
Dall’8 all’11 ottobre prosegue la sesta edizione della festa delle arti performative. Teatro, danza e sperimentazione sonora con Claudia Castellucci, Elisa Pol e Chiara Lagani, Colapesce, Alfio Antico e Mario Conte.
L’Umbria diventa una scena diffusa nella quale teatro, danza, musica e performance si incontrano per interrogare il rapporto tra individuo e mondo. Dopo le giornate dal 2 al 4 ottobre, Factory Fest riprende dall’8 all’11 ottobre con la seconda parte della sua sesta edizione, attraversando Spoleto, Campello sul Clitunno, Foligno, Spello e Perugia. Ideata da Gestioni Cinematografiche e Teatrali in collaborazione con La MaMa Umbria International, con la direzione artistica di Elisabetta ed Emiliano Pergolari, la manifestazione sceglie quest’anno il titolo “Fuori di sé”: un invito a cambiare prospettiva e a confrontarsi con l’ambiente, gli altri corpi, la comunità e la storia. Il programma riunisce nuove creazioni, prime presentazioni pubbliche e progetti che intrecciano linguaggi differenti, portando la ricerca contemporanea nei teatri e negli spazi culturali del territorio. Tra i lavori annunciati figura “La vita degli animali” di Elisa Pol e Chiara Lagani, che affronta il modo in cui abitiamo la terra e costruiamo la relazione con il mondo animale. Il rapporto con l’ambiente attraversa anche “Bloom & Doom” di Caterina Moroni, sviluppato con un gruppo di bambine e bambini di Campello: un percorso sul collasso climatico e sulla trasmissione tra generazioni, nel quale vengono ripensati i ruoli di chi guida e di chi segue. In “Dedica” di Sara Sguotti, invece, lo spazio partecipa alla costruzione del gesto, trasformando ciò che accade intorno in materia della performance.
Il confronto con il mondo contemporaneo passa poi attraverso il lavoro, le aspettative sociali e la pressione esercitata sui corpi. “Alla linea – Ponthus” di Tripee Teatro, tratto da Joseph Ponthus, porta in scena la ripetizione della fabbrica e il tempo imposto dalla produzione. “Comeback” di Fabritia D’Intino e Agnese Banti esplora i meccanismi dell’idolatria, mentre “Kamikaze” di Giulio Santolini spinge all’estremo lo sforzo di compiacere il pubblico, facendo dello sguardo altrui una forza che condiziona l’azione scenica. Storia e distopia si incontrano in “La svastica sul sole Experience” di lacasadargilla, ambientato in una realtà alternativa nella quale gli esiti della Seconda guerra mondiale sono rovesciati. “Arlecchino” di Zaches Teatro muove invece da un teatro in rovina per raccontare la persistenza di una forza vitale dentro un mondo che si disgrega. Alla dimensione più intima della relazione è dedicato “Due di Notte” di Pennacchia/Serrani, mentre “Non una voce” di Ultimi Fuochi, destinato a quattro spettatori alla volta, dialoga con “Dissipatio H.G.” di Guido Morselli e immagina un mondo quasi svuotato della presenza umana. La ricerca coreografica comprende “Verso la specie” di Claudia Castellucci e Compagnia Mòra, produzione Societas: un lavoro che osserva ritmi umani, animali, vegetali e minerali, cercando la singolarità del corpo all’interno di un movimento comune. In “POP” di Nicola Galli, gioco e presenza conducono progressivamente a un’azione corale; “Re-Penelope” di Cult of Magic riprende la figura di Penelope per trasformare l’attesa in possibilità di azione femminile, politica e collettiva.
Tra le nuove creazioni figura anche “Lori” di Nicoletta Nobile/Drama Teatro, presentato come primo studio, nel quale parola, memoria e performance danno una forma scenica al racconto privato. Sul versante musicale, Factory Fest ospita “Hiraeth” di Antonina Nowacka e Sofie Birch, annunciato in prima nazionale, e il progetto dal vivo che riunisce Alfio Antico, Lorenzo Urciullo, in arte Colapesce, e Mario Conte a dieci anni dall’uscita dell’album “Antico”. La ricerca sonora coinvolge inoltre Lino Capra Vaccina e Mai Mai Mai, tra memoria, folklore e sperimentazione, ed Enrico Malatesta, con un lavoro sulla propagazione del suono e sulle risonanze nello spazio. Alla programmazione si affiancano pratiche partecipative e percorsi di formazione: le azioni di Danza Insieme, guidate da Lucia Guarino, il talk e la performance radiofonica “Upside Down #5” di Silvio Impegnoso e “Il Lampadario”, progetto di educazione alla visione per adolescenti curato da Impegnoso con Lisa Tonelli. Il cinema trova spazio con “L’Isola del Teatro” di Velia Papa ed Eleonora Diana. Progetto Piuma, diretto da Mattia Maiotti e Debora Renzi in collaborazione con Occhisulmondo, porta invece al Teatro Pavone “Non è inferno”, restituzione di un percorso di formazione coreografica sui corpi e sulle relazioni nello spazio urbano. La presentazione dell’ultimo numero della rivista “La Falena”, con Rodolfo Sacchettini e Altre Velocità, apre un ulteriore confronto sul ruolo della critica. Il festival è sostenuto dal Ministero della Cultura, dalla Regione Umbria, dai Comuni di Foligno, Spoleto e Campello sul Clitunno e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno, con una rete di collaborazioni culturali e territoriali. A collegare le diverse proposte è la ricerca di un’esperienza condivisa: spostare lo sguardo oltre l’individuo e fare dell’incontro tra artisti, spettatori e luoghi una parte del lavoro scenico.







Commenti recenti