di ANGELO MAGLIONE*
«…..Come chiunque altro, avevo sempre avuto momenti in cui mi sentivo profondamente depresso, ma questa volta si trattava di un’esperienza completamente nuova: una disperante, stagnante paralisi dello spirito, al di là di qualunque sensazione avessi mai provato o anche solo immaginato che si potesse provare».
A descrivere con queste parole la propria esperienza della depressione era William Styron (1925-2006), scrittore americano e uno dei più importanti romanzieri statunitensi del Novecento, autore, tra le altre opere, del celebre romanzo La scelta di Sophie. Styron sperimentò personalmente una grave forma di depressione e il suo racconto permette di cogliere la profonda differenza tra la normale tristezza, che tutti possiamo sperimentare nel corso della vita, e una condizione depressiva clinicamente significativa.
I sintomi principali della depressione sono infatti una profonda tristezza e l’incapacità di provare piacere. La persona può perdere interesse per attività che prima considerava piacevoli e sviluppare una visione sempre più negativa di sé stessa e della propria vita. La mente può riempirsi di recriminazioni rivolte contro di sé, portandola a concentrarsi continuamente sui propri difetti, sulle proprie mancanze e sui propri fallimenti. Questi pensieri possono diventare così persistenti da rendere difficile prestare attenzione ad altro. Anche ciò che accade intorno viene spesso interpretato negativamente, mentre progressivamente si perde la speranza nel futuro.
Un altro sintomo frequente è una forte perdita di iniziativa, che può accompagnarsi al ritiro sociale. La persona tende a isolarsi, preferisce rimanere sola e può arrivare a trascurare il proprio aspetto e le normali attività quotidiane. Nei casi più gravi, il senso di abbattimento e di disperazione può diventare così intenso da favorire la comparsa di pensieri suicidi. La depressione, inoltre, può coinvolgere anche il corpo, provocando stanchezza, scarsa energia e dolori fisici di varia natura, talvolta tanto intensi da far pensare alla presenza di una malattia organica. Frequenti sono anche le alterazioni del sonno: alcune persone faticano ad addormentarsi o si svegliano ripetutamente durante la notte, mentre altre tendono a dormire per gran parte della giornata.
Questo articolo, pur non potendo essere esaustivo data la complessità del problema, si propone di offrire un’analisi critica, basata su riflessioni personali e l’approfondimento delle prove scientifiche attualmente disponibili. Analizzando la letteratura scientifica e gli studi effettuati sul tema, emerge una scomoda verità. E la verità è che gli antidepressivi falliscono, secondo gli studi, in oltre la metà dei casi e, laddove non lo fanno, offrono al paziente una qualità di vita estremamente povera di significati e di emozioni. Cosa propone quindi la scienza e quali alternative concrete esistono per chi cerca una vera guarigione e non una triste convivenza col problema della depressione?
Quando i farmaci non funzionano
Il paradigma farmacologico della depressione poggia su fondamenta più fragili di quanto l’industria che ne sostiene l’utilità voglia ammettere. I numeri raccontano una storia che troppo spesso viene ignorata negli studi scientifici cosiddetti controllati, ma che emerge con chiarezza nel mondo reale. Peraltro, le ricerche sono spesso finanziate dalle case farmaceutiche ed è noto, in ambito scientifico, come il numero più alto di ricerche poco affidabili o soggette a manomissioni avvenga proprio in ambito medico-sanitario. Nella realtà clinica, circa la metà dei pazienti non raggiunge la remissione della malattia con la terapia farmacologica e questo risultato rappresenta la norma statistica. Gli studi controllati, con scelta casuale dei pazienti, mostrano talvolta efficacia in condizioni ideali di laboratorio ma gli studi basati sulla popolazione reale, in medicina generale, ottengono risultati ben diversi.
Il problema degli effetti collaterali
La sindrome da astinenza da antidepressivi è documentata in modo inequivocabile: il database spontaneo dell’OMS ha registrato 31.688 segnalazioni di sindrome da ritiro correlata alla sospensione degli antidepressivi. Questi sintomi possono comprendere, per esempio, vertigini, nausea, mal di testa, insonnia, irritabilità, ansia, sintomi simil-influenzali e particolari sensazioni neurologiche, talvolta descritte come piccole “scosse elettriche” I farmaci con i tassi più elevati di sintomi di ritiro includono paroxetina, duloxetina, venlafaxina e desvenlafaxina. I sintomi sono eterogenei, in alcuni casi prolungati per mesi, e spesso del tutto imprevisti dai pazienti, perché nessuno li aveva avvertiti. La dipendenza psicologica e fisica è reale. Minimizzarla è una forma di disonestà medica e scientifica oltre che un grave danno per il paziente.
La terapia psicologica
Uno studio della Frontiers in Psychiatry (2024) ha valutato gli effetti duraturi di psicoterapia, farmaci e combinazione dopo la fine del trattamento. La psicoterapia sarebbe efficace quanto i farmaci e i suoi effetti persistenti nel tempo, mentre l’efficacia dei farmaci dura finché avviene l’assunzione e scompare all’interruzione, con la ripresa della sintomatologia. Inoltre questi ultimi inducono o possono indurre effetti collaterali di rilevante importanza. Non si comprende quindi il motivo per cui la farmacologia dovrebbe prevalere, in nome di una supposta origine endogena del disturbo depressivo che non è peraltro mai stata dimostrata se non in percentuale moderata nel caso della depressione (Krings-psicologia clinica-pag 141). La preferenza per i farmaci è dovuta anche al fatto che sono facili da prescrivere, veloci e, soprattutto, estremamente redditizi per l’industria farmaceutica (dato che spesso devono essere utilizzati a vita). La psicoterapia richiede tempo, competenza specializzata e non genera gli stessi profitti industriali. La ricerca è finanziata principalmente da aziende farmaceutiche, creando un conflitto di interessi strutturale che deforma l’intero corpus scientifico disponibile ai medici prescrittori. Il colloquio psicologico invece lavora sulle cause che determinano lo stato depressivo e gli eventuali cambiamenti indotti dal percorso impediscono le ricadute perché cambia il modo del paziente di reagire agli eventi della vita.
Quali sono le aree da indagare nel depresso:
La persona depressa manifesta sempre una visione negativa di sé e del mondo, spesso è portatrice di grandi ambizioni represse, che non hanno ricevuto soddisfazione dalla vita o che hanno subito un stop imprevisti e improvvisi, provocando profonde crepe nell’autostima. Ad una attenta analisi, le ambizioni appaiono il più delle volte spropositate rispetto alla realtà. Il modo di reagire alle avversità e ai fallimenti risultano spesso eccessivamente autopunitivi. Il depresso sente su di sé tutta la responsabilità di tali situazioni, mostrando di avere aspettative di potere e di controllo sulle situazioni altrettanto elevate, spesso oltre la ragionevolezza. Attua spesso quelle che sono definite, in ambito cognitivo-comportamentale, le distorsioni cognitive, ovvero la tendenza a elaborare le informazioni secondo modalità negative ( Kendall e Ingram, 1989).
Da dove arriva questo modo di affrontare la realtà? Ecco dove l’ereditarietà può entrare in gioco in ambito psicologico. La persona ha probabilmente interiorizzato da una o più figure di attaccamento questa modalità di rispondere alle situazioni. E qui nasce il malinteso più comune quando si parla di ereditarietà. Il paziente depresso ritrova spesso, nel ricostruire la sua storia personale, un genitore o un familiare che mostrava gli stessi sintomi. Anche il medico interpreta spesso questa circostanza come la prova che il disturbo sia ereditario. In realtà, lo sguardo psicologico evidenzia il fatto che ad essere ereditata sia la modalità di risposta agli eventi e non la conseguenza, rappresentata dallo stato emotivo esperito, per cui l’intervento ha lo scopo di modificare le convinzioni del paziente e il modo di reagire e rispondere agli eventi della vita.
Lo psicologo non può lavorare direttamente sui neurotrasmettitori deficitari, che secondo le teorie che propendono per l’origine genetica, sarebbero la causa del disturbo, ma il suo obiettivo deve focalizzarsi sulla modificazione dei modi di affrontare il mondo interno e quello esterno del paziente. Spesso, la cura di questo disturbo è affidato a categorie di medici che, pur essendo autorizzati (dalle leggi in vigore) ad occuparsene, non possiedono le competenze e le conoscenze psicologiche necessarie per lavorare sugli aspetti sopra citati. I pazienti stessi o i loro familiari, soprattutto in determinati contesti culturali e sociali, in presenza di questi sintomi scelgono ancora oggi di rivolgersi a figure professionali di formazione medica e con propensione a prescrivere farmaci piuttosto che affidarsi ad un percorso psicologico, che viene considerato “minaccioso” per la stabilità del nucleo familiare in quanto comporta spesso di mettersi in discussione, sia personalmente che come intero sistema familiare.
Diagnosi differenziale
Infine, è importante sottolineare che la manifestazione di un disturbo depressivo improvviso e privo di apparenti cause psicogene potrebbe nascondere una malattia di origine diversa (neoplasie, tiroidismo, malattie neurologiche, infezioni importanti possono avere sintomi depressivi come manifestazione secondaria). Quindi un esame clinico approfondito, con lo scopo di escludere altre patologie sottostanti, è sempre necessario prima di focalizzare l’attenzione sugli aspetti psicologici del disturbo.
Per riassumere
Supporto psicologico
- Alta efficacia a lungo termine
- Nessun effetto di astinenza
- Insegna competenze che durano nel tempo
- Richiede tempo e impegno
- Nessun effetto collaterale
Farmacoterapia
- Efficacia moderata a breve termine
- Rischio di sindrome di astinenza
- Alto rischio di ricaduta alla sospensione
- Facile da prescrivere
- Dipendenza fisica e psicologica
Le voci dei pazienti
Molti pazienti riferiscono di aver assunto antidepressivi per anni senza miglioramenti significativi. Altri descrivono un “appiattimento emotivo”: non depressione, ma nemmeno vera gioia. Una vita in grigio. Quando decidono di interrompere, affrontano sintomi di astinenza debilitanti che nessuno aveva menzionato. Coloro che hanno invece sostenuto una terapia psicologica mirata riportano risultati trasformativi e duraturi: una differenza che i numeri da soli non descrivono mai pienamente. La ricerca pubblicata su PubMed e Frontiers in Psychiatry converge su un punto: nessun approccio è universale, ma la psicoterapia, un supporto psicologico, da soli o in combinazione, offrono i benefici più duraturi e un profilo di rischio di effetti collaterali significativamente minore rispetto alla farmacoterapia.
Bibliografia
Cognitive behavior therapy vs. control conditions, other psychotherapies, pharmacotherapies and combined treatment for depression: a comprehensive meta-analysis including 409 trials with 52,702 patients — PubMed.
Enduring effects of psychotherapy, antidepressants and their combination for depression: a systematic review and meta-analysis — Frontiers in Psychiatry.
Krings-Psicologia Clinica- Manuale
Psychologic Treatment of Depression Compared With Pharmacotherapy and Combined Treatment in Primary Care: A Network Meta-Analysis — PubMed.
Real-world effects of antidepressants for depressive disorder in primary care: population-based cohort study — The British Journal of Psychiatry, Cambridge Core.
Vortioxetine versus reuptake inhibitors in adults with major depressive disorder: A systematic review and meta-analysis of randomized controlled trials — ScienceDirect.
Withdrawal syndrome following discontinuation of 28 antidepressants: pharmacovigilance analysis of 31,688 reports from the WHO spontaneous reporting database — IRIS UniVR.
*Angelo Maglione
Psicologo, specializzato nel supporto psicologico dei disturbi depressivi, d’ansia e nei problemi di relazione, docente e divulgatore, dottorando in Scienze Sociali presso l’Università Cattolica San Antonio di Murcia (UCAM), in Spagna. Autore del libro: Smetti di fumare per sempre. Scopri cosa ti tiene legato al fumo. Disponibile su Amazon https://www.amazon.it/Smetti-fumare-sempre-meccanismi-impediscono-ebook/dp/B0CQP7VQ6C Si occupa di psicologia, educazione e divulgazione scientifica, con particolare attenzione al rapporto tra ricerca e applicazione delle conoscenze psicologiche nella vita quotidiana.
Lo STATO DELL’ ARTE è una rubrica dedicata all’approfondimento di temi di interesse psicologico e umanistico, alla luce delle più recenti acquisizioni della ricerca scientifica. In questa serie di articoli mi propongo di affrontare, con un linguaggio chiaro e accessibile anche ai non specialisti, alcune questioni centrali della psicologia e della salute mentale, cercando di distinguere ciò che
è sostenuto dalle evidenze scientifiche da convinzioni diffuse, semplificazioni e luoghi comuni. Da qui il titolo della rubrica: Lo stato dell’arte, ovvero uno sguardo aggiornato su dove siamo arrivati e su ciò che resta ancora da comprendere.






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