Tagli ai fondi e accorpamento delle risorse nel nuovo Green Deal mettono a rischio filiere strategiche. Il presidente Unci AgroAlimentare denuncia: «Decisione inaccettabile che penalizza imprese, lavoratori e territori, allontanando Bruxelles dalla realtà produttiva italiana».
«Ancora una volta pesca e agricoltura finiscono nel mirino della Commissione europea, che – nell’ambito del programma del Green Deal – prepara provvedimenti che prevedono il taglio delle risorse destinate ai due comparti, accorpando i fondi e riducendo di fatto gli spazi di autonomia delle politiche di settore. Una scelta che inevitabilmente riduce anche l’attenzione verso le imprese e i lavoratori delle filiere produttive».
Lo dichiara Gennaro Scognamiglio, presidente nazionale dell’Unci AgroAlimentare, esprimendo forte preoccupazione per l’orientamento assunto da Bruxelles. «Si tratta di una decisione inaccettabile e priva di logica – prosegue Scognamiglio – frutto di un approccio burocratico e autoreferenziale che, invece di valorizzare le specificità dei Paesi membri e sostenere i settori economici strategici, sembra ostinato a penalizzare comparti vitali come pesca, acquacoltura, agricoltura e allevamento. Settori che garantiscono qualità delle produzioni, presidio dei territori, occupazione e sviluppo sostenibile, ma che vengono trattati come un problema da contenere, anziché come una risorsa da tutelare. Un danno particolarmente grave per Paesi come l’Italia, dove l’agroalimentare rappresenta una colonna portante dell’economia nazionale e un elemento identitario riconosciuto in tutto il mondo».
Nonostante questo scenario, Scognamiglio sottolinea come non siano mancate voci critiche all’interno delle istituzioni, pronte a contestare la linea della Commissione e del commissario europeo all’Agricoltura, Janusz Wojciechowski.
«Questo indirizzo scellerato – afferma il presidente – evidenzia ancora una volta la distanza siderale dei Palazzi europei dalla realtà quotidiana di chi lavora e produce, assumendosi responsabilità e rischi, senza mai far venir meno la disponibilità al confronto e alla ricerca dell’interesse generale. Purtroppo, a Bruxelles prevalgono da anni chiusura e autoreferenzialità, invece di un dialogo costruttivo con chi rappresenta i territori e i settori produttivi».
«Da parte nostra – conclude Scognamiglio – bocciamo senza esitazioni le linee indicate dalla Commissione europea e ci attiveremo in tutte le sedi utili per contrastare questo ennesimo colpo basso ai danni dell’intero agroalimentare e, in particolare, della pesca. Decisioni di questo tipo non danneggiano solo chi lavora nei settori interessati, ma hanno ricadute pesanti sui consumatori, sulle comunità locali e, più in generale, su quel made in Italy che tutto il mondo ci invidia».








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