Allo Spazio Arena tre performance di Borderlinedanza, Iros Angelos Dance Theatre e Mandala. Dal confronto con la tecnologia al volo di Icaro, fino alla ricerca dell’equilibrio: linguaggi coreografici diversi per interrogare limiti e possibilità dell’esperienza umana.
Che cosa resta irriducibilmente umano nel rapporto con l’intelligenza artificiale? Quanto conta il coraggio di tentare, anche quando si rischia la caduta? E come si costruisce un equilibrio destinato a cambiare continuamente? Sono le domande che hanno attraversato la giornata di RA.I.D. Festivals ospitata lunedì 2 novembre allo Spazio Arena di Avellino. Tre gli appuntamenti, affidati a Borderlinedanza, Iros Angelos Dance Theatre e Mandala. Un percorso che ha accostato ricerca tecnologica, rilettura del mito e riflessione sulle relazioni, utilizzando il movimento come strumento di indagine sul presente.
Ad aprire il programma è stato “NON SIA M-AI_labo”, laboratorio performativo di Borderlinedanza ideato da Luigi Aruta e Adriana Cristiano, con Sabrina De Luca, Mara Noto e due interpreti under 13. Il lavoro ha affrontato il rapporto tra essere umano e intelligenza artificiale attraverso un itinerario ispirato ad alcune tappe dell’evoluzione umana. Al centro, la necessità di preservare pensiero critico, coscienza ed emozioni in un contesto nel quale la tecnologia interviene sempre più profondamente nelle abitudini e nelle scelte. La presenza di giovanissimi interpreti ha inserito nella ricerca anche la prospettiva di chi crescerà dentro questa trasformazione, riportando l’attenzione sugli strumenti necessari per comprenderla.
Alle 20 è andato in scena “Icaro 2026” di Iros Angelos Dance Theatre, con poesia, regia, coreografia e luci di Petros Gallias. Il mito del giovane che tenta di raggiungere il sole è diventato una chiave per esplorare il desiderio di superare i propri confini e le conseguenze di quella spinta. Volo, sollevamento e caduta hanno scandito un racconto sul rapporto tra aspirazione e limite. La figura di Icaro ha offerto spazio a una lettura che, accanto al rischio dell’ambizione, riconosce il valore del tentativo: la possibilità di immaginare altro, esporsi al fallimento e trovare la forza di ricominciare.
La conclusione è stata affidata a Mandala, con una performance di venti minuti firmata da Paola Sorressa per concept, coreografia e regia. Alessia Stocchi, Davide Galuppi e Matteo Almici hanno interpretato una ricerca sull’equilibrio, accompagnati dalle musiche di Alva Noto e Aleksi Perala e dal disegno luci di Luca Bevilacqua. L’equilibrio è stato affrontato come un processo, una condizione da ridefinire attraverso continui adattamenti. Le oscillazioni tra stabilità e cambiamento hanno dato forma alle tensioni che attraversano la vita individuale e il rapporto con gli altri, affidando ai corpi la costruzione e la trasformazione degli assetti scenici. Le tre proposte hanno composto una serata coerente nei temi e differente nelle soluzioni espressive. Il confronto con le tecnologie, la tensione verso ciò che appare irraggiungibile e la ricerca di stabilità hanno restituito altrettante prospettive sulle sfide dell’essere umano, dentro un programma che ha dato spazio alla sperimentazione coreografica.






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