
Alta formazione, innovazione tecnologica, filiere organizzate e multifunzionalità agricola al centro del seminario dedicato alle prospettive della Sila. A Parenti il confronto promosso nell’ambito della Sagra della Patata rilancia il ruolo dei giovani e delle competenze come leva per contrastare lo spopolamento delle aree interne.
Il futuro dell’agroalimentare silano passa dalla capacità di tenere insieme radici e innovazione, tradizione produttiva e alta formazione, identità territoriale e nuove competenze tecnologiche. È questo il messaggio emerso a Parenti, in provincia di Cosenza, nel corso del seminario “La filiera agroalimentare in Sila – Risorse e prospettive future”, svoltosi nell’ambito della tradizionale Sagra della Patata e promosso dalla Pro Loco di Parenti, presieduta da Francesca Garofalo, insieme al Comune. L’incontro ha offerto una riflessione ampia sul ruolo dell’agricoltura nelle aree interne calabresi, partendo da una premessa ormai decisiva: oggi il settore primario non può più essere letto soltanto come produzione di materia prima. L’agricoltura contemporanea è un sistema complesso, nel quale convivono produzione, trasformazione, innovazione, tutela ambientale, commercializzazione, turismo rurale, formazione, valorizzazione dei prodotti e presidio del territorio.
Dopo i saluti istituzionali della sindaca Donatella Deposito, i lavori sono stati introdotti e coordinati dalla professoressa Luciana De Rose, presidente della sezione di Cosenza di Italia Nostra. La relazione centrale è stata affidata al professor Giorgio Durante, coordinatore didattico dell’ITS Iridea Academy, fondazione diretta dalla professoressa Felicita Cinnante e specializzata nell’alta formazione tecnologica per il comparto agroalimentare. Proprio la formazione delle nuove generazioni è stata indicata come una delle condizioni fondamentali per costruire un futuro nelle aree interne. Le imprese agricole e agroalimentari hanno bisogno di competenze sempre più avanzate: agricoltura di precisione, sensoristica, droni, sistemi digitali di monitoraggio, tracciabilità, trasformazione alimentare, sostenibilità ambientale, marketing, commercializzazione e gestione delle filiere. In questo scenario, gli ITS Academy rappresentano un ponte concreto tra giovani, imprese e territori, perché offrono percorsi di alta specializzazione orientati ai bisogni reali del sistema produttivo. L’ITS Iridea Academy si colloca in questa prospettiva, formando tecnici superiori capaci di accompagnare l’innovazione delle aziende e di interpretare le trasformazioni delle filiere. Una formazione che non resta chiusa nelle aule, ma si alimenta di esperienza sul campo, laboratori, tecnologie e rapporto diretto con le imprese. Formare un giovane nelle tecnologie applicate all’agricoltura significa anche offrirgli una ragione concreta per restare nella propria terra, trasformando competenze e radici in opportunità professionali e imprenditoriali.
Il seminario ha però chiarito che la tecnologia, da sola, non basta. Serve anche un cambiamento culturale. Le filiere agricole calabresi continuano a risentire della frammentazione produttiva, delle ridotte dimensioni aziendali, della difficoltà di raggiungere i mercati e dello scarso potere contrattuale del singolo produttore. Per questo, uno dei messaggi più forti rivolti ai giovani è stato l’invito a superare l’individualismo e a imparare ad associarsi. Cooperative, consorzi, reti d’impresa e organizzazioni di produttori non vanno interpretati come vincoli alla libertà dell’imprenditore, ma come strumenti moderni per condividere tecnologie, servizi e investimenti, ridurre i costi, programmare le produzioni, concentrare l’offerta e aumentare il valore riconosciuto ai prodotti. Un giovane formato sulle nuove tecnologie, ma costretto a operare da solo in una piccola azienda, rischia di non poter esprimere pienamente le proprie capacità. Al contrario, competenze elevate inserite in filiere organizzate possono diventare il motore di un nuovo modello agricolo per le aree interne.
Altro asse centrale del confronto è stato quello della multifunzionalità agricola e ambientale. L’agricoltore contemporaneo non è soltanto un produttore di beni alimentari, ma anche custode del paesaggio, della biodiversità e della memoria rurale. Contribuisce alla manutenzione del suolo, alla prevenzione del dissesto e degli incendi, alla conservazione di saperi, varietà locali e tradizioni che rappresentano un patrimonio collettivo. A questa funzione ambientale possono affiancarsi attività in grado di integrare il reddito aziendale: agriturismo, fattorie didattiche e sociali, trasformazione aziendale, vendita diretta, filiere corte, produzioni certificate, turismo rurale ed esperienziale, educazione ambientale e valorizzazione enogastronomica. La Sila, da questo punto di vista, può diventare un laboratorio avanzato, dove agricoltura, ambiente, paesaggio, biodiversità, cultura alimentare e turismo costruiscono un’unica economia territoriale.
Il contesto della Sagra della Patata di Parenti ha dato al seminario un valore ancora più concreto. La patata silana non è soltanto un prodotto agricolo, ma un simbolo di identità, lavoro e appartenenza. Attorno a essa si può costruire una narrazione più ampia, capace di unire qualità alimentare, storia delle comunità, tutela del paesaggio e nuove opportunità di sviluppo. L’obiettivo non è limitarsi alla celebrazione di una produzione tipica, ma immaginare un modello di crescita che renda le eccellenze locali competitive e riconoscibili. Il confronto si è arricchito anche delle letture tratte da testi di Norman Douglas e Nicola Misasi, curate dai soci juniores della Pro Loco di Parenti APS e dal Presidio Giovani di Italia Nostra – sezione di Cosenza. Il coinvolgimento del Consiglio Comunale dei Ragazzi di Parenti ha rafforzato ulteriormente il dialogo con le nuove generazioni, rendendo evidente il senso più profondo dell’iniziativa: parlare ai giovani non come destinatari passivi di politiche future, ma come protagonisti di una nuova stagione delle aree interne.
Il messaggio conclusivo emerso da Parenti è chiaro: restare in Calabria non deve significare accontentarsi, né rinunciare alle proprie aspirazioni. Può invece voler dire formarsi, innovare, collaborare, costruire impresa e trasformare le risorse della propria terra in lavoro qualificato. Per farlo servono competenze, aggregazione, visione e istituzioni capaci di accompagnare i processi. La Sila e le aree interne calabresi possono trovare nell’agroalimentare una piattaforma di futuro, a condizione che il patrimonio della terra diventi conoscenza, la conoscenza diventi impresa e l’impresa diventi una possibilità concreta per i giovani di scegliere di restare. È questa la sfida lanciata da Parenti: non difendere soltanto ciò che esiste, ma costruire una nuova economia territoriale fondata su filiere organizzate, alta formazione, sostenibilità, cooperazione e identità.






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