Un anniversario editoriale che si intreccia con la memoria di un autore simbolo del teatro napoletano. Così si apre, a Sala Assoli/Moscato, la rassegna “We love Enzo” con l’incontro dedicato al volume Le scritture del Grande Infante. Sull’opera-vita di Enzo Moscato, edito da Cronopio e curato da Claudio Affinito, Antonia Lezza, Matteo Palumbo e Maurizio Zanardi.

Venerdì 17 ottobre alle ore 17, nello spazio che porta oggi il nome del drammaturgo, si terrà una conversazione corale che vedrà riuniti studiosi, artisti e testimoni di una stagione teatrale irripetibile. L’incontro, introdotto da Giancarlo Alfano dell’Università Federico II di Napoli, coinvolgerà Claudio e Giuseppe Affinito, Carlo Cerciello, Arturo Cirillo, Patrizio Esposito, Domenico Ingenito, Antonia Lezza, Matteo Palumbo, Francesco Saponaro e Maurizio Zanardi. Le letture, affidate a Lalla Esposito, accompagneranno il pubblico dentro la lingua di Moscato, sospesa tra memoria e invenzione, tra sacralità e corpo.

La presentazione del libro coincide con un doppio anniversario: i trentacinque anni della casa editrice Cronopio (1990-2025) e la recente intitolazione della Sala Assoli al suo artista più rappresentativo. Un legame naturale, quasi organico, quello tra Moscato e questo spazio dei Quartieri Spagnoli, dove l’autore ha intrecciato per decenni scrittura e scena, trasmettendo la propria visione poetica a generazioni di attori e spettatori.

Il volume Le scritture del Grande Infante nasce da un progetto condiviso con Moscato nei mesi precedenti alla sua scomparsa, come gesto di riconoscenza e testimonianza della sua “lingua cosmica liberatrice”, capace di reinventare la tradizione napoletana in un continuo dialogo con autori come Artaud, Genet e Copi. La raccolta include saggi di Gerardo Guccini, Antonio Latella, Antonia Lezza, Matteo Palumbo e Maurizio Zanardi, insieme a inediti dello stesso Moscato – fra cui Intorno a ciò che si dice Impossibile – scelti e curati con la sua partecipazione.

Il libro compone un ritratto corale dell’autore: il drammaturgo e il poeta, ma anche lo “scriba inesauribile” che ha trasformato la lingua materna in suono, gesto e teatro. Ne emerge l’immagine di un artista capace di attraversare le soglie tra vita e scrittura, tra parola e silenzio, restituendo alla scena la sua potenza originaria di rito e visione.

L’incontro del 17 ottobre rappresenta dunque non solo l’apertura di “We love Enzo”, ma un momento di raccoglimento e rilancio: un atto d’amore verso un autore che continua a vivere nelle sue parole e nel luogo che più di ogni altro ne custodisce l’anima. La rassegna proseguirà nel 2026 con nuovi appuntamenti, confermando la volontà di mantenere vivo il dialogo tra la città, la memoria e la sua più luminosa eredità teatrale.

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