
Solo un italiano su quattro è pienamente soddisfatto di dove vive. Le periferie emergono come nuova frontiera, ma servono servizi, sicurezza e lavoro.
Un’Italia che si dichiara moderatamente soddisfatta dei luoghi in cui vive, ma che chiede con forza cambiamenti concreti per migliorare la qualità della vita urbana. È questo il quadro che emerge dal 3° Rapporto One Health “Il valore sociale delle città. Periferie vitali: la nuova frontiera del vivere urbano”, presentato alla Camera dei Deputati dal Campus Bio-Medico di Roma insieme all’Istituto Piepoli. Secondo i dati, il 61 per cento degli italiani si dice abbastanza soddisfatto del proprio contesto abitativo, ma solo il 25 per cento si definisce molto soddisfatto. Una differenza che racconta un equilibrio fragile, in cui il benessere dipende da fattori precisi come tranquillità, senso di comunità, qualità ambientale, sicurezza e costo della vita. Quando questi elementi vengono meno, emergono disagi legati soprattutto a servizi inefficienti, trasporti carenti, scarse opportunità di lavoro e problemi di sicurezza.
Il Rapporto introduce una prospettiva chiara: il futuro delle città passa dalle periferie. Non più aree marginali, ma spazi centrali per costruire modelli urbani sostenibili, inclusivi e capaci di rispondere ai bisogni contemporanei. Un cambiamento di paradigma che si inserisce nella visione One Health, basata sull’integrazione tra salute umana, ambiente e contesto sociale. Le periferie, tuttavia, non sono tutte uguali. Esistono quelle storiche, caratterizzate da comunità stabili, quelle segnate da forte immigrazione, le nuove periferie economicamente più forti ma prive di identità, e quelle già oggetto di processi di rigenerazione. In questo scenario, esperienze come quella di Trigoria dimostrano come interventi mirati possano trasformare aree fragili in luoghi di sviluppo e coesione.
Il Rapporto invita a superare il concetto tradizionale di riqualificazione urbana per abbracciare quello di rigenerazione, un approccio più ampio che coinvolge non solo infrastrutture e spazi fisici, ma anche tessuto sociale, economia locale e sostenibilità ambientale. Il centro continua a offrire servizi e opportunità, ma è percepito come costoso e caotico, mentre la periferia appare più vivibile, grazie a spazi verdi e minore inquinamento, pur soffrendo isolamento e carenze nei servizi.
Le priorità indicate dai cittadini sono nette. Il 40 per cento chiede trasporti pubblici più efficienti, il 34 per cento maggiore sicurezza e più opportunità di lavoro, il 33 per cento servizi sanitari adeguati e il 30 per cento una migliore qualità ambientale. Non sorprende quindi che il 30 per cento degli italiani sceglierebbe di vivere in una periferia ben servita, mentre solo il 16 per cento preferirebbe il pieno centro. Anche il concetto di casa cambia. Non è più solo un rifugio, ma parte di un sistema più ampio fatto di quartiere, servizi e relazioni. Per oltre la metà degli intervistati, la qualità della vita dipende da un contesto tranquillo e salubre, da spazi adeguati, dalla presenza di servizi e da buoni collegamenti con i mezzi pubblici.
Il Rapporto evidenzia anche un nodo critico legato al ruolo delle istituzioni. Comuni, Regioni e Stato sono considerati i principali responsabili del miglioramento delle città, ma anche i soggetti percepiti come più assenti. Al contrario, realtà del Terzo settore, associazioni e comunità locali dimostrano maggiore efficacia, pur con risorse limitate. Da qui la necessità di rafforzare la collaborazione tra pubblico e privato e di semplificare i processi amministrativi per rendere più rapidi gli interventi. La visione proposta è quella di un modello policentrico, in cui i quartieri siano autonomi ma interconnessi, superando la tradizionale contrapposizione tra centro e periferia. Un approccio che trova consenso anche tra le istituzioni europee e nazionali. Il vicepresidente della Commissione europea Raffaele Fitto ha sottolineato come le periferie non vengano abbandonate per mancanza di interesse, ma per carenza di servizi e investimenti, evidenziando il ruolo decisivo dei fondi di coesione.
Il tema della trasformazione urbana si intreccia con quello demografico. Il crescente invecchiamento della popolazione impone di ripensare le città in funzione di tutte le età, con modelli come il cohousing e nuove forme di comunità. Un aspetto ribadito dal viceministro Maria Teresa Bellucci, che ha posto l’accento sulla necessità di costruire contesti inclusivi per gli over 65. Dal punto di vista amministrativo, emerge la necessità di una visione di lungo periodo. Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri ha evidenziato come l’approccio One Health possa guidare politiche più efficaci, mentre altri interventi hanno sottolineato l’importanza di normative più organiche, investimenti mirati e strategie integrate.
Il Rapporto si chiude con una prospettiva chiara. Le città del futuro non saranno più dominate da un unico centro, ma articolate in una rete di quartieri vitali, ciascuno con una propria identità e funzione. In questo scenario, la qualità della vita non dipenderà più solo dalla posizione geografica, ma dalla capacità di costruire comunità, servizi e relazioni. Una sfida complessa che richiede coraggio, visione e collaborazione tra istituzioni, imprese e cittadini. Perché, come emerge dallo studio, la salute delle persone non si costruisce solo negli ospedali, ma nei luoghi in cui si vive ogni giorno.






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