Un borgo, una festa, un patto rinnovato con il proprio passato e con il presente. A Ponte, nel cuore del Sannio beneventano, la terza edizione di “Stregati dai Vicoli”, in programma dal 31 ottobre al 2 novembre 2025, si prepara a tornare con la forza di un rito collettivo.
Promossa dalla Pro Loco di Ponte APS, l’iniziativa si annuncia come una celebrazione della memoria e insieme come un laboratorio di futuro, dove il centro storico diventa non solo scenario ma luogo di incontro e di relazione. “Il borgo non è mai soltanto un insieme di pietre, è una comunità che può riconoscersi, dialogare e trasformarsi” afferma Antonio Frangiosa, presidente della Pro Loco e imprenditore del settore tessile, profondamente legato alle radici del suo paese. “Come chi ha ereditato una tradizione, sento il dovere di riscoprirla e restituirla, di farla vivere di nuovo tra la gente. Questa festa vuole essere un’occasione per abitare nuovamente i nostri vicoli, per dare voce alle generazioni che restano e a quelle che tornano”.
Nel programma, che si annuncia ricco e articolato, figurano stand di artigiani provenienti da varie regioni italiane, l’apertura straordinaria del Museo Storico di Ponte con le sue quattro sale tematiche dedicate a reperti archeologici, documenti, costumi tradizionali e cartoline d’epoca, e la suggestiva “Casa dei Vicoli Stregati”, dove atmosfere scenografiche e personaggi magici condurranno i visitatori in un viaggio tra realtà e immaginazione. Non mancheranno i laboratori per bambini curati dall’ANSPI S. Generosa, i tour guidati tra storia, botanica e leggende, e le serate musicali con artisti come Vincenzo Salamone, i Dr. Jazz & Dirty Bucks Swing Band e i Lucy’n Friends.
Tuttavia, “Stregati dai Vicoli” è più di una somma di eventi. È una narrazione corale che attraversa il tessuto sociale di una comunità. In chiave antropologica, la festa rappresenta il tempo sospeso in cui la quotidianità si trasforma in partecipazione. Il richiamo alle janare, le streghe del mito beneventano, ed in particolare alla variante locale definita evocativamente “Flumena”, diventa pretesto simbolico per rielaborare il passato e proiettarlo nel presente. Non si tratta di folklore fine a se stesso, ma di una riappropriazione culturale che restituisce dignità al patrimonio immateriale del Sannio, dove magia, religione popolare e memoria contadina si intrecciano in una trama ancora viva.
Ogni edizione di questa manifestazione si configura come un rito di rinascita collettiva. Il presidente Frangiosa lo descrive con parole che sanno di affetto e responsabilità. “Mi emoziona vedere le persone di tutte le età vivere il paese con entusiasmo, i bambini che colorano le piazze, le signore che raccontano i piatti di una volta, i giovani che si riavvicinano all’artigianato. In queste esperienze ritroviamo la nostra identità e il senso di appartenenza”.
L’aspetto psicologico delle feste locali non è mai marginale. L’evento diventa occasione di riconnessione, riduce la distanza emotiva tra individui, rafforza i legami sociali. La comunità si riconosce come corpo vivo, capace di rigenerarsi attraverso la memoria condivisa e la ritualità. Nella dimensione collettiva della festa si produce capitale sociale, fiducia reciproca, senso di efficacia comunitaria. Non a caso, le ricerche sui festival locali mostrano come questi momenti di partecipazione diffusa migliorino il benessere soggettivo e la qualità della vita, proprio perché restituiscono agli individui la percezione di far parte di un tutto più grande.
A Ponte questo processo è reso visibile anche attraverso la cura dei luoghi. I vicoli, le piazze, i cortili si riaprono e si riempiono di presenze, i muri si rivestono di luci e di voci, le case diventano di nuovo spazio di comunità. L’apertura del Museo Storico non è solo un gesto culturale, ma un atto politico nel senso più profondo del termine, perché la memoria si offre come bene comune, non come oggetto di conservazione ma come esperienza viva.
“Stregati dai Vicoli” è anche un atto di amore per la propria terra. Lo testimonia la sezione gastronomica, che racconta la storia del Sannio attraverso i sapori e i gesti della tradizione. Tagliatelle ai funghi porcini, caciocavallo impiccato, padellaccia, trippa, montanare e dolci artigianali diventano simboli di una cultura materiale che non si è mai estinta, ma che si rinnova ogni volta che viene condivisa. “Quando serviamo la padellaccia o il caciocavallo, non offriamo solo un piatto, ma un pezzo della nostra storia” spiega ancora Frangiosa. “Dietro ogni ricetta c’è una famiglia, una generazione, un modo di vivere che vogliamo continuare a raccontare”.
In questo intreccio di sapori, racconti e incontri si compone la vera magia della festa. Non quella effimera delle luci o delle maschere, ma quella profonda del riconoscersi parte di un destino comune. È la magia che nasce dal contatto, dallo sguardo scambiato, dalla parola che riannoda una memoria, dall’emozione che riaccende il senso del luogo.
Dal 31 ottobre al 2 novembre il borgo di Ponte tornerà così a vivere i suoi giorni più intensi, tra le note dei musicisti itineranti e il profumo delle cucine all’aperto, tra la curiosità dei visitatori e l’orgoglio degli abitanti. Tre giorni di festa per ritrovare, attraverso la lente della tradizione, la forza contemporanea di una comunità che sa ancora emozionarsi. E per ricordare che, nei vicoli illuminati di Ponte, la vera stregoneria è quella di restare umani insieme.






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