
Il Mezzogiorno accelera nelle gare, ma resta indietro nella spesa rendicontata. La sfida oltre il 2026 sarà consolidare le competenze amministrative e garantire personale, gestione e manutenzione alle nuove strutture. Perché un investimento cambia la vita dei cittadini quando diventa un servizio accessibile.
di Lidia Riccio
Il banco di prova del Mezzogiorno sarà ciò che resterà dopo l’urgenza del PNRR. Quando la pressione delle scadenze europee verrà meno, occorrerà capire se l’accelerazione degli ultimi anni avrà prodotto una capacità amministrativa stabile: completare le opere, aprire le strutture e mantenerle in funzione. Il Piano ha offerto al Sud un’occasione per recuperare ritardi e avviare investimenti attesi. I progressi nelle procedure mostrano che le difficoltà amministrative possono essere superate. Ma tra assegnare un finanziamento, affidare un appalto e rendere disponibile un servizio esistono passaggi che richiedono competenze, continuità e risorse. È in questa distanza che si misura l’efficacia degli interventi.
Secondo i dati richiamati nell’analisi, dalla progettazione all’affidamento servono mediamente 16,8 mesi nel Mezzogiorno, contro i 18,8 del Centro-Nord. La riduzione dei tempi associata al PNRR raggiunge il 55,1% al Sud, rispetto al 32,2% al Nord. Sono risultati che mettono in discussione l’idea di un divario amministrativo inevitabile. Obiettivi definiti, scadenze vincolanti e supporto tecnico hanno contribuito a migliorare le prestazioni anche nei territori più in difficoltà. La velocità delle gare, però, descrive soltanto una fase del percorso. Restano l’esecuzione, i pagamenti, i collaudi e l’organizzazione delle attività che dovranno svolgersi negli edifici realizzati.
Il quadro cambia osservando la spesa rendicontata. La rilevazione riferita alla fine di febbraio riportata nel testo di partenza indica il 39,5% delle risorse di competenza per il Mezzogiorno e il 52,7% per il Centro-Nord: una distanza di 13,2 punti percentuali. Il dato non coincide con la quota di opere completate, ma segnala una diversa capacità di avanzamento finanziario. Anche la distribuzione dei fondi richiede attenzione. La soglia del 40% destinata al Sud riguarda le risorse territorialmente allocabili, indicate in 145,3 miliardi sui 194,4 miliardi complessivi considerati. Crediti d’imposta e altre misure seguono meccanismi differenti rispetto alle opere pubbliche, che richiedono progettazione, autorizzazioni e cantieri. Per questo, la quota assegnata non basta a dimostrare una riduzione delle distanze territoriali. Occorre verificare che cosa venga realizzato e quali benefici raggiungano le comunità.
Gli asili nido rendono evidente il passaggio dai numeri alla vita quotidiana. Un finanziamento concesso non equivale a un posto disponibile per un bambino. Anche dopo la consegna dell’edificio servono educatori, organizzazione e coperture per il funzionamento. Se l’apertura slitta, le famiglie continuano a fare i conti con la carenza del servizio e con le difficoltà di conciliazione tra lavoro e cura, soprattutto per le donne. Lo stesso principio vale per scuole e strutture sanitarie: il risultato si misura nell’utilizzo effettivo, nella qualità e nell’accessibilità. Il ritardo, dunque, può diventare una disuguaglianza che si prolunga. Dove l’offerta è già più debole, ogni rinvio lascia irrisolti bisogni che incidono sulle opportunità di lavorare, studiare e restare.
Oltre il 2026 si aprirà poi il problema della continuità. Il Fondo per lo sviluppo e la coesione 2021-2027 rappresenta uno degli strumenti chiamati a sostenere gli investimenti nel Mezzogiorno. La disponibilità finanziaria dovrà però accompagnarsi a programmazione, controlli e responsabilità definite, evitando che il passaggio tra strumenti produca nuovi rallentamenti. I comuni con uffici tecnici ridotti rischiano di incontrare le maggiori difficoltà. Seguire un appalto, verificare i lavori e predisporre l’avvio di un servizio sono attività che non possono dipendere soltanto da una mobilitazione temporanea. La priorità è quindi trattenere le competenze maturate durante il Piano e rafforzare quelle mancanti. Al monitoraggio della spesa va affiancata la verifica dell’avanzamento fisico delle opere; alla costruzione delle strutture, la programmazione dei costi di gestione e manutenzione. Un nido senza educatori, una struttura sanitaria senza personale o una scuola senza manutenzione rischiano di ridurre il valore dell’investimento compiuto. La sostenibilità dei servizi deve entrare nelle decisioni prima che il cantiere si chiuda. Il Sud ha mostrato di poter accelerare. Adesso deve riuscire a rendere ordinaria quella capacità, senza affidarla esclusivamente all’eccezionalità delle scadenze europee. L’eredità del PNRR si vedrà nelle opere completate e, soprattutto, nelle porte che resteranno aperte ai cittadini.








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