Il raccolto si preannuncia eccellente, grappoli sani, zuccheri elevati e una maturazione ideale promettono rossi intensi, di grande struttura e fedeli alla memoria del territorio.

L’uva è già nei tini, altra ancora pende, pronta ad abbandonarsi alla mano dell’uomo. La vendemmia del Primitivo di Manduria 2025, ancora in corso, lascia intuire che sarà un’annata degna di memoria. Lo dice con sobria fermezza Novella Pastorelli, presidente del Consorzio di Tutela: “Abbiamo grappoli sani, maturati sotto un sole costante, con venti asciutti a preservarne la purezza. È presto per numeri definitivi, ma la promessa è chiara: vini di colore profondo, struttura piena, bouquet fedele al carattere del nostro Primitivo”.

Quest’estate di Puglia è stata matrigna per alcuni, ma madre generosa per il Primitivo. Calda, sì, eppure asciutta, percorsa da quella tramontana che, scendendo dal nord, ha ripulito l’aria e tenuto lontane marcescenze e muffe. Così il grappolo si presenta integro, la buccia tesa, gli acini densi di zuccheri e di promesse. Si è iniziato, come tradizione vuole, dagli alberelli, quelle vigne basse, concentrate, severe, custodi di rese contenute e di frutti essenziali. Poi la raccolta si è distesa verso le coste e l’entroterra, dove la vendemmia proseguirà sino a metà settembre.

La Puglia contadina, quella che sa piegarsi al sole e alla polvere senza spezzarsi, ha fatto la sua parte. Pastorelli lo riconosce: “La qualità nasce nei filari, dal gesto lento e costante dei nostri viticoltori. È lì che il Primitivo si custodisce prima ancora che in botte”. E mentre le forbici selezionano grappoli, nelle cantine già si prepara il rito della trasformazione, con la certezza che da quei mosti nasceranno vini capaci di restituire calore, colore e spessore a chi saprà attenderli.

Sul piano dei numeri, il Primitivo di Manduria si muove con segni incoraggianti. Le giacenze, spauracchio del vino italiano, qui segnano un calo dell’8,5% in dodici mesi, da 571.660 ettolitri del luglio 2024 a 523.615 nello stesso mese del 2025. All’opposto, l’imbottigliato sale, si registra un più 7% nel primo semestre rispetto all’anno precedente. Non solo il frutto, dunque, ma anche il mercato pare disposto a premiare.

Certo, il contesto resta mutevole. I dazi statunitensi del 15% sono un fardello, e il consumo globale dei rossi sembra oscillare, in cerca di nuove mode e linguaggi. Eppure, Pastorelli guarda oltre: “Il Primitivo non teme i venti del mercato. È vino identitario, radicato. Ovunque andiamo, dall’Olanda alla Grecia, dalla Germania alla Francia, sino alla Cina che ci attende, troviamo occhi che brillano e mani che chiedono. Perché il nostro vino non è semplice bevanda, è racconto di una terra che nessun altro può imitare”.

Il Primitivo di Manduria continua dunque a vivere di quella duplice forza che lo distingue, fatta di vino denso, sanguigno, quasi materico, e insieme ambasciatore culturale di una Puglia che resiste e si reinventa. Ogni vendemmia porta con sé una scommessa, ma l’annata 2025 sembra aver già pronunciato la sua parola, sarà un rosso capace di scaldare non soltanto il palato, ma la memoria.

 

 

 

 

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