Il vasto incendio è divampato nel primo pomeriggio di ieri 31 agosto all’interno di un sito di stoccaggio sottoposto ad amministrazione giudiziaria. Bruciate soprattutto balle di plastica e carta, danneggiata anche un’azienda confinante. Vigili del Fuoco al lavoro per tutta la notte, cittadini invitati a chiudere porte e finestre e, nelle zone direttamente investite dal fumo, ad allontanarsi dalle abitazioni. Avviato il monitoraggio ambientale, sotto osservazione diossine, furani, PCB e altri inquinanti. Le cause del rogo restano da chiarire.
Una colonna di fumo nero, alta e compatta, visibile a chilometri di distanza e capace in poche ore di trasformare un incendio industriale in un’emergenza che ha coinvolto non soltanto Airola, ma una parte consistente della Valle Caudina. È la fotografia del vasto rogo divampato nel primo pomeriggio di ieri lunedì 31 agosto nell’area industriale PIP del centro sannita, all’interno di un sito adibito allo stoccaggio di rifiuti. Le fiamme hanno interessato materiale costituito prevalentemente da rifiuti plastici e carta stoccati in balle. Una circostanza accertata direttamente dai tecnici del Dipartimento provinciale di Benevento dell’Arpa Campania, intervenuti sul posto mentre l’incendio era ancora in corso. La natura dei materiali coinvolti ha immediatamente fatto scattare l’attenzione sul possibile impatto ambientale della combustione e sulla qualità dell’aria nelle zone attraversate dalla nube. L’incendio sarebbe divampato intorno alle 14 nell’area industriale di Airola. In breve tempo le fiamme hanno avvolto il capannone e la grande quantità di materiale presente, alimentando una gigantesca colonna di fumo scuro.
La situazione è apparsa immediatamente complessa. Il fumo, sospinto dal vento, ha iniziato a spostarsi dal luogo dell’incendio verso altre porzioni della Valle Caudina, interessando in particolare la direttrice verso Montesarchio. Da diversi centri della zona la nube era chiaramente visibile e l’odore acre della combustione è stato avvertito a notevole distanza. Secondo quanto accertato, il deposito interessato dalle fiamme appartiene a un’azienda sottoposta da alcuni anni ad amministrazione giudiziaria. Il rogo non sarebbe rimasto confinato esclusivamente all’interno del sito, le fiamme hanno infatti provocato danni anche a un deposito della vicina Prosider srl. La circostanza relativa alla situazione giudiziaria del sito rappresenta uno degli aspetti sui quali inevitabilmente si concentrerà l’attenzione nelle prossime ore e nei prossimi giorni, insieme alla ricostruzione delle cause dell’incendio e alle condizioni nelle quali erano conservati i materiali presenti nell’area.
La vastità del fronte di fuoco e, soprattutto, la natura del materiale combustibile hanno reso estremamente impegnative le operazioni di spegnimento. Sul posto sono confluite numerose squadre dei Vigili del Fuoco. Alle unità del Comando di Benevento si sono aggiunti rinforzi provenienti da altri territori campani. Le operazioni sono proseguite senza sosta per tutta la notte con l’obiettivo di contenere le fiamme, impedire ulteriori propagazioni e procedere progressivamente alla messa in sicurezza del sito. I Vigili del Fuoco risultano ancora impegnati nell’area PIP, attraverso l’intervento di squadre provenienti anche dai Comandi di Avellino, Caserta e Salerno, a conferma delle dimensioni preoccupanti dell’emergenza. Gli incendi che coinvolgono grandi quantità di rifiuti pressati presentano infatti difficoltà particolari. Anche quando le fiamme visibili vengono ridotte, all’interno delle masse di materiale possono permanere focolai e zone ad alta temperatura capaci di provocare nuove combustioni, per questo alle operazioni di spegnimento segue normalmente una lunga fase di raffreddamento, smassamento e bonifica.
Mentre i soccorritori combattevano contro le fiamme, l’attenzione delle autorità si è rapidamente spostata anche sulla popolazione. Il Comune di Airola ha inizialmente invitato i residenti delle zone più vicine all’incendio a tenere chiuse porte e finestre. Con l’evolversi della situazione e lo spostamento della colonna di fumo, è arrivata una seconda indicazione precauzionale, rivolta ai cittadini che si trovavano nelle aree direttamente investite dalla nube, quella di abbandonare temporaneamente le abitazioni. È importante precisare che non si è trattato di un ordine generalizzato di evacuazione dell’intero territorio comunale, ma di una misura precauzionale rivolta alle persone maggiormente esposte alla colonna di fumo. Analoga attenzione è stata mantenuta a Montesarchio, dove l’amministrazione comunale ha invitato la popolazione, soprattutto nelle zone eventualmente raggiunte dal fumo, a tenere chiusi gli infissi, evitare la permanenza all’aperto in presenza di fumo o odori intensi e limitare per quanto possibile le attività esterne. L’incendio, dunque, ha assunto fin dalle prime ore una dimensione sovracomunale. La combinazione tra quantità di materiale bruciato, altezza della colonna di fumo e vento ha fatto sì che la preoccupazione superasse i confini di Airola coinvolgendo numerosi centri della Valle Caudina e alimentando segnalazioni anche nelle aree limitrofe.
Come era prevedibile, il capitolo più delicato riguarda ora l’impatto ambientale; alle 20.20 di ieri 31 agosto, Arpa Campania ha diffuso il primo comunicato ufficiale sull’intervento in corso ad Airola. L’Agenzia ha confermato che i propri tecnici stavano monitorando una serie di inquinanti atmosferici potenzialmente dispersi nell’ambiente a seguito dell’incendio. Un campionatore ad alto flusso di aria è stato posizionato nella direzione della colonna di fumo osservata al momento dell’avvio delle misurazioni. Lo strumento è destinato alla ricerca di diossine, furani e policlorobifenili diossina-simili, i cosiddetti PCB-dl, sostanze di particolare interesse quando si verificano combustioni che coinvolgono materiali plastici e altri rifiuti. Non è tutto. Nell’area circostante il luogo dell’incendio sono stati attivati anche campionatori passivi per determinare le concentrazioni atmosferiche di biossido di azoto, biossido di zolfo, acido fluoridrico e ammoniaca. ARPAC ha inoltre valutato l’invio di un laboratorio mobile capace di misurare su base oraria ulteriori sostanze e parametri, tra cui monossido di carbonio, ossidi di azoto, particolato, benzene, toluene e xilene. Si tratta di un ventaglio di controlli molto ampio, necessario proprio per definire scientificamente cosa sia stato disperso nell’atmosfera durante le diverse fasi del rogo e in quali concentrazioni.
È proprio su questo punto che occorre mantenere una distinzione rigorosa tra la comprensibile preoccupazione della popolazione e quanto sia stato effettivamente accertato dagli organismi tecnici. La gigantesca colonna di fumo è un dato evidente. È accertato che a bruciare siano stati prevalentemente rifiuti plastici e carta. È altrettanto accertato che ARPAC abbia ritenuto necessario avviare il monitoraggio di sostanze come diossine, furani e PCB. Questo, però, non significa che siano già stati accertati valori elevati o superiori ai livelli di riferimento di tali sostanze. Questa mattina sul portale istituzionale di ARPA Campania risulta pubblicato il comunicato relativo all’avvio dei campionamenti, ma non ancora un bollettino con gli esiti analitici relativi all’incendio di Airola. I risultati delle analisi rappresenteranno quindi uno dei passaggi più importanti dell’intera vicenda. Saranno quei dati a consentire di comprendere l’effettiva concentrazione degli inquinanti nell’aria e a fornire alle autorità sanitarie e amministrative gli elementi necessari per eventuali ulteriori provvedimenti.
La vicenda di Airola non può essere letta soltanto come un incendio circoscritto a un capannone. Le immagini della gigantesca nube nera hanno rapidamente fatto il giro dei social e delle testate locali, mentre residenti di diversi comuni hanno segnalato odori di bruciato e la presenza di fumo. La direzione del vento è diventata uno degli elementi determinanti nella gestione dell’emergenza, perché ha progressivamente modificato le zone potenzialmente interessate dalla ricaduta dei prodotti della combustione. È anche per questa ragione che le amministrazioni comunali della Valle hanno raccomandato di seguire esclusivamente le comunicazioni ufficiali, evitando tanto di sottovalutare l’episodio quanto di diffondere informazioni non ancora supportate da dati scientifici. La combustione di grandi quantità di plastica e carta rende infatti indispensabile un monitoraggio approfondito, ma solo l’esame dei campioni potrà chiarire il reale quadro ambientale.
Accanto al fronte ambientale c’è poi quello investigativo, Carabinieri e forze dell’ordine hanno avviato i primi accertamenti per ricostruire l’origine del rogo. Al momento, tuttavia, non risulta ufficialmente accertata la causa che ha dato inizio all’incendio. Sarà necessario stabilire dove si sia sviluppato il primo focolaio, quale materiale sia stato interessato inizialmente dalle fiamme e se all’origine vi sia stato un evento accidentale oppure un comportamento volontario. Qualunque ricostruzione sulla matrice dolosa del rogo, in assenza di un pronunciamento degli investigatori o dell’autorità giudiziaria, deve quindi essere considerata allo stato attuale soltanto un’ipotesi e non un fatto accertato. Particolare attenzione sarà inevitabilmente riservata anche alla condizione del sito, che secondo più fonti risultava già sottoposto a sequestro o amministrazione giudiziaria. Una circostanza destinata ad alimentare interrogativi sulla gestione dell’area, sulla quantità e tipologia dei rifiuti ancora presenti e sulle misure di sicurezza esistenti prima dell’incendio.
Dopo una notte trascorsa con i Vigili del Fuoco impegnati nell’area industriale, l’emergenza di Airola entra così in una seconda fase. Da una parte resta il lavoro materiale sul sito: spegnimento degli ultimi focolai, raffreddamento, verifica delle strutture danneggiate e successiva bonifica. Dall’altra comincia il lavoro, meno visibile ma altrettanto importante, dei laboratori. I campioni raccolti dovranno dire cosa sia effettivamente finito nell’aria durante le ore in cui la colonna di fumo ha sovrastato Airola e attraversato la Valle Caudina. Occorrerà conoscere i valori delle diossine e dei furani, verificare la presenza dei PCB diossina-simili e analizzare gli altri parametri monitorati da ARPAC. Solo successivamente sarà possibile costruire un quadro completo dell’impatto dell’incendio sull’ambiente e sulla popolazione. Nel frattempo resta l’immagine di un’intera valle con gli occhi rivolti verso quella nube nera. Un incendio partito da un sito di stoccaggio di rifiuti e diventato nel giro di poche ore un’emergenza ambientale, territoriale e sociale. Ora servono soprattutto risposte: sulla qualità dell’aria, sull’effettiva contaminazione prodotta dal rogo, sulla quantità e natura esatta dei materiali bruciati, sulle condizioni del sito prima dell’incendio e, soprattutto, sulle cause che hanno trasformato il pomeriggio del 31 agosto in una lunga notte di paura per Airola e per l’intera Valle Caudina.







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