La Storia

La storia della transumanza affonda le radici nel III secolo AC e si protrae per molti secoli in tutta l’Europa meridionale e buona parte del bacino del Mediterraneo. Spagna, Francia, Svizzera, Germania, Carpazi, Balcani e Italia sono i paesi in cui veniva praticata con regolarità.

Per secoli e secoli le regioni dell’appennino centro-meridionale e le zone di pianura di Puglia, Campania e Maremma laziale-toscana, sono state tra le più attive per quanto riguarda la pastorizia transumante.

In Italia questa antica tecnica iniziò ad essere praticata in Abruzzo, Molise, Campania e Puglia, con estensioni verso il Gargano e le Murge. Consisteva nel far migrare gli animali dai pascoli in quota dei monti abruzzesi e molisani, a quelli più verdeggianti e miti del Tavoliere delle Puglie e del Gargano. L’importanza di questa attività era tale da essere amministrata e gestita da due istituzioni appositamente predisposte durante il Regno di Napoli. Esse erano la Regia Dogana della Mena delle Pecore di Foggia e la Doganella d’Abruzzo.

Per transumanza, dunque, si intende letteralmente il trasferimento delle mandrie e delle greggi verso i pascoli di montagna nella stagione estiva, e verso i pascoli a valle, nella stagione invernale.

La parola deriva dal verbo ‘transumare’, che significa attraversare, transitare sul suolo. Etimologicamente, questo verbo è costituito dal prefisso latino trans che vuol dire ‘al di là’ e della parola latina humus, che vuol dire ‘terreno’.

Oggi la pastorizia transumante viene praticata soltanto da pochissimi allevatori rimasti ad esercitare un ruolo di fedeli custodi di questa tecnica così buona e antica.

Sopravvive in alcune zone dell’Italia meridionale ed insulare. Nella stragrande maggioranza dei casi, le aziende che si occupano di allevamento di bestiame effettuano gli spostamenti su camion ed autotreni appositamente predisposti per il trasporto degli animali.

 

Civiltà della Transumanza

Visto il suo legame con le economie e le condizioni ambientali dei territori in cui è praticata, si parla di civiltà della transumanza con riferimento a tutte le implicazioni sociali, culturali, etiche e giuridiche che questa tecnica ha avuto nei secoli, quale unico mezzo per sfruttare le greggi in qualsiasi stagione dell’anno.

Un tempo la transumanza avveniva lungo i tratturi dove venivano lasciate pascolare le pecore, percorrendo anche centinaia di chilometri assieme agli uomini e ai loro cani da pastore.

I pastori transumanti hanno una conoscenza approfondita dell’ambiente, dell’equilibrio ecologico tra uomo e natura e dei cambiamenti climatici: si tratta infatti di uno dei metodi di allevamento più sostenibili ed efficienti.

Una tradizione che affonda le sue radici sin dalla preistoria e si sviluppa in Italia anche tramite le vie erbose dei “tratturi” che testimoniano, oggi come ieri, un rapporto equilibrato tra uomo e natura e un uso sostenibile delle risorse naturali.

Per descrivere le fasi in cui si compiono gli spostamenti che danno luogo alla transumanza si usano i termini di: “monticazione” e “demonticazione”.

Con monticazione si indica la fase iniziale della transumanza, che si compie nel periodo primaverile, quando avviene il trasferimento dei pastori dalle zone di pianura ai pascoli di alta quota ed ha inizio l’alpeggio.

Con demonticazione si definisce il successivo trasferimento che, nel periodo autunnale, riporta gli animali e i pastori dai pascoli in quota a quelli di pianura nella fase di discesa successiva al periodo estivo dell’alpeggio.

Tale usanza nei secoli scorsi condizionava pesantemente la vita del pastore, che non poteva contare sulla presenza delle strutture tipiche dell’allevamento moderno, quali la stalla e gli impianti di foraggiatura, mungitura e refrigerazione del latte.

In Italia questa antica usanza prese le mosse principalmente in Abruzzo, con diramazioni sia verso il Gargano che verso le Murge, passando per il Molise. Consisteva appunto nel trasportare (“transumare”, appunto) gli animali dai monti abruzzesi e molisani, ai ricchi pascoli del Tavoliere e del Gargano.

Dopo il 1447 divenne la principale fonte economica per molti paesi appenninici, e tale rimase fino alla fine del 1800. Erano stati per primi gli Aragonesi che vollero far sviluppare l’industria della lana, ma i risultati attesi da Alfonso d’Aragona non furono raggiunti e l’industria della lana del Regno di Napoli non riuscì a competere con quella della Spagna, delle Fiandre, dell’Inghilterra.

La transumanza è una pratica pastorale antica che consiste nello spostamento periodico del bestiame soprattutto, ma non esclusivamente, ovino fra due aree di pascolo solitamente situate una in pianura e l’altra in montagna allo scopo di assicurare un buon pascolo al bestiame durante tutto l’arco dell’anno. Così d’estate, quando in pianura l’erba dei prati viene bruciata dal sole, il bestiame viene condotto verso un pascolo montano, viceversa in autunno, quando i pascoli montani cominciano a ricoprirsi di neve, il bestiame viene condotto verso la pianura dove i prati, dopo l’arsura estiva, rinverdiscono.

Con l’avvento della moderna zootecnia e l’allevamento intensivo direttamente negli allevamenti oggi l’attività della transumanza si è fortemente ridotta. Al giorno d’oggi è praticata in limitate zone italiane, specialmente in alcune località alpine e prealpine della Valle d’Aosta, del Piemonte, della Liguria, della Svizzera italiana, dell’Altopiano di Asiago, della Lessinia, del Trentino, dell’Alto Adige e della Carnia, in altre appenniniche del Molise, dell’Abruzzo della Puglia e del Lazio, nonché in Sardegna dai pastori di Villagrande e Arzana. In Sicilia viene ancora praticata nella zona delle Madonie, a Geraci Siculo.

La transumanza molto spesso è oggetto di numerose manifestazioni: feste della transumanza, incontri e veglie in occasione della partenza di un gregge, arrivo all’alpeggio. Queste feste concorrono in modo efficace alla promozione delle città e dei territori e hanno delle importanti ricadute economiche.

Se vi capita di imbattervi in una di queste feste, fate in modo di non perdervela. Il sapore di poter riscoprire le tradizione e le usanze di una volta è impagabile.

 

 

Transumanza e UNESCO

La Transumanza è stata inserita nel 2019 dall’UNESCO nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale, che ha riconosciuto il valore della pratica sulla base di una candidatura transnazionale presentata da Italia, Austria e Grecia. L’UNESCO ha riconosciuto due tipi di transumanza: quella orizzontale, nelle regioni pianeggianti; e quella verticale, tipica delle aree di montagna. Evidenziando l’importanza culturale di una tradizione che ha modellato le relazioni tra comunità, animali ed ecosistemi, dando origine a riti, feste e pratiche sociali che costellano l’estate a l’autunno, segno ricorrente di una pratica che si ripete da secoli con la ciclicità delle stagioni in tutte le parti del mondo.

Oggi la transumanza è praticata soprattutto tra Molise, Abruzzo e Puglia, Lazio, Campania, e al Nord tra Italia e Austria nell’Alto Adige, in Lombardia, Valle d’Aosta, Sardegna e Veneto.

 

I Tratturi

Tratturo è dunque il nome della strada che veniva percorsa per spostarsi stagionalmente in aree di pascolo diverse. Costellati di corsi d’acqua, aree di riposo e di stazionamento, dove le greggi potevano sostare fino a 3 giorni e 3 notti consecutivi.

I tratturi rappresentavano per i pastori e le loro greggi quello che oggi per noi rappresentano le autostrade. Erano le vie della pastorizia, lungo le quali avvenivano vere e proprie migrazioni del bestiame.

Oggi sono diventati cammini e percorsi di trekking molto apprezzati dagli escursionisti. L’ideale per chi desidera rivivere questa tradizione millenaria lungo alcuni dei sentieri più suggestivi dal punto di vista naturalistico. Un’occasione per scoprire il territorio e viaggiare, magari a piedi, in maniera lenta, insolita e originale, senza tralasciare il contatto con le piccolo comunità locali che si incontrano nel cammino, le loro tradizioni, il loro cibo ottimo.

Viaggi che sono esperienze di vita e che si possono fare da aprile ad ottobre, lungo centinaia di chilometri che attraversano l’Italia Centro-Meridionale.

 

IL REGIO TRATTURO PESCASSEROLI – CANDELA

Con i suoi 221 km di lunghezza, tra i cinque Regi Tratturi era il secondo più lungo, dopo il Tratturo Magno. Il suo tracciato parte da Pescasseroli, nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, e raggiunge il Tavoliere delle Puglie terminando a Candela, attraversando vallate ed altopiani in direzione Sud-Est e ricalcando in gran parte lo spartiacque appenninico. Originariamente largo 60 passi napoletani 111,11 metri) come tutti gli altri Tratturi e Bracci della rete armentizia, fu ristretto a 30 passi 55,55 metri) dalla cosiddetta “reintegra” effettuata negli anni 1810-1812 su ordine del Re di Napoli Giuseppe Napoleone, che comportò in realtà la “disintegra” di metà del suolo tratturale.

Il percorso attraversa regioni molto diverse per morfologia, geologia, clima, vegetazione, flora, fauna ed uso del territorio. Si parte da quote superiori ai 1000 metri, tra le alte montagne del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, segnate dalla bianca roccia calcarea, dal glacialismo quaternario e dal successivo carsismo, tra maestose faggete, discendendo gradualmente la Valle del Sangro, in pieno versante adriatico. Nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e nei boschi confinanti sono presenti tutte le specie chiave dei grandi mammiferi, vere e proprie bandiere della biodiversità dell’intero Appennino: dai lupi (Canis lupus italicus) che stanno tornando a ripopolare le zone più selvagge, al cervo (Cervus elaphus), incontrastato re della foresta, fino all’orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus), ad altissimo rischio d’estinzione, con solo una quarantina di esemplari in totale e al camoscio d’Abruzzo (Rupicapra pyrenaica ornata), la cui unica popolazione relitta qui presente ha consentito di salvarlo dalla sicura estinzione.

Oltre al Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, il Tratturo attraversa o lambisce anche alcuni Siti di Importanza Comunitaria (SIC), aree che fanno parte della Rete Natura 2000, godendo di protezione particolare a livello europeo, in quanto scelte per il loro contributo significativo al mantenimento della biodiversità della regione in cui si trovano.

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