COS’È L’ECONOMIA DELLA CONDIVISIONE? L’ECONOMIA DELLA CONDIVISIONE È UN MODELLO ECONOMICO DEFINITO COME UN’ATTIVITÀ BASATA SU “PEER-TO-PEER” (P2P) DI ACQUISIZIONE, FORNITURA O CONDIVISIONE DELL’ACCESSO A BENI E SERVIZI CHE È SPESSO FACILITATA DA UNA PIATTAFORMA ONLINE BASATA SU DI UNA “COMMUNITY”, COMUNITÀ.

PRINCIPALI ATTIVITÀ

  1. L’economia della condivisione prevede transazioni peer-to-peer a breve termine per condividere l’uso di beni e servizi inattivi o per facilitare la collaborazione.
  2. L’economia della condivisione coinvolge spesso un qualche tipo di piattaforma online che collega acquirenti e venditori.
  3. L’economia della condivisione è in rapida crescita ed evoluzione, ma deve affrontare sfide significative sotto forma di incertezza normativa e preoccupazioni relative agli abusi.

Le comunità di persone hanno condiviso l’uso delle risorse per migliaia di anni, ma l’avvento di Internet e il suo uso dei “big data”, ha reso più facile, per i proprietari delle risorse e coloro che cercano di utilizzare tali risorse, trovarsi. Questo tipo di dinamica può anche essere indicata come “shareconomy”, consumo collaborativo, economia collaborativa o “peer economy”.

La condivisione delle economie consente a singoli e gruppi di sviluppare veri e propri processi economici attivi, utilizzando risorse sottoutilizzate o poco utilizzate. In un’economia di condivisione, le attività inattive come ad esempio auto parcheggiate e camere da letto “di riserva”, possono essere noleggiate quando non sono utilizzate da nessuno in quel particolare momento temporale. In questo modo, le risorse fisiche vengono condivise come servizi.

Proprio i servizi di car sharing possono aiutare a illustrare questa idea. Secondo i dati forniti dal “Brookings Institute”, i veicoli privati rimangono inutilizzati per il 95% della loro vita. Lo stesso rapporto descrive in dettaglio il vantaggio in termini di costi generato da un servizio di condivisione di alloggi (Airbnb) rispetto allo spazio degli hotel, dato che i proprietari di case mettono a disposizione quelle che in gergo tecnico vengono definite “camere da letto di riserva”. Le tariffe Airbnb sono risultate essere tra il 30-60% più basse, e dunque convenienti, rispetto alle tariffe degli hotel in tutto il mondo.

L’EVOLUZIONE DELLA “SHARING ECONOMY”

L’economia della condivisione si è evoluta negli ultimi anni, oggi questa espressione viene utilizzata come termine onnicomprensivo che si riferisce a tutta una serie di transazioni economiche online che possono persino includere interazioni tra imprese (B2B). Altre piattaforme che hanno aderito all’economia della condivisione includono:

  1. CO-WORKING PLATFORMS (Piattaforme di collaborazione): aziende che offrono spazi di lavoro aperti condivisi a liberi professionisti, imprenditori e impiegati che lavorano da casa nelle principali aree metropolitane.
  2. PEER-TO-PEER LENDING PLATFORMS (Piattaforme di prestito peer-to-peer): società che consentono agli individui di prestare denaro ad altri individui a tassi più convenienti rispetto a quelli offerti attraverso i canali di credito tradizionali (banche).
  3. FASHION PLATFORMS (Piattaforme di moda): siti che consentono alle persone di vendere o noleggiare i propri vestiti.
  4. FREELANCING PLATFORMS (Piattaforme freelance): siti che offrono la possibilità di includere e quindi mettere in contatto i lavoratori freelance in un ampio spettro che spazia dal tradizionale lavoro freelance ai servizi tradizionalmente riservati ai tuttofare.

La critica che viene mossa all’economia della condivisione è principalmente che si tratti di un modello economico che si basa su di una endemica incertezza normativa. Un’altra preoccupazione è che la mancanza di supervisione dei governo potrebbe determinare gravi abusi sia da parte dei fornitori di servizi o di beni, sia da parte degli utilizzatori. Altro tema molto dibattuto è il timore che la maggiore quantità di informazioni condivise su di una piattaforma online possa creare discriminazioni di razza e/o di genere tra gli utenti. Ciò può accadere quando gli utenti sono autorizzati a scegliere con chi condivideranno le loro case o veicoli, oppure a causa della discriminazione statistica implicita nell’uso degli stessi algoritmi scelti.

Un esempio che ha fatto molto scalpore negli USA è stato quello che ha dovuto affrontare Airbnb circa una serie di denunce di discriminazione razziale da parte degli aspiranti affittuari afroamericani e latini a causa della diffusa preferenza dell’utente di non affittare a questi clienti.

L’economia della condivisione è una delle “esperienze” di business in più rapida crescita nella storia economica degli ultimi 20 anni in tutto il mondo. La “Sharing Economy” è un principio economico in costante evoluzione, che si basa sul principio che attraverso l’uso delle tecnologie “digitali” sia possibile facilitare l’accesso allo scambio di beni e servizi tra gli utenti finali. Questo modello di economia parte dall’idea che più persone possano condividere il valore di una competenza o di una risorsa sottoutilizzata servendosi di un processo esclusivamente digitale di ricerca e di sviluppo del procedimento. Difatti, questo scambio di “valore” avviene tramite un “marketplace” condiviso, una piattaforma collaborativa o un’applicazione “peer-to-peer”.

Naturalmente non bisogna pensare che il modello di condivisione sia un nuovo concetto di economia in assoluto, molte comunità rurali nella storia hanno costruito la propria socialità su questa idea di “economia delle origini”, pensiamo solo alla forma del baratto o dell’uso in comune di pozzi e forni nei villaggi della tradizione. La grande novità è nella sua attuale facilità di sviluppo e realizzazione dovuta all’uso delle nuove tecnologie digitali e di internet “mobile”, non è mai stato così semplice condividere beni e servizi come lo è oggi.

L’economia della condivisione inevitabilmente ha di fatto “sconvolto” alcuni settori economici tradizionali. Le industrie tradizionali sono state fortemente colpite da questo nuovo approccio economico nella gestione delle “risorse dormienti” e molti settori tradizionali faranno fatica a sopravvivere se non si adatteranno in fretta a questo panorama in straordinaria evoluzione.

Ma qual è il prossimo passo che metterà in campo la “Sharing Economy”? La tecnologia ha aiutato l’economia della condivisione a raggiungere i traguardi che oggi sono sotto gli occhi di tutti e le previsioni intravedono una tendenza in continua crescita ed evoluzione, di pari passo con l’incremento e il miglioramento delle “connessioni digitali”, in particolare “mobile”. Se fino ad oggi abbiamo visto essere dominanti nella Economia della Condivisione i settori dei trasporti e dei beni di consumo legati al turismo e al tempo libero, in un prossimo futuro molti altri settori tradizionali subiranno dei cambiamenti proprio a causa della crescita esponenziale di questo nuovo approccio al “consumo condiviso” di beni e servizi anche essenziali.

La “Sharing Economy” dal punto di vista dell’inquadramento dottrinale costituisce un apparente paradosso, infatti essa viene inquadrata sia come parte dell’economia capitalista sia come alternativa ad essa. Questa duplicità di visione si basa sull’analisi delle prestazioni che l’economia della condivisione elargisce: da una parte costruisce nuove attività economiche sempre di stampo neo-capitalistico, mentre dall’altra invita alla decostruzione delle stesse pratiche costruttive in corso.

Questo approccio “duplice” lascia aperta la questione su cosa sia realmente l’Economia di Condivisione, sospendendone sia il giudizio che la collocazione definitiva. Non c’è dubbio che la “Sharing Economy” rappresenti un modello economico contingente e articolato in modo piuttosto complesso. Tuttavia bisogna riconoscerne un potenziale tale da scuotere e nello stesso tempo rafforzare ulteriormente i “business tradizionali” proprio attraverso la riconfigurazione di una gamma diversificata di attività economiche coinvolte. Non dimentichiamo che la “narrativa contemporanea” circa l’idea che l’economia della condivisione generi isolamento e separazione, continui ad insistere evidenziando come questo tipo di economia possa essere causa di nuove forme di disuguaglianza e vere e proprie “polarizzazioni” della proprietà. Tuttavia vorrei concludere suggerendo che una volta messe in evidenza le questioni più ampie relative alla partecipazione, all’accesso e alla produzione di risorse, si ci polarizzasse cu come la “Sharing Economy” potrebbe servire come utile elemento propulsivo alle trasformazioni “digitali” dell’economia nell’immediato futuro, anche alla luce di quanto avviene nella “contingenza attuale della contemporaneità”; un modo utile per accelerare dinamiche di reale “Nuova Economia”.

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