Per diciassette anni, 9”58 è stato il numero più sacro dell’atletica leggera mondiale. Un tempo scolpito nella pista dell’Olympiastadion di Berlino nell’agosto 2009, quando un ventitreenne giamaicano con le braccia aperte come ali attraversò il traguardo dei 100 metri lasciandosi alle spalle l’intero genere umano.
Da allora nessuno, nessun uomo, è mai più riuscito ad avvicinarsi davvero a quel limite. Poi, in una fredda sera di agosto a Pechino, quel numero è caduto. Non per mano di un velocista, ma di una macchina. La notte in cui la fisica ha cambiato squadra. Alla cerimonia di apertura della seconda edizione dei World Humanoid Robot Games, dentro l’ovale di pattinaggio di velocità costruito per le Olimpiadi invernali del 2022, due robot umanoidi si sono presentati sui blocchi di partenza come velocisti in carne, anzi, in lega di alluminio e fibra di carbonio. Da una parte Tiangong Ultra, sviluppato dal Beijing Humanoid Robot Innovation Center. Dall’altra Lightning, il “fulmine” meccanico costruito da Honor, lo stesso marchio noto finora soprattutto per gli smartphone. Il colpo di scena è arrivato quasi al fotofinish. Partito più lento, Tiangong Ultra ha recuperato terreno negli ultimi metri e ha bruciato il traguardo in 9,39 secondi, staccando nettamente il record umano. Lightning, che in un primo momento sembrava il vero protagonista della serata con un cronometraggio diffuso dalla tv di stato cinese di 9,32 secondi, è stato poi accreditato ufficialmente di 9,47 secondi, comunque abbastanza per infrangere anch’esso, separatamente, il primato di Bolt. Un terzo contendente, il robot di Unitree Robotics, ha invece chiuso ultimo e ben distante, in 12,41 secondi, a ricordare che la strada verso l’uniformità prestazionale è ancora lunga. Ma la parte più cinematografica della storia non è il tempo.
È quello che è successo dopo il traguardo. Nessuno stile Bolt, la corsa finisce contro un materasso Usain Bolt, dopo aver tagliato il traguardo a Berlino, rallentò con eleganza e si voltò a guardare il tabellone incredulo. I due robot cinesi, invece, non avevano alcun piano per fermarsi, non sanno “decelerare con grazia” come fa un atleta umano, semplicemente continuano a correre finché qualcosa non li ferma. E quel qualcosa, ai Robot Games, era un pesante materassone di protezione piazzato oltre il traguardo. Tiangong Ultra vi si è schiantato di peso, sbandando verso i bordi della pista; Lightning è caduto a terra ed è dovuto essere portato via su una barella dagli addetti, la stessa immagine, curiosamente, di un vero infortunio sportivo, solo che qui a “farsi male” erano attuatori e batterie al litio, non muscoli e tendini. È un dettaglio che dice molto sullo stato dell’arte della robotica umanoide, le macchine sono ormai capaci di sprint quasi sovraumani in linea retta, ma il controllo fine, frenare, bilanciarsi, gestire l’imprevisto, resta la frontiera più difficile da conquistare.
Un progresso quasi incredibile in appena dodici mesi. Per capire la portata dell’evento bisogna guardare indietro di un solo anno. Alla prima edizione dei Giochi, nell’agosto 2025, il miglior tempo sui 100 metri per un robot umanoide era stato di 21,50 secondi, più del doppio del tempo ora fatto segnare da Tiangong Ultra. Gli stessi organizzatori dei Giochi hanno sottolineato sui social che in appena un anno le prestazioni dei robot in gara sono più che raddoppiate. Non è un caso isolato, nella stessa serata di galo pechinese è caduto anche un altro primato “umano”, quello del salto in lungo, con un robot capace di superare i 2,88 metri. Ai Giochi di quest’anno si sono iscritti oltre 2.056 robot provenienti da 16 Paesi, impegnati in 51 discipline e più di mille eventi di gara, dal calcio alla box, dal tennistavolo alla pulizia domestica, fino alle arti marziali. Un anno fa erano circa 500 gli androidi in gara su 280 squadre, la crescita, anche solo numerica, racconta da sola l’accelerazione dell’intero settore.
Ma chi sono davvero Lightning e Tiangong Ultra. Lightning non è un debuttante, lo scorso aprile aveva già acceso i riflettori vincendo la mezza maratona di Pechino, 21 chilometri percorsi in 50 minuti e 26 secondi, un tempo che avrebbe potuto competere persino con atleti umani di alto livello. In quell’occasione il robot era alto 169 centimetri, con gambe lunghe 95 centimetri; per la sfida sui 100 metri gli ingegneri di Honor gli hanno allungato gli arti di 10 centimetri, portandoli a 1,05 metri, evidentemente per aumentare l’ampiezza della falcata e guadagnare velocità pura. Durante la prova, il robot ha toccato una punta massima di 14,5 metri al secondo, più veloce della velocità di punta che lo stesso Bolt raggiunse a Berlino. Tiangong Ultra, dal canto suo, arriva dal Beijing Humanoid Robot Innovation Center, un polo di ricerca pubblico-privato che negli ultimi due anni è diventato uno dei laboratori più attivi al mondo nello sviluppo di piattaforme robotiche bipedi per uso generale. Perché la Cina sta correndo (letteralmente) più veloce di tutti. Dietro lo spettacolo sportivo si nasconde una strategia industriale ben precisa. La Cina ha fatto della robotica umanoide una priorità nazionale, replicando lo schema già usato con successo per auto elettriche e batterie, investimenti pubblici massicci, competizione interna tra decine di aziende e startup, e vetrine internazionali come questi Giochi per dimostrare al mondo, e attrarre capitali, i progressi ottenuti.
Nel solo primo semestre del 2026 il Paese ha esportato circa 40mila robot umanoidi, pari a circa il 97% del totale mondiale di questa categoria di macchine: un dato che fotografa un dominio quasi assoluto della filiera, dai motori elettrici di precisione ai sistemi di controllo del movimento. I Giochi, che si concluderanno dopo cinque giorni di gare, sono pensati esplicitamente come una vetrina “olimpica”, la stessa location, l’ovale di pattinaggio di Pechino 2022, è stata riconvertita apposta per trasformare l’ingegneria robotica in intrattenimento di massa, con tanto di pubblico sugli spalti e telecronache in stile agonistico. Un record “vero”? Il dibattito resta aperto Va detto con chiarezza: il primato di Bolt sui 100 metri piani, come record umano dell’atletica leggera, resta intatto e non viene minimamente intaccato da queste prestazioni. Nessuna federazione sportiva riconosce (né potrebbe riconoscere) il tempo di un robot come record mondiale della disciplina: si tratta di macchine con motori elettrici, senza vincoli biomeccanici, muscolari o energetici paragonabili a quelli umani, che gareggiano in un contesto di esibizione, non in una competizione ufficiale con regole antidoping o omologazioni World Athletics. Detto questo, il significato tecnologico dell’evento resta enorme. Solo pochi anni fa i robot umanoidi faticavano a camminare senza cadere; oggi corrono più veloci del più grande velocista della storia, saltano più lontano del record del mondo e, nello stesso weekend, giocano a calcio, boxano e si esercitano in kung fu davanti a migliaia di spettatori. La strada per un controllo davvero autonomo e affidabile, come dimostra lo schianto contro il materasso, è ancora lunga. Ma la velocità con cui questi progressi si accumulano, raddoppiati in appena un anno, è forse la statistica più impressionante di tutte, persino di 9,39 secondi.







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