
“Sono letteralmente devastato e attonito di fronte a una condanna che non penso affatto di meritare. Nonostante ciò continuerò a credere che la mia totale innocenza verrà prima o poi riconosciuta”. Con queste parole il dott. Vincenzo Schiavone, presidente del Pineta Grande Hospital, commenta la sentenza che lo ha condannato a 4 anni e 6 mesi di reclusione per falso in atto pubblico in relazione a una cartella clinica.
La vicenda riguarda il caso di una paziente deceduta dodici anni fa nella struttura sanitaria del litorale domizio a seguito di una grave infezione contratta in precedenza in un altro ospedale della provincia di Napoli. Per la morte della donna erano stati assolti tutti i medici del Pineta Grande Hospital, che avevano tentato di salvarle la vita. Schiavone respinge con fermezza ogni addebito, sottolineando l’assenza di qualsiasi interesse o vantaggio personale: “Subisco una condanna per un reato che non solo non ho commesso, ma che non avrei avuto alcun motivo di commettere. La nostra struttura sostiene ogni anno oltre un milione e mezzo di euro di premi assicurativi proprio per coprire eventuali risarcimenti legati all’attività sanitaria. È per questo che trovo ancora più dolorosa l’accusa di aver alterato un documento per evitare un indennizzo che rientra nelle normali previsioni di gestione di una realtà complessa come la nostra”.
Il presidente del Pineta Grande Hospital evidenzia anche l’impatto umano della vicenda: “Quello che più mi addolora, come medico e come uomo, è l’ombra che questa accusa getta sul lavoro quotidiano di una struttura che salva vite e assiste migliaia di pazienti provenienti da tutta la Campania e anche da fuori regione”. I legali difensori, gli avvocati Giuseppe Stellato e Claudio Sgambato, hanno già annunciato il ricorso in appello, contestando alcuni passaggi del processo, tra cui la mancata ammissione della testimonianza di due agenti della Polizia di Stato che facevano parte della scorta armata dell’imprenditore. Secondo la difesa, si tratta di elementi rilevanti che avrebbero potuto incidere sull’esito del giudizio.
Nonostante la condanna, Schiavone ribadisce la volontà di proseguire nel proprio impegno professionale: “Con la morte nel cuore continuerò ad assistere le persone che si rivolgono alla nostra struttura e a portare avanti il percorso di crescita professionale e tecnologica dell’ospedale, che oggi è anche sede di facoltà universitaria in Scienze Infermieristiche e, recentemente, del corso di laurea in Medicina e Chirurgia in collaborazione con l’Università Vanvitelli”. Infine, il presidente esprime fiducia nei successivi gradi di giudizio: “Sono certo che la correttezza e la limpidezza del mio operato e di quello dei miei collaboratori verranno riconosciute. Confido che la verità emerga presto nelle sedi opportune”.








Commenti recenti