Dalla testimonianza della sindaca di Genova al diritto di affrontare l’infertilità senza pregiudizi e disuguaglianze. Il presidente della Società Italiana della Riproduzione chiede accesso alle cure, prevenzione e assistenza psicologica: “La genitorialità non ha bisogno di essere legittimata dal modo in cui ha avuto inizio”.
Rendere accessibile la fecondazione assistita, superare lo stigma che ancora la circonda e riconoscere le difficoltà di chi desidera un figlio senza riuscire ad averlo. È l’appello di Ermanno Greco, presidente della Società Italiana della Riproduzione (S.I.d.R.) e professore di Ginecologia e Ostetricia all’Università UniCamillus di Roma, dopo le dichiarazioni della sindaca di Genova Silvia Salis, che ha raccontato di aver concepito il figlio Eugenio attraverso la fecondazione in vitro. “La Procreazione medicalmente assistita non deve essere un tabù, ma una possibilità da conoscere, tutelare e rendere accessibile”, afferma Greco. Una testimonianza come quella di Salis, osserva, può aprire un confronto che va oltre l’esperienza individuale e investe la salute riproduttiva, la cultura del Paese e il suo futuro demografico.
Il primo ostacolo da affrontare è un silenzio che può nascere da ragioni diverse: il pudore, la paura del giudizio, la difficoltà di condividere un percorso spesso faticoso sul piano fisico ed emotivo. Ancora oggi, ricorda lo specialista, molte coppie scelgono di non parlare del ricorso alla Pma. “Occorre superare l’idea che concepire un figlio attraverso l’aiuto della medicina sia qualcosa da nascondere o giustificare. La genitorialità non ha bisogno di essere legittimata dal modo in cui ha avuto inizio”, sottolinea Greco. In questo contesto, la scelta di una figura pubblica di raccontarsi può contribuire a dare visibilità a una realtà condivisa da migliaia di famiglie italiane.
La riflessione si allarga quindi alle misure contro la denatalità. Per il presidente della S.I.d.R., il sostegno alla genitorialità deve comprendere anche chi incontra ostacoli nel concepimento: “Non possiamo parlare seriamente di denatalità senza occuparci anche delle donne e delle coppie che vorrebbero avere un figlio ma incontrano difficoltà biologiche, economiche o organizzative”. A delineare la dimensione della crisi sono i dati Istat richiamati da Greco: circa 355 mila nascite nel 2025 e un numero medio di figli per donna sceso a 1,14. Un quadro che, nella sua analisi, richiede una maggiore attenzione alla fertilità e alle condizioni che consentono alle persone di realizzare il proprio progetto familiare.
Le priorità indicate sono rafforzare l’informazione e la prevenzione, migliorare l’accesso alla diagnosi e ai trattamenti, ridurre le disparità territoriali ed economiche. A questi interventi deve affiancarsi un sostegno psicologico adeguato, capace di accompagnare le persone durante il percorso terapeutico. La medicina della riproduzione, sostiene Greco, deve dunque trovare pieno riconoscimento nelle politiche per la genitorialità, accanto alle misure per il lavoro, la casa, i servizi per l’infanzia e la conciliazione tra vita familiare e professionale. “Contrastare la denatalità significa anche non lasciare sole le persone che desiderano un figlio ma non riescono a realizzare questo progetto”, conclude.








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