Con fermezza e senso delle istituzioni, l’associazione forense sannita riafferma il valore della libertà di espressione e della dignità del voto come cardini irrinunciabili della nostra democrazia.

La sezione di Benevento dell’Associazione Italiana Giovani Avvocati, in linea con l’indirizzo espresso dal presidente nazionale Luigi Bartolomeo Terzo, interviene nel dibattito pubblico suscitato dalle dichiarazioni del Procuratore della Repubblica di Napoli Nicola Gratteri, relative al Referendum sulla Giustizia. Le parole attribuite al magistrato, secondo cui soltanto le persone perbene sosterrebbero il No mentre il Sì troverebbe consenso esclusivamente tra indagati, imputati, massoneria deviata e centri di potere, hanno generato profondo turbamento nell’avvocatura giovane sannita, che ravvisa in tali affermazioni un’impostazione incompatibile con lo spirito pluralista che anima la Repubblica.

L’associazione ricorda che l’ordinamento italiano fonda la propria architettura sul riconoscimento e sulla tutela delle libertà fondamentali. L’articolo 21 della Costituzione stabilisce che tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. Si tratta di una garanzia che protegge ogni opinione, anche quella che non incontra il favore della maggioranza, e che rappresenta uno degli strumenti essenziali attraverso cui si realizza il confronto democratico. Allo stesso modo l’articolo 48 afferma che il voto è personale, eguale, libero e segreto e che il suo esercizio costituisce dovere civico. Il significato di tale previsione non si esaurisce nella dimensione formale dell’urna elettorale, ma comprende anche la necessità che ogni cittadino possa determinarsi senza pressioni morali o etichette che ne mettano in discussione la rispettabilità in base alla scelta compiuta.

L’AIGA sottolinea inoltre come il principio di non colpevolezza, consacrato nell’articolo 27 della Carta, imponga che nessuno sia considerato responsabile sino a condanna definitiva. Accostare una posizione referendaria a categorie quali indagati o imputati rischia di alimentare un pregiudizio generalizzato, in contrasto con quella cultura delle garanzie che costituisce patrimonio comune dell’ordinamento e che trova ulteriore riconoscimento anche nelle fonti sovranazionali a tutela dei diritti dell’uomo. In uno Stato di diritto il confronto sulle riforme della giustizia deve svilupparsi nel rispetto delle opinioni divergenti, senza trasformare il dissenso in sospetto.

Il referendum, previsto dall’articolo 75 della Costituzione, rappresenta una delle espressioni più dirette della sovranità popolare che l’articolo 1 attribuisce al popolo. Proprio per questo motivo il dibattito che lo accompagna richiede equilibrio e misura, specialmente da parte di chi ricopre funzioni pubbliche di rilievo. La credibilità delle istituzioni si alimenta anche attraverso la capacità di preservare la neutralità e di garantire a ogni cittadino la piena dignità della propria scelta.

La sezione beneventana dell’AIGA ribadisce dunque la necessità di una riflessione ampia e responsabile sul sistema giustizia, compreso il tema della separazione delle carriere tra magistratura requirente e giudicante, ritenuta funzionale a rafforzare l’equilibrio e la percezione di imparzialità. L’intervento dell’associazione non intende alimentare contrapposizioni personali, ma riaffermare un principio semplice e imprescindibile, quello per cui la libertà di opinione e la libertà di voto appartengono a tutti e non possono essere circoscritte da giudizi che dividono moralmente il corpo elettorale. In una democrazia matura il dissenso non è una colpa ma una ricchezza, e il rispetto delle regole costituzionali resta il punto fermo attorno al quale si costruisce ogni legittimo confronto pubblico.

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