimostra che nella fertilità entrano in gioco numerosi fattori biologici e metabolici, che non possono essere ignorati. Per questo, secondo l’esperto, è indispensabile investire nella prevenzione dell’infertilità e nella promozione di corretti stili di vita. La tutela della fertilità deve cominciare fin dalla giovane età, anche attraverso una maggiore attenzione all’alimentazione sana ed equilibrata, alla salute riproduttiva e alla consapevolezza dei tempi biologici legati alla possibilità di concepire. “Occorre una strategia nazionale che coinvolga Governo, Regioni e istituzioni”, osserva Greco. L’obiettivo deve essere rendere le tecniche di procreazione medicalmente assistita più accessibili e uniformi su tutto il territorio, superando diseguaglianze, ostacoli organizzativi e differenze regionali.

Servono percorsi assistenziali efficienti, tempi certi e un adeguato supporto operativo alle coppie che desiderano costruire una famiglia. Per il presidente della Società Italiana della Riproduzione, contrastare il declino demografico significa intervenire su più livelli. Da un lato occorre rimuovere gli ostacoli economici e sociali che rendono più difficile la scelta di avere figli. Dall’altro è necessario garantire strumenti sanitari efficaci a chi desidera realizzare un progetto di genitorialità. La natalità, dunque, non può essere affrontata soltanto come un tema demografico.

È una questione sanitaria, sociale, economica e culturale. Prevenire l’infertilità, sostenere le coppie, migliorare l’accesso alla Pma e promuovere una maggiore educazione alla salute riproduttiva significa contribuire concretamente alla possibilità di mettere al mondo figli in condizioni più consapevoli, sicure e sostenibili. Il messaggio di Greco è chiaro: la denatalità non si combatte con interventi episodici, ma con una politica stabile, coordinata e capace di unire prevenzione, assistenza, informazione e sostegno alla genitorialità. Solo così sarà possibile offrire risposte concrete alle coppie e affrontare una delle sfide più delicate per il futuro dell’Italia.

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