
Acqua Bene Comune contesta il decreto regionale sull’affidamento del servizio a Sannio Acque e valuta un intervento nel giudizio. Al centro delle obiezioni, partecipazione degli enti, controllo pubblico e sostenibilità finanziaria. Le contestazioni saranno sottoposte al vaglio dei giudici amministrativi.
Il Comitato Sannita Acqua Bene Comune sostiene gli undici Comuni che hanno presentato ricorso al Tribunale amministrativo regionale contro il decreto del presidente della Regione Campania n. 71 del 23 settembre 2026. L’associazione annuncia inoltre che i propri legali stanno esaminando gli atti per valutare un intervento a sostegno delle amministrazioni ricorrenti. Secondo quanto riferisce il Comitato, hanno impugnato il provvedimento Sassinoro, Fragneto Monforte, Fragneto l’Abate, San Lupo, Moiano, San Giorgio La Molara, San Marco dei Cavoti, Baselice, Pietraroja, Castelvetere in Val Fortore e Circello.
Il contenzioso riguarda il percorso di affidamento trentennale del Servizio idrico integrato alla società mista Sannio Acque S.r.l. Un’operazione che il Comitato contrasta da oltre otto anni, ritenendola incompatibile con il modello di gestione pubblica che rivendica per il territorio. Le obiezioni investono soprattutto l’assetto societario e gli strumenti di partecipazione dei Comuni. Nella ricostruzione proposta dall’associazione, il servizio interesserebbe 78 amministrazioni, mentre la componente pubblica della società farebbe capo a tre Comuni fondatori, accanto al socio privato Acea Sannio S.r.l.
Il Comitato richiama inoltre un capitale sociale di circa 22mila euro, giudicato inadeguato rispetto alla dimensione del servizio e agli impegni economici connessi alla gestione. Su questi aspetti sollecita attenzione alla sostenibilità finanziaria e ai possibili oneri per gli enti partecipanti. Un altro punto riguarda il rapporto tra gestione delle infrastrutture e controllo delle amministrazioni. L’associazione sostiene che i Comuni non soci rischierebbero di restare esclusi dalle decisioni su reti, sorgenti e impianti dei rispettivi territori. Si tratta di contestazioni avanzate dal Comitato, sulle quali il ricorso chiede una valutazione di legittimità.
L’organizzazione esprime anche il timore di ricadute sulle tariffe e richiama la volontà popolare manifestata con i referendum del 2011. Nessun aumento delle bollette viene però quantificato nella nota: quello indicato è un rischio denunciato nell’ambito dell’opposizione all’operazione. “La nostra battaglia in difesa dell’acqua pubblica non si ferma”, afferma il Comitato, che intende affiancare le amministrazioni sia nella mobilitazione pubblic








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