DI VINCENZO DOMENICO PANELLA

 

Una leggenda narra che Benevento debba le sue origini all’eroe greco Diomede che sbarcò in Italia dopo la distruzione e l’incendio di Troia. Pare che portasse con sé una zanna del mitico cinghiale Calidonio, ucciso dallo zio Meleagro e che è divenuto il simbolo della città.

La popolazione sannitica medievale chiamava la città Maloentum; successivamente gli antichi romani la nomarono Maleventum ed infine Beneventum, presumibilmente cambiato dai romani per la benefica vittoria su Pirro, ma pare che il mutamento del nome sia dovuto al fatto che i romani consideravano il primario nome di Maleventum di cattivo augurio.

La città vanta un cospicuo patrimonio storico-artistico e archeologico, tra i quali la famosa Chiesa di Santa Sofia, risalente al 760 edificata dal duca longobardo Arechi II e dal giugno del 2011  è entrata a far parte del patrimonio dell’umanità UNESCO. Simbolo della città è l’arco di Traiano che risulta essere uno degli archi trionfali romani con rilievi meglio conservati. È sede dell’arcidiocesi di Benevento.

La città, geograficamente, si trova nell’Appennino centro meridionale; nella parte alta della regione Campania, a confine con il Molise, il cui territorio, unitamente a quello sannita, formava la regione storica del Sannio, nel quale Benevento si posiziona nella parte meridionale, in una posizione quasi equidistante dai mari Tirreno e Adriatico.

La città è insediata in una conca circondata da colline; a ovest in particolare, oltre la Valle Vitulanese, si trova il massiccio del Taburno Camposauro: il cui profilo, visto dalla città e dai paesi circostanti, disegna la sagoma di una donna distesa, detta la “Dormiente del Sannio”.

La città è attraversata da due fiumi: il Calore, affluente del Volturno, e il Sabato, che confluisce nel Calore.

Il territorio su cui si estende la città è piuttosto ondulato, come le aree circostanti dove sorgono le varie contrade, assumendo un andamento collinare che si estende per l’intera provincia dal quale svettano cime che raggiungono anche i 1400 metri di altezza. L’andamento collinare permette una diversificazione di coltivazioni, le più importanti delle quali si distinguono in vigneti, dai quali si ottengono i famosi vini Aglianico e Falanghina ed oliveti.

Benevento vanta anche un mito esoterico: le Janare. La Janara, nella credenza popolare beneventana, soprattutto in quella contadina, è una delle tante specie di streghe che popolavano gli antichi racconti.

Il nome potrebbe derivare da Dianara, ossia “sacerdotessa di Diana“, oppure dal latino ianua, “porta”: era appunto dinanzi alla porta, che, secondo la tradizione, era necessario collocare una scopa, oppure un sacchetto con grani di sale; la strega, costretta a contare i fili della scopa, o i grani di sale, avrebbe indugiato fino al sorgere del sole, la cui luce pare fosse sua “mortale” nemica.

Benevento vanta anche un mito esoterico, infatti nella terra sannita cultura e leggenda vogliono che esistessero le Janare.

Le streghe beneventane si riunivano sotto un immenso albero di noci lungo le sponde del fiume Sabato ed al motto di “sott a l’acqua e sott u viénto sott a la noce de b’n’viénto” tenevano i loro sabba in cui veneravano il demonio sotto forma di cane o caprone.

 

 

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