
Dalle antiche melodie del VII secolo fino a Brahms, nella Chiesa di Santa Maria del Carmine il debutto di un progetto culturale itinerante nato dall’amicizia tra la Schola Cantorum OrbiSophia e l’Ensemble Labyrinthus Vocum
Un viaggio musicale lungo oltre mille anni, dalle radici più profonde della tradizione liturgica occidentale fino ai capolavori della grande polifonia europea. È quanto hanno vissuto gli spettatori che hanno partecipato al concerto ospitato nella suggestiva Chiesa di Santa Maria del Carmine alle Tre Cannelle, nel cuore della Capitale, dove la Schola Cantorum OrbiSophia di Benevento e l’Ensemble vocale Labyrinthus Vocum di Roma hanno dato vita a una serata di straordinaria intensità artistica e spirituale.
L’appuntamento ha rappresentato non soltanto un importante momento musicale, ma anche il debutto ufficiale di un progetto culturale destinato a proseguire in forma itinerante, con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio della musica vocale europea attraverso concerti ospitati in luoghi di particolare interesse storico e culturale. A rendere possibile questa esperienza è stata la profonda sintonia artistica e umana tra i due ensemble: la Schola Cantorum OrbiSophia, diretta da Tetyana Shyshnyak, e l’Ensemble Labyrinthus Vocum, guidato da Alessandro Bares. Una collaborazione che ha saputo trasformare l’incontro tra due realtà musicali d’eccellenza in un racconto unitario capace di attraversare secoli di storia.
Il primo segmento del concerto è stato dedicato al canto beneventano, uno dei patrimoni più preziosi e meno conosciuti della tradizione musicale europea. Prima dell’affermazione del canto gregoriano come modello liturgico dominante, il territorio beneventano sviluppò infatti una propria identità musicale e religiosa, conservata nei secoli attraverso melodie di straordinaria suggestione. Le antiche preghiere risalenti al VII secolo, interpretate dalla Schola Cantorum OrbiSophia, hanno restituito al pubblico il fascino di una tradizione sonora che affonda le proprie radici nell’alto Medioevo. Un repertorio raro e prezioso che ha trovato naturale continuità nelle composizioni di Hildegard von Bingen e nelle laudi del Laudario di Cortona, in un percorso che ha evidenziato la ricchezza spirituale e culturale delle origini della musica occidentale.

La seconda parte della serata ha visto protagonista l’Ensemble Labyrinthus Vocum, impegnato in un itinerario attraverso alcune delle pagine più significative della polifonia europea. Particolarmente apprezzata l’esecuzione del mottetto “Felix Virgo / Inviolata Genitrix / Ad te suspiramus” di Guillaume de Machaut, capolavoro assoluto della polifonia trecentesca, seguito dall’intensa interpretazione del “Salve Regina” di Johannes Ockeghem e dalla raffinata spiritualità di “Vergine bella” di Giovanni Pierluigi da Palestrina.
Il percorso si è poi concluso con le sonorità romantiche di Johannes Brahms e il suo “Im Herbst”, opera che ha idealmente collegato il patrimonio musicale medievale alle sensibilità artistiche dell’età moderna. Il momento più intenso della serata è arrivato nel finale, quando i due cori si sono uniti per eseguire l’antifona beneventana “De ventre matris meae”. Il brano, tratto dal Libro di Isaia, richiama il tema della chiamata divina e della dignità della persona sin dalle origini della vita, trasformandosi in una meditazione universale sulla speranza e sulla vocazione umana.
L’esecuzione ha assunto un significato ancora più profondo grazie alla dedica voluta dalla direttrice Tetyana Shyshnyak al popolo ucraino. La preghiera è diventata così un messaggio di vicinanza e solidarietà verso una terra segnata dalla guerra, suscitando una forte emozione tra i presenti e trasformando la musica in un autentico strumento di dialogo e testimonianza civile. L’esperienza romana rappresenta soltanto il primo capitolo di un progetto destinato a crescere. L’intenzione degli organizzatori è quella di portare questo percorso musicale in diverse città italiane, valorizzando al tempo stesso repertori storici, luoghi d’arte e comunità locali. Un viaggio che parte dal patrimonio del canto beneventano e attraversa i secoli della musica europea, con l’ambizione di costruire un ponte tra memoria, cultura e contemporaneità, facendo riscoprire al pubblico la straordinaria forza espressiva della voce umana.








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