
Secondo il CEO Wang Xingxing, tra il 2028 e il 2036 i robot umanoidi potrebbero essere in grado di svolgere fino all’80% delle attività domestiche in ambienti non strutturati. La crescita delle spedizioni, trainata dalla Cina, apre il confronto su sicurezza, lavoro, regolazione e nuove opportunità industriali.
I robot umanoidi potrebbero raggiungere nel giro di pochi anni un livello di diffusione e utilità paragonabile al salto compiuto dall’intelligenza artificiale generativa con ChatGPT. A sostenerlo è Wang Xingxing, fondatore e amministratore delegato di Unitree, che alla World Robot Conference di Pechino ha indicato una finestra temporale compresa tra due e dieci anni per l’arrivo di un vero punto di svolta nell’intelligenza incarnata. Il riferimento al “momento ChatGPT” non riguarda soltanto la popolarità di una tecnologia, ma la sua capacità di diventare improvvisamente comprensibile, utilizzabile e rilevante per milioni di persone. Nel caso dei robot umanoidi, secondo Wang, questo accadrà quando una macchina sarà in grado di entrare in una casa sconosciuta e svolgere circa l’80% delle attività quotidiane seguendo istruzioni vocali o testuali. Non più prototipi da laboratorio o macchine specializzate per compiti ripetitivi, ma assistenti capaci di percepire l’ambiente, prendere decisioni e muoversi in spazi complessi come quelli domestici. La previsione si inserisce in un mercato già in forte accelerazione. Nei primi sei mesi del 2026, secondo stime citate da Morgan Stanley, le spedizioni globali di robot umanoidi avrebbero raggiunto circa 19mila unità, con una crescita del 272% rispetto all’anno precedente. Il dato più significativo riguarda il peso della Cina: i produttori cinesi rappresenterebbero il 97% delle spedizioni, mentre per l’intero 2026 le consegne dalla Cina potrebbero arrivare a 50mila unità, contro le 12mila del 2025.
La spinta cinese conferma che la partita dei robot umanoidi non è più soltanto tecnologica, ma industriale e geopolitica. Chi controllerà componenti, software, dati di addestramento, catene di fornitura e standard di sicurezza potrà influenzare un mercato destinato a incidere su lavoro domestico, assistenza, logistica, servizi e manifattura avanzata. Per l’Italia e per l’Europa, il tema diventa quindi strategico: osservare questi sviluppi non basta, perché la diffusione dei robot umanoidi aprirà nuove opportunità ma anche nuove dipendenze. I benefici potenziali sono evidenti. Robot capaci di assistere anziani e persone con disabilità, automatizzare mansioni ripetitive, supportare famiglie e strutture sanitarie potrebbero contribuire ad affrontare alcuni dei grandi nodi demografici dei Paesi occidentali. Ma la promessa tecnologica porta con sé questioni complesse: sicurezza operativa dentro le abitazioni, tutela della privacy, responsabilità in caso di incidenti, interoperabilità tra sistemi, aggiornamenti software, gestione dei dati e impatto sul lavoro meno qualificato.
La casa è infatti uno degli ambienti più difficili per la robotica. A differenza di una fabbrica, dove gli spazi sono progettati per ridurre l’imprevisto, l’ambiente domestico è variabile, disordinato, pieno di oggetti, persone, animali, ostacoli e situazioni non prevedibili. Per questo il passaggio evocato da Unitree richiede progressi simultanei in meccatronica, visione artificiale, modelli linguistici, controllo motorio, apprendimento dai dati e capacità di adattamento in tempo reale. Anche altri imprenditori del settore indicano tempi ravvicinati. Wang He, fondatore di Galbot, ha ipotizzato il 2028 come possibile orizzonte per il salto operativo, grazie all’accumulo di dati e al miglioramento delle tecnologie. Lo stesso Wang Xingxing, tuttavia, mantiene aperti due scenari: uno più rapido, nell’arco di due o tre anni, e uno più graduale, tra cinque e dieci anni. La differenza dipenderà dalla velocità con cui verranno superati i limiti attuali e dalla capacità di ridurre costi, rischi e diffidenza sociale.
Per le imprese italiane, la nuova fase può aprire spazi nell’hardware specializzato, nei sensori, nei servizi di integrazione, nella manutenzione, nelle applicazioni industriali e nell’adattamento dei robot a contesti locali. Ma sarà necessario muoversi per tempo, evitando di arrivare quando l’intero ecosistema sarà già dominato da piattaforme straniere. Serviranno investimenti, competenze, regole chiare e una visione industriale capace di collegare ricerca, manifattura e servizi. La domanda decisiva, dunque, non è se i robot umanoidi arriveranno nelle case, ma quando saranno davvero affidabili, sicuri e utili. Tra entusiasmo tecnologico e prudenza regolatoria, il settore si avvicina a un passaggio cruciale. Se il “momento ChatGPT” della robotica dovesse davvero arrivare entro il prossimo decennio, non cambierà soltanto il modo in cui immaginiamo le macchine: cambierà il modo in cui organizziamo il lavoro, l’assistenza, la vita domestica e il rapporto quotidiano tra esseri umani e tecnologia.






Commenti recenti