Sabato 26 settembre allo Spazio Rossellini – ATCL di Roma la compagnia diretta da Francesca La Cava presenta Tapirulan e Just a Solo. Due assoli, due differenti prospettive sull’esperienza umana: da una parte il tempo che scorre attraverso le età della vita, dall’altra la solitudine trasformata in rituale, ascolto e sospensione.
Due corpi, due solitudini, due modi diversi di confrontarsi con il tempo. Sabato 26 settembre 2026, alle ore 21, il Gruppo e-Motion, compagnia di danza contemporanea diretta da Francesca La Cava, sarà ospite dello Spazio Rossellini – ATCL di Roma con una serata costruita attorno a due assoli: Tapirulan, coreografia di Sara Lourenço interpretata da Francesca La Cava, e Just a Solo – solo un assolo di un uomo solo, ideato e interpretato da Antonio Taurino. Due lavori differenti per linguaggio e costruzione scenica, ma uniti da una riflessione comune: il rapporto dell’individuo con il tempo, con la memoria e con la propria dimensione interiore. In entrambi i casi è il corpo a farsi racconto, sostituendo alla narrazione tradizionale una drammaturgia costruita attraverso movimento, ritmo, ripetizione, attesa e trasformazione.
In Tapirulan il punto di partenza è un oggetto quotidiano che sulla scena assume un forte valore simbolico: un tapis roulant che continua inesorabilmente a scorrere. Su quella superficie in movimento si sviluppa il percorso di una figura femminile che attraversa le diverse età della vita, confrontandosi con ciò che il tempo porta con sé: aspettative, ruoli sociali, desideri, stereotipi, cambiamenti e memoria. Il tapis roulant diventa così molto più di un elemento scenografico. È la rappresentazione concreta di un tempo che non si ferma e al quale la protagonista deve continuamente adattarsi. Camminare, correre, resistere o assecondare quel movimento significa interrogarsi sulla possibilità di governare il proprio percorso mentre tutto continua a cambiare. La coreografia di Sara Lourenço, affidata all’interpretazione di Francesca La Cava, costruisce la figura di una donna che attraversa infanzia, maturità e memoria senza separare nettamente le diverse stagioni dell’esistenza. I ricordi si depositano nel corpo, riaffiorano nei gesti e trasformano il movimento in una sorta di archivio fisico dell’esperienza.
La dimensione individuale si apre così a quella collettiva. L’esperienza della protagonista non rimane soltanto privata, ma entra in relazione con le aspettative che accompagnano la vita femminile, con le trasformazioni dell’identità e con la tensione continua tra ciò che una persona sente di essere e ciò che il contesto sociale le chiede di diventare. A sostenere questo percorso è la drammaturgia di Anouscka Brodacz, inserita in un impianto nel quale i differenti linguaggi scenici dialogano senza gerarchie. Movimento, suono, luce e costume partecipano alla costruzione dell’opera, formando un ambiente nel quale la dimensione visiva e quella sonora diventano parte integrante del racconto. La componente musicale è affidata alla live electronics di Globster, mentre il disegno luci porta la firma di Stefano Pirandello. I costumi sono frutto della collaborazione tra Gruppo e-Motion ed Elisabetta Falqui, con la realizzazione di Stefania Dessi.
Se Tapirulan pone al centro un corpo costretto a misurarsi con un movimento continuo, Just a Solo – solo un assolo di un uomo solo cambia radicalmente prospettiva. Il lavoro di e con Antonio Taurino parte infatti dal vuoto. Un uomo solo abita uno spazio essenziale, quasi spogliato di tutto ciò che potrebbe distrarre dall’ascolto. Il tempo non corre: sembra dilatarsi. A scandirlo sono gesti reiterati, ripetizioni e il suono di una sola goccia che cade, costruendo progressivamente un rituale ipnotico. La ripetizione diventa così una lente attraverso la quale osservare la condizione dell’uomo solo. Il gesto, riproposto ancora e ancora, perde progressivamente la sua funzione quotidiana e assume una qualità quasi meditativa. La scena si allontana dalla frenesia esterna e crea uno spazio nel quale il danzatore può misurarsi con il silenzio, la fragilità e l’assenza.

La solitudine raccontata da Taurino non è semplicemente mancanza degli altri. È anche possibilità di sottrazione, occasione per ascoltare ciò che normalmente viene coperto dal rumore della quotidianità. Ed è proprio da questa sospensione che nasce una delle domande implicite del lavoro: dove sono finiti tutti gli altri? Il pubblico viene così portato dentro una condizione apparentemente privata che progressivamente assume un valore universale. L’uomo solo in scena può essere osservato come figura di una contemporaneità nella quale connessioni continue e isolamento possono paradossalmente convivere. La serata dello Spazio Rossellini costruisce dunque una sorta di dittico sulla condizione umana. Nel primo lavoro il tempo procede senza fermarsi e costringe il corpo a ridefinirsi continuamente. Nel secondo, invece, sembra quasi arrestarsi, racchiuso nella reiterazione di un gesto e nel ritmo minimale di una goccia.
Da una parte una donna attraversa le fasi della propria esistenza; dall’altra un uomo abita radicalmente il presente della propria solitudine. In mezzo, il corpo come luogo della memoria e strumento attraverso il quale rendere visibili emozioni, paure, trasformazioni e domande. È una ricerca coerente con il percorso del Gruppo e-Motion, realtà fondata e diretta dal 2004 da Francesca La Cava. La compagnia è finanziata dal 2008 dal Ministero della Cultura e riceve inoltre il sostegno della Regione Abruzzo e del Comune dell’Aquila. Nel corso degli anni e-Motion ha sviluppato una poetica fondata sull’incontro tra danza contemporanea, questioni sociali e sperimentazione, ponendo frequentemente in relazione corpo, tecnologia, suono e nuovi linguaggi scenici.
Alla produzione degli spettacoli si affianca un’intensa attività dedicata alla formazione e alla partecipazione delle comunità. Tra i progetti sviluppati figurano Human Dance, Be Included, Boarding Pass Plus, Emotion App, Sa Ballada, Osmosi – Risonanze culturali, In Situ e il Festival Visioni, oltre alla programmazione dedicata alla danza contemporanea nell’ambito de I Cantieri dell’Immaginario dell’Aquila. La presenza romana allo Spazio Rossellini diventa quindi anche un’occasione per osservare due declinazioni della ricerca portata avanti dalla compagnia: una danza che non utilizza il corpo soltanto per costruire una forma estetica, ma per interrogare esperienze e condizioni che appartengono alla vita di tutti. Tapirulan e Just a Solo arrivano così sulla stessa scena come due frammenti autonomi e, nello stesso tempo, complementari. Il tempo che passa e quello che sembra immobile, il ricordo e il vuoto, il movimento incessante e la ripetizione, la relazione con ciò che è stato e l’interrogativo su chi resta. Sabato 26 settembre, allo Spazio Rossellini di Roma, sarà il corpo a dare forma a queste domande. Senza bisogno di risposte definitive, ma affidando alla danza la possibilità di rendere visibile ciò che spesso rimane difficile da dire.







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